SALVARE L’ORATORIO DEI BEATI BECCHETTI

Fare qualcosa per salvare l’oratorio dei Beati Becchetti di Fabriano. La struttura versa in pessime condizioni. Si trova all’interno del chiostro di Sant’Agostino, all’ospedale. Il Fai aveva raccolto anche 6mila firme, ma la situazione non è così semplice per metterlo in sicurezza e valorizzarlo dal punto di vista turistico. Un luogo speciale, questo, che potrebbe essere definito il “Santo Sepolcro fabrianese”, una piccola Gerusalemme. La struttura risale alla seconda metà del ’300. Giovanni e Pietro Becchetti, eremiti agostiniani fabrianesi, vissero nella seconda metà del secolo XV, presi dalla devozione per la passione di Cristo ottennero licenza dal Generale dell’ordine di recarsi a visitare i Luoghi Santi. Al ritorno la devozione per i santuari della terra di Gesù, talvolta fu spinta, fino al punto di costruire architetture che rappresentavano più o meno fedelmente l’antica “Anastasis” o l’edicola del Santo Sepolcro. I beati Becchetti, per rinnovare il conforto e il godimento spirituale provati in Terra Santa, commissionarono il tempietto presso la chiesa di Sant’ Agostino dedicato al Santo Sepolcro di Gerusalemme, l’affresco “L’albero della vita” e le statue lignee. L’Oratorio, per secoli meta di pellegrini, è chiuso al pubblico dagli inizi del ‘900. Abbandonato per tanto tempo, ridotto poi a deposito dei morti della vicina camera mortuaria, l’oratorio è oggi in stato di semi rovina a causa dell’umidità e delle carenze manutentive, spogliato del crocifisso e delle statue. I fabrianesi sollecitano una presa di posizione da parte di Asur (a cui appartiene la proprietà) e Amministrazione comunale.

Marco Antonini

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