“Una comunità sulla strada della fede e della carità pastorale”

di Marco Antonini

Fabriano – Nel corso di una solenne concelebrazione eucaristica in Cattedrale, alla presenza delle autorità, delle forze dell’ordine, dei vescovi delle Marche, monsignor Francesco Massara, ha preso possesso della cattedra che segna l’inizio del suo ministero episcopale come vescovo di Fabriano-Matelica. Prima della Santa Messa, nel giorno in cui la Diocesi festeggia la Madonna del Buon Gesù, patrono della città della carta, il presule si è recato all’ospedale Profili. Poi l’accoglienza da parte del sindaco, Gabriele Santarelli, in Piazza del Comune. In chiesa, dopo la processione d’ingresso, l’arcivescovo metropolita di Fermo ha salutato assemblea e, dopo la lettura della bolla papale, ha consegnato il pastorale a Monsignor Massara che si è seduto sulla cattedra. Da qui ha dato inizio alla Messa. Presenti i sindaci del comprensorio, il Governatore Ceriscioli, i prefetti di Ancona e di Macerata, i vescovi delle Marche e il vescovo di Imola, Monsignor Giovanni Mosciatti.

Di seguito l’omelia che ha pronunciato in Cattedrale.

di Mons. Francesco Massara

Carissimi fratelli e sorelle, in momenti come questi, c’è sempre la volontà di voler dire cose importanti e di dover fare necessariamente una buona impressione; oppure c’è l’attesa di sentire proclamato un articolato programma pastorale. Pertanto, mi scuso fin d’ora se nulla di tutto questo sarà rintracciabile nelle mie parole, perché io, oggi, vorrei soltanto parlarvi con cuore aperto e libero dalle consuete aspettative. Grande è la gioia che mi accompagna in questo momento significativo per me ed importante per la storia di questa Comunità Ecclesiale. Saluto e ringrazio tutti per aver accolto il mio invito. Ringrazio i confratelli vescovi per la loro presenza e preghiera, ma consentimi un doveroso saluto a Mons. Giancarlo Vecerrica, già vescovo di questa Chiesa, per la paternità con la quale mi ha accolto, ed il prezioso spirito di collaborazione con il quale mi accompagna in questo mio percorso di nuovo pastore di questa comunità diocesana. Caro don Giancarlo ti chiedo di continuare a pregare la Madonna del Buon Gesù per il bene di questa nostra Chiesa particolare. Un saluto cordiale a Mons. Stefano Russo, che come mio predecessore, pur non potendo essere presente per impegni precedenti, mi ha fatto pervenire un suo messaggio di vicinanza e preghiera per la mia missione in questa realtà ecclesiale.

Ringrazio le Autorità civili e militari con le quali ho inteso fin da subito allacciare relazioni di dialogo aperto e collaborativo in funzione del bene comune e nel rispetto delle autonomie gestionali. Vi sono grato per la sensibilità e lo spirito di collaborazione che avete sempre mostrato verso la nostra chiesa. Ringrazio i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i rappresentanti delle aggregazioni laicali e delle varie realtà diocesane che operano nella nostra diocesi. Ora, prima di condividere le mie emozioni, permettetemi di rivolgere la mia deferente e devota gratitudine al Santo Padre per la fiducia accordatami chiedendomi l’obbedienza di assumere la cura pastorale di una seconda Diocesi. A lui va il mio personale ringraziamento e per lui si innalza la nostra preghiera. Nonostante le vigenti norme sanitarie, ho voluto celebrare questa solenne liturgia con tutti voi, per significare che sono qui per voi e con voi, come vostro vescovo al servizio della Chiesa che si trova in questa porzione di terra marchigiana. Con tanti di voi mi sono già incontrato in diverse occasioni, svolgendo i compiti di Amministratore Apostolico, e ho gioito della larghezza del vostro cuore, della calorosa e benevola accoglienza che mi avete riservato. Ho imparato a conoscervi e ad apprezzare i talenti che il Signore ha posto in ognuno di voi e i doni che ha elargito a questa bella realtà diocesana. Vi ringrazio per il lavoro che fate con dedizione e spirito di servizio, ognuno nel suo campo e per il bene di tutti.

