TARIFFE COMUNALI PER GLI ALLENAMENTI, PARLA L’ASSESSORE SCALONI

di Francesco Scaloni, assessore allo Sport Comune di Fabriano

Una doverosa premessa di carattere generale: questa amministrazione, per prima dopo anni, ha abbassato le tariffe comunali per gli allenamenti e le competizioni degli atleti under 18 che si svolgano negli impianti comunali. Quindi rinvio certamente al mittente la strumentale campagna, a limiti del diffamatorio, che qualcuno ha inteso fare nei confronti miei e dell’amministrazione utilizzando i social, ormai sempre più ridotti ad una sorta di bar dello sport globale dove chiunque, senza averne cognizione, informazione o altro si permette di aderire o meno a quella o a quell’altra tesi.

Ciò detto, tra i primi che avrebbero potuto lamentarsi dell’impostazione data alle ridette tariffe avrebbero dovuto essere i gestori dei nostri impianti , ed in particolare chi gestisce l’antistadio (per inciso per quell’impianto abbiamo anche abbassato le quote per l’utilizzo del campo da calcio a 5). Ma ciò non è avvenuto. Le lamentele sono venute , in maniera evidente, da chi utilizza quel campo e dopo anni, si trova non più a riscuotere , ma a pagare chi lo gestisce.

Tutto nasce da una doverosa modifica a quella parte del “tariffario” che prevede un numero limite di atleti contemporaneamente nel medesimo impianto. Abbiamo semplicemente stabilito che oltre i 40 atleti in campo, gestore e fruitore possono , non devono, accordarsi per una maggiorazione della tariffa.

Perché è stata scelta questa strada? Per più di un motivo: 1) in alcune occasioni, e ne sono stato testimone in incognito, su quel campo ho visto allenarsi contemporaneamente anche 80 bambini. Ciò significa che 80 bambini (quando più, quando meno) fanno 80 docce, con costi per chi gestisce la struttura poco sostenibili. Se un tale, a mio avviso sciagurato, utilizzo dell’impianto, serve a chi ne usufruisce per pagare tariffe minori (più bambini insieme=meno ore di utilizzo), occorreva riequilibrare la bilancia in favore di chi, con sacrifici, si è detto disponibile a gestire i nostri impianti. 2) oltre a ciò non nego che il nostro intento era ed è anche quello di “scoraggiare”, ove possibile, queste modalità di allenamenti, che, le assicuro, non sono certo visti di buon occhio neanche dalla Lega Calcio (e parlo con cognizione di causa) soprattutto per motivi di sicurezza e di apprendimento. Senza contare che alcuni genitori si sono lamentati con me del fatto che il proprio figlio, in una siffatta situazione svolge attività poco… coinvolgenti, alla luce dell’orario di allenamento e del numero dei partecipanti.

In questo quadro, che le assicuro ha un’unica lettura che è quella che le sto fornendo, sono cominciate le polemiche ed ho dovuto assistere a delle ardite costruzioni verbali e sillogistiche per affermare che una tale decisione avrebbe avuto come conseguenza l’aumento delle quote di iscrizione a quella società che usufruisce dell’ Antistadio. A chi ragiona senza pregiudizi e con la propria testa non potrà non sfuggire che una tale equazione alberga solo in chi ha interesse a strumentalizzare. Tanto che ormai ho perso il conto di quante volte ho dovuto rispondere a interpellanze singolarmente provenienti tutte dal consigliere Balducci e tutte aventi ad oggetto sempre e solo l’antistadio.

Solo che nell’ultimo consiglio, oltre alle risposte canoniche, ho potuto presentare all’aula virtualmente riunita, anche una singolare vicenda: nel 2015 , noto l’assessore allo sport, e a parti societarie invertite , chi ora si lamenta e sbandiera il vessilo dell’” aumento delle tariffe”, nell’ambito della sua gestione del medesimo impianto, richiedeva agli utilizzatori (inviando fatture in tal senso ), un canone doppio rispetto a quello dell’effettivo utilizzo. Ciò, testuali parole estrapolate da alcune mail che ho a disposizione nel mio ufficio, perché: “le tariffe comunali (che all’epoca erano anche più alte ndr) non coprono nemmeno completamente i costi sostenuti per la gestione dell’impianto”. In pratica, ed è tutto documentabile, se una società utilizzava il campo per tre ore settimanali, si vedeva recapitare una fattura per un utilizzo di 6 ore. Alla fine, da ciò che ho appeso, le società ebbero ad accordarsi per una proporzione di 3 a 4, 5 (si pagavano 4 ore e mezza di utilizzo del campo pur avendone usufruito per sole 3).

Quindi sul punto alcune considerazioni: anche allora era tollerato un accordo tra le parti (cosa che ora ci viene contestata come se ciò avesse esautorato il ruolo del consiglio ); ciò era tanto tollerato che, da quanto mi viene riportato, chi andò a lamentarsi della cosa con l’assessore allo sport fu respinto con perdite poiché “il comune non aveva più la gestione dell’impianto”. Peraltro nell’ultimo consiglio l’Architetto Balducci ha candidamente ammesso di essere addirittura a conoscenza della vicenda e della illegittima, a mio avviso, maggiorazione delle tariffe applicate dall’allora gestore.

Io posso solo dire che a fronte delle richieste del gestore dell’epoca , che peraltro era una delle poche società che riceveva cospicui contributi dal Comune stesso, e leggendo il regolamento comunale in materia, l’amministrazione stessa avrebbe dovuto richiamare e vietare un a tale condotta, giungendo anche alla revoca della concessione. Però la storia si ripete da secoli… e la pagliuzza e la trave sono sempre d’attualità.

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