COSA RESTA DELLA PEDEMONTANA FABRIANO-SASSO, UN’OPERA PRIORITARIA

Di Marco Antonini

Fabriano – Se ne parla da mezzo secolo, ma una delle più grandi incompiute d’Italia, la strada Pedemontana Fabriano-Sassoferrato rimane sempre e solo sulla carta. Adesso il miracolo, l’ennesimo, l’ha fatto la Regione Marche inserendola nelle “opere prioritarie per il rilancio economico”. Tra le richieste inviate al Ministero Infrastrutture e Trasporti, infatti, comprare anche questa Pedemontana. Non è uno scherzo. A pochi mesi dal festeggiamento del 50esimo anniversario dell’incompiuta, infatti, la Regione Marche la considera strategica al pari del raddoppio della linea Orte-Falconara e della E78, Fano-Grosseto. Proprio qui, oltretutto, si dovrebbe collegare la Pedemontana unendo un entroterra vastissimo.

Il progetto originale, infatti, prevede un primo lotto di 12 chilometri, nella zona del cratere sismico, da Campo dell’Olmo di Fabriano, alla zona industriale Berbentina di Sassoferrato. Per il completamento, atteso dal secolo scorso, la regione stima una spesa di 100 milioni di euro. C’è poi un secondo lotto, da Sassoferrato a Cagli, nel Pesarese, di 35 chilometri, che andrebbe ad unire con Fano, Urbino e la Toscana. Costo stimato: 525 milioni di euro. Nel libro dei sogni di chi ha progettato tutto questo sarebbe stato un piano di collegamento di tutto l’entroterra che avrebbe tolto molte città dall’isolamento. Con il collegamento, lungo la strada che conduce a Collegiglioni, dietro la stazione di Fabriano, avrebbe permesso, infatti, di unire il tutto con la SS 76 e con l’altra Pedemontana, la Fabriano-Muccia, che finisce nel Maceratese. Fa riflettere che in 50 anni nessuno sia riuscito a completare il primo tratto, fino a Sassoferrato, di appena 12 chilometri. Ciò conferma quanto la voce dell’entroterra, e le sue esigenze, non siano state prese mai seriamente in considerazione da nessuno. Questa strada, i cui lavori sono iniziati nel 1971, avrebbe permesso di percorrere una tratta in pochi minuti e avrebbe liberato le due città e le tante frazioni della zona, dal traffico pesante che ogni giorno circola in zona per raggiungere la zona industriale Berbentina dove lavorano più di 600 persone. E pensare che lì vicino, negli anni d’oro, c’era pure uno stabilimento dell’Antonio Merloni spa. L’area, purtroppo, viene costantemente punita. Da anni, ormai, è stata chiusa pure la linea ferroviaria Fabriano-Pergola. Più facile piuttosto che unirla all’Albacina-Civitanova mettendo veramente in rete tre province, quella di Ancona, Pesaro-Urbino e Macerata. E troppi turisti avrebbero detto grazie. Ad oggi, quindi, restano le vecchie strade da percorrere mettendosi una mano sulla coscienza e sperando di non trovare blocchi e incidenti.

Dalla Berbentina di Sassoferrato c’è chi percorre la strada di Frasassi per raggiungere la 76. Non proprio una via dritta e veloce! Quando questa viene chiusa provvisoriamente, per problemi di maltempo o per caduta massi, bisogna passare per Fabriano. Il giro dell’oca. Basta fare un po’ di jogging, zona Nebbiano o alla zona industriale del sentino (foto), per vedere le prime opere fatte lungo la Pedemontana. C’è anche parte di una galleria che resiste al tempo e al terremoto… ma che in caso di ripresa dei lavori dovrà essere attenzionata e aggiornata in base alle nuove normative europee. Negli anni è nato anche un comitato che ha promosso una petizione raccogliendo più di 5mila firme. Anche “Striscia la Notizia”, di Canale 5, arrivò, nel 2008, per registrare un servizio e denunciare l’incompiuta. Anche l’ex sindaco Giancarlo Sagramola se ne occupò: “E’ una vicenda triste. Dopo una partenza entusiasmante sono subentrate vicissitudini di ogni genere, che hanno poi causato l’interruzione improvvisa dei lavori”. Il riferimento è ai continui appalti e sub-appalti che hanno portato al fallimento delle ditte assegnatarie, con il risultato che i lavori si sono bloccati. La risoluzione del contratto con l’ultima dita incaricata dell’opera risale al 2004 sebbene l’Anas abbia congelato 18 milioni di euro. Cifra che, due anni fa, è stata tolta dalla sua destinazione originaria e destinata a lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria sulle strade di proprietà della Regione Marche, ex strade statali.

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