CARTIERE, DUE SETTIMANE DI STOP A FABRIANO E ROCCHETTA

di Marco Antonini

Fabriano – Dopo lo stop delle prime due settimane di maggio le Cartiere del gruppo Fedrigoni, visto il calo di domanda causa emergenza Covid-19, chiudono nuovamente gli stabilimenti del settore carta. A Fabriano e Rocchetta Bassa coinvolti 247 lavoratori che resteranno a casa dal 19 giugno al 5 luglio. Un provvedimento che riguarda tutti i siti produttivi: dalle Marche a Veneto, Trentino e Friuli. “La situazione purtroppo non è mutata – dice Marco Nespolo, amministratore delegato del Gruppo -. La crisi continua a produrre effetti diametralmente opposti sulle due divisioni dell’azienda: il comparto delle etichette autoadesive mantiene la crescita, con un significativo aumento degli ordini che si traduce per noi in una maggiore produzione, mentre quello della carta non dà per ora segnali di ripresa, costringendoci quindi a prevedere alcune ulteriori fermate temporanee”. Prima della crisi causata dall’epidemia, Fedrigoni aveva chiuso il 2019 con risultati molto positivi e anche il primo trimestre 2020, pur parzialmente impattato dal lockdown, aveva evidenziato buone performance. Con il mese di aprile, però, si è sentita la necessità di un primo adeguamento produttivo con fermate temporanee di alcune settimane. I dipendenti sono stati invitati a fruire di tutte le ferie e i permessi non goduti per coprire i periodi di chiusura, ricorrendo alla Cassa integrazione solo nel caso non fossero sufficienti. Stessa cosa per la prossima fermata. “Con l’emergenza covonavirus – conclude Nespolo – la nostra divisione carta è stata significativamente impattata dal calo di domanda in tutti i segmenti di offerta. La flessione non ha riguardato solo le carte per ufficio e scuola, ma anche le carte speciali utilizzate nel packaging dei beni di lusso, nella profumeria, nella comunicazione di eventi e mostre”. All’attacco il Partito Comunista dei Lavoratori, sezione di Ancona. “La proprietà ha disegnato uno scenario estremamente negativo per il futuro delle Cartiere, preannunciando una nuova fermata della produzione, associata al dato catastrofico della perdita di circa il 40% delle commesse, causato, non solo, dal Coronavirus” si legge in una nota del Pcl che non nasconde la preoccupazione per il rischio “esuberi” tra gli scenari futuri.