PAOLO PALADINI, LA RIVOLTA CONTRO IL DRAMMATICO ISOLAMENTO DI FABRIANO

Apriamo il nuovo anno con un’intervista a Paolo Paladini, profondo conoscitore della città e delle sue dinamiche, assessore alla Cultura, Teatro e Spettacolo, Sport e Politiche Giovanili del Comune di Fabriano dal 1998 al 2002 con il sindaco Francesco Santini e dal 2002 al 2007 con il sindaco Roberto Sorci. Una riflessione sui cambiamenti che il nostro territorio ha subito in questi ultimi anni, con un focus particolare sulla questione Quadrilatero, che vede appunto Paladini in prima linea con il Comitato “Indecente 76” di cui è fondatore e Presidente.

Paolo, in questi ultimi mesi ti abbiamo visto molto attivo come Presidente del Comitato Indecente 76. Fabriano ed il comprensorio tutto stanno subendo un pesante danno a causa della storia infinita del completamento della Quadrilatero. Riusciamo a fare il punto sullo stato dell’arte?

Il punto è presto fatto: i lavori, almeno nei 13 km del tratto tra Albacina e Serra San Quirico (quello che interessa maggiormente il nostro territorio), vanno avanti con una lentezza disarmante ed esasperante. Gli ultimi comunicati ufficiali dell’Anas che risalgono a fine dicembre, parlano di “circa 200 operai al lavoro”. Che evidentemente giocano a nascondino, però. Anche per questo, come Comitato, abbiamo dato vita il 20 dicembre scorso, alla “Carovana indecente”, la prima di una serie di iniziative di mobilitazione. Vogliamo denunciare anche in forme eclatanti il rischio di un drammatico isolamento economico-sociale del territorio

Nella sua visita al cantiere Quadrilatero dello scorso aprile, il Premier Conte si era esposto garantendo il completamento dei lavori entro aprile del 2020 ma, ad oggi, i lavori sul tratto della SS 76 tra Borgo Tufico e Serra San Quirico procedono a rilento per non dire che sono pressochè fermi.  La politica locale e nazionale, a tuo avviso, ha fatto tutto il possibile per uscire da questa imbarazzante situazione di stallo?

Il Premier, erroneamente indotto dai tecnici di Anas e Quadrilatero a promettere solennemente la fine dei lavori ad Aprile 2020, ha illuso un intero territorio. Ora si parla di uno slittamento di “ulