CANTAMAGGIO A FABRIANO, FUTURO ASSICURATO

Il Cantamaggio è un canto rituale antichissimo, la sua tradizione si perde nella notte dei tempi e si pensa che derivi addirittura da feste e culti precristiani. Questa tradizione è ancora viva oggigiorno ed ogni anno, festeggia l’arrivo del mese di maggio. Questi canti mettono le radici nella storia della romanità, perché maggio è il periodo di rinascita della natura e questi canti rituali accoglievano la nuova stagione dell’abbondanza, in forte contrapposizione con l’inverno, un mese che significava freddo e scarsità di fertilità della terra e di raccolto. Il Cantamaggio è quindi collegato alle origini dell’uomo, ma le tradizioni poi si sono evolute nell’arco dei secoli e dei millenni, fino ad oggi, in cui non si canta e festeggia certamente più quello che si celebrava nella nascita di questo rituale. Anche questa tradizione però è stata messa a dura prova dal Covid-19 e quello del 2020 è stato il primo anno senza Cantamaggio porta a porta.

“Il Cantamaggio consiste in due giorni – afferma Fabrizio Moscè, ex Cantamaggio e grande appassionato –si parte la sera del 30 aprile e ci si ferma ventiquattro ore dopo, la sera del 1° maggio. Non si può continuare, ci si ferma rigorosamente da tradizione. Il Cantamaggio è un canto di questua, perché portato casa per casa insieme a questo gruppo di musicisti e di canterini, che girano porta a porta (la tradizione è più viva nelle campagne, ma ultimamente la troviamo anche in città) andando a far visita alle persone amiche. E’ un canto ben augurante che si porta ad amici e conoscenti e in cui si augura tutto il bene alla famiglia. La famiglia ringrazia con dei beni in natura: una volta si era soliti donare galline, uova e formaggi, mentre oggi, non avendo tutti a disposizione questi beni, ricambiano con soldi e piccoli regali. Questi soldi vengono dati in parte in beneficenza e in parte investiti in pranzi e cene dalle squadre del Cantamaggio.” Gli strumenti utilizzati sono una vera e propria particolarità della città di Fabriano, infatti originariamente nella città della carta la caratteristica era l’utilizzo di strumenti a corda come il violino e il violone (particolarità, perché solo a Fabriano a Esanatoglia si usavano questi strumenti), ora invece la tradizione è contaminata e ci sono strumenti in più, tra cui fisarmoniche e organetti. Senza dimenticare il cembalo, un classico tamburello che fonda le sue radici nelle origini dell’uomo.

“I musicisti improntano queste arie e musiche – prosegue il Signor Moscè – ed i canterini cantano sopra queste strofe ben augurando fortune alla famiglia per cui si sta cantando. Quest’anno la particolarità è stata che per la prima volta dopo secoli, il Cantamaggio non s’è potuto fare in maniera tradizionale per i fatti che ben conosciamo, ma una ragazza, Nadia Girolamini, online ha cantato e suonato con il suo organetto, portando in un certo modo comunque il Cantamaggio nella case. Io in passato ho fatto parte di un gruppo, salvo poi allontanarmi negli ultimi anni essendo il canto popolare molto impegnativo, ma sono comunque molto interessato essendo una tradizione popolare fabrianese e marchigiana. Negli anni ‘60 e ’70, nel boom economico, il Cantamaggio ha rischiato di perdersi, la gente presa dal benessere aveva quasi abbandonato, ma negli anni ‘80 e ‘90 molti giovani si sono riavvicinati e stanno portando avanti la tradizione insieme agli anziani da sempre parte di questa passione.” Una cosa è certa, dal 2021 il Cantamaggio è pronto a tornare, ha futuro ed è destinato a rimanere nella tradizione di Fabriano e delle Marche.

Lorenzo Ciappelloni

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