FABRIANO – DON FRANCESCO OLIVIERI OGGI SARA’ ORDINATO SACERDOTE

Fabriano – Festa oggi, sabato 19 settembre, a Fabriano per l’ordinazione sacerdotale di don Francesco Olivieri. L’appuntamento è alle ore 18 in Cattedrale San Venanzio. Presiede il solenne rito il vescovo, monsignor Francesco Massara. Carlo Cammoranesi, direttore del settimanale diocesano L’Azione, ha incontrato don Francesco. 

“Mentre tornavo dagli esercizi spirituali – ci racconta Francesco – ho realizzato che la domenica successiva avrei salutato la parrocchia di San Facondino: infatti, oltre a Matelica, ho fatto due anni di esperienza pastorale anche a Sassoferrato. In ogni momento vissuto, il Signore mi ha preso per mano e mi ha condotto nelle Sue vie, come accade per ogni uomo, e con me ha iniziato questa avventura straordinaria fin dal 7 agosto 1994 a Fabriano per mezzo dei miei genitori meravigliosi, Alfredo e Rosella. Don Luigi alla Misericordia mi ha fatto nascere alla fede il 25 settembre dello stesso anno. Ringrazio il Padre buono per loro, per Chiara, mia sorella, gli zii Fabiola e Massimiliano e per le colonne di casa, i nonni Venanzo, Rosello, Elvira e Bruna; ho conosciuto anche tre bisnonne, Gina, Aurelia ed Elena. É proprio nella mia famiglia che ho imparato ad amare e “il per sempre” della fedeltà a Dio!

«Francesco, dai andiamo! Comincia il catechismo!» mi diceva mamma ogni sabato pomeriggio. Papà mi accompagnava in parrocchia, alla Misericordia. Con Alessia ed Emanuela prima, Lauretta e Lucia dopo, don Luigi ci accoglieva sempre con un bel sorriso, per stare tutti insieme e fare catechismo. Mi sentivo proprio a casa; tra l’altro potevo vederla affacciandomi alla finestra della stanza degli incontri, dato che è proprio dietro la chiesa. Ogni mattina prima di andare a scuola, dall’appartamento al quarto piano di via don Riganelli 20, guardavo Fabriano e ricordavo nonna che mi indicava il punto corrispondente al Tabernacolo nel muro esterno della chiesa: «Lì c’è Gesù!». Casa e parrocchia per me sono state sempre la stessa cosa, fin da piccolo. Dopo aver frequentato le superiori al Morea (indirizzo geometri), a 19 anni, tre mesi dopo la maturità, sono entrato nel Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” ad Ancona (13 ottobre 2013) e proprio il 4 maggio scorso è terminata anche questa prima parte del cammino di formazione”.

Come vivi questa attesa?

Una mattina degli esercizi spirituali a Roma ho svolto la prima meditazione nella Chiesa dov’è custodito il corpo di san Filippo Neri. Secondo me è stato lui a farmi scattare la scintilla della grande trepidazione, dell’attesa, perché lì ho compreso che la Storia della Salvezza continua anche a Fabriano, nel cuore di ogni credente. L’entusiasmo e la gioia di questi giorni sono conseguenza diretta della Grazia di Dio che non smette mai di modellare il cuore e conformarlo a quello di Cristo. Provo una sensazione simile al giorno prima dell’ordinazione diaconale, il 26 ottobre scorso, ma decisamente più intensa! Forse perché il sostegno e la preghiera di tutta la diocesi, del nostro Vescovo Francesco, dei sacerdoti, dei compagni di seminario e di tutti coloro che ho conosciuto si fa sempre più forte, considerando che “rimanere” in Gesù, adorarlo e servirlo, è la vera anima della vita del prete!

Il senso della vocazione sacerdotale in questo tempo di Covid?

Ogni tempo ha le sue difficoltà, e purtroppo nel nostro territorio c’è il problema della situazione lavorativa. Rassicura e stupisce la determinazione del Vescovo Francesco nell’affrontare con tutte le forze un disagio come quello che sta vivendo la nostra città. A questo si è aggiunta la pandemia. In seminario ci siamo interrogati molto sull’essere preti in tempi come i nostri, e – lo dico senza vergogna – abbiamo riscoperto che il centro di tutta la vita del prete è solo il Cristo che lo ha chiamato. Il prete indica l’Agnello di Dio, come san Giovanni Battista nostro patrono, e il Signore si serve di lui per dirci che la costanza, il coraggio e la speranza sono Grazie che vengono dal Cielo e da nessun altro! «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,6).

Cosa ti ha spinto principalmente a scegliere questa strada?

Da bambino pensavo tra me e me: «Se papà e mamma, i nonni, gli zii, le catechiste, vogliono così bene a Gesù, certamente ci sarà un motivo!» e il giorno più bello della settimana era proprio il sabato sera, in cui tutta la famiglia era a Messa. Dopo la cresima don Luigi mi ha chiesto una mano in parrocchia, per il catechismo e le più svariate attività: la sua testimonianza umile e gioiosa e la disponibilità H24 per tutti e per ciascuno mi ha impressionato e formato. Con lui ho scoperto nei dettagli la bellezza della liturgia e l’importanza fondamentale dei Sacramenti, l’Amore alla Vergine Maria, il valore del servizio in ogni tipo di esperienza pastorale: essere preti è aiutare tutti a incontrare il Signore Risorto e lasciarsi guidare da Lui è un’avventura straordinaria! Da qui la domanda: «Ed io?! Non posso essere come questo prete?!». L’Amore di Dio e la tenerezza di Maria hanno fatto il resto…

Con quali prospettive vivi questo impegno della Chiesa? In sostanza cosa farai dopo l’ordinazione?

Il Vescovo Francesco mi invierà a studiare a Roma, alla Pontificia Università Lateranense accanto alla basilica di san Giovanni in Laterano. Dovrò svolgere i corsi di Licenza nella facoltà di “Utroque Iure”, che tratta diverse discipline in materia di diritto canonico e diritto civile. Durante la settimana risiederò nel Pontificio Seminario Lombardo, di fronte alla basilica di Santa Maria Maggiore, insieme ad un’altra cinquantina di sacerdoti provenienti da tutta Italia. La domenica celebrerò Messa nella parrocchia di san Mattia Apostolo, a Roma e una volta al mese potrò tornare in diocesi. Dall’entusiasmo del Vescovo che l’ha pensata per me, sono certo che saranno anni impegnativi ma ricchissimi di approfondimento teologico e di tanti nuovi incontri! «Eccomi!» (cfr. Lc 1,38).

c.c.

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