L’inizio ufficiale del mio ministero episcopale in mezzo a voi prende avvio con una coincidenza provvidenziale ed impegnativa. Oggi infatti, nel giorno in cui ricorre la memoria liturgica della Natività di Maria, come chiesa locale celebriamo anche la solennità della Madonna del Buon Gesù, nostra celeste Patrona. Ciò che mi colpisce del brano del Vangelo appena proclamato è vedere che l’intenzione di Matteo, agli inizi del suo racconto, non è quella di esibire esempi di araldica – cioè nomi, stemmi e blasoni – ma quella di esporre un discorso profondamente teologico. L’obbiettivo della descrizione genealogica è, infatti, quello di stabilire una continuità fra la promessa di Dio e coloro che l’hanno accolta; non un legame di sangue, dunque, ma di speranza e di fede. Stupisce, scorrendo la lunga lista di nomi, vedere l’accostamento di grandi santi e condottieri con personaggi minori e ambigui, storie edificanti che si intrecciano con eventi poco esemplari. Ad esempio, vi è la figura di Rut la quale tradisce la sua gente per nascondere i soldati di Israele; oppure il re Davide che fa uccidere Uria tentando di nascondere il suo adulterio con Bersabea. Matteo sembra dire che, in questa storia di fatica e di miseria, Dio agisce ed interviene, salva e redime. Di questa storia fatta di fragilità, fatiche e miseria, ma in cui Dio agisce con amore e sollecitudine paterna, facciamo parte tutti noi, faccio parte anche io. Per questo motivo, ci è chiesto di imparare a pensare la nostra vita come esperienza attraverso la quale il Signore Gesù ha diritto di soggiorno nella storia Oggi, come quel giorno a Giuseppe, anche a me viene affidata una nuova sposa, la Chiesa di Fabriano – Matelica. Come quel giorno a Giuseppe, ora anche a me viene ripetuto: “Non temere di prendere con te Maria.” Sappiamo bene cos’abbia significato per Giuseppe accogliere l’invito dell’angelo. Ma per me, cosa potrebbe significare? In primo luogo, l’obbedienza che la Chiesa, per volontà del Santo Padre, mi ha richiesto, mi impegna ad essere un vescovo realmente e lealmente disponibile. Mi chiama ad avere uno sguardo di predilezione per gli ultimi e per ogni povertà, senza nascondere i problemi sotto il tappeto e senza temere di vivere il contatto con una realtà nella quale occorrerà fasciare ferite, farsi carico, prendersi cura e spendersi senza riserve.

La volontà di Dio mi interpella operando, per quanto e come possibile, a realizzare una Chiesa sinodale, in ascolto dello Spirito Santo e dei segni dei tempi. Una Chiesa in uscita, samaritana, libera, fedele al Vangelo. Una Chiesa libera dai compromessi, dalle false sicurezze frutto di retaggi del passato, dalla ritualità senza cuore, dalla religiosità fatta solo di precetti e tradizione. In secondo luogo, la festa di Maria mi ricorda che sono chiamato a diventare casa di Dio, significa lasciarmi plasmare da questa Parola di salvezza diventando non un vescovo isolato e solitario, ma pienamente immerso nelle vicende di questa comunità, Pastore e guida capace di condividere con la sua gente non semplicemente una residenza sociale, ma le gioie e le speranze, le angosce e le consolazioni di chi il Signore ha posto al mio fianco. In terzo luogo, nel giorno del “compleanno” di Maria, ci è ricordato che Dio l’ha pensata come donna che dona al mondo il Salvatore.

Anche noi siamo chiamati ad ospitare Dio nella nostra vita per regalarlo agli altri. Cari fratelli e sorelle, come scrive Papa Francesco nell’Evangelii gaudium, invece di evangelizzare, anziché facilitare l’accesso alla grazia, alcuni credenti si consumano nel controllare la situazione e nell’orientarla secondo il proprio punto di vista (n. 93). La missione di Maria si è concentrata su Gesù per offrirlo agli altri in maniera spassionata e generosa, senza precondizioni. La sua preoccupazione principale è che il Figlio di Dio sia accolto dall’umanità e dentro la storia. Dalla Vergine, Madre di Dio, come comunità ecclesiale, dobbiamo imparare che nell’evangelizzazione non siamo noi il dato fondante e fondamentale, bensì Gesù Cristo che si offre a tutti. Come Chiesa, siamo chiamati a gareggiare nello stimarci a vicenda, a collaborare generosamente per la causa comune che è l’annuncio e la testimonianza di Cristo. Impariamo sempre di più lo stile sinodale che implica il camminare insieme. Un tale stile è inscritto nel nostro DNA di persone plasmate ad immagine della Comunità Trinitaria. La solennità di Maria ci aiuti a comprendere più in profondità il senso e la bellezza del nostro essere un popolo di discepoli di Gesù.

A Lei, ancora una volta, con dedizione filiale affidiamo la nostra città di Fabriano e tutta la comunità diocesana; a Lei ho affidato fin dall’inizio il mio ministero episcopale scegliendo il motto “Mater mea, fiducia mea”, e ancora oggi, in modo particolare, a Lei affido il mio ministero di pastore in questa chiesa particolare; perché con il suo esempio e la sua materna intercessione possa guidare questa comunità sulla strada della fede e della carità pastorale. Sia lodato Gesù Cristo.

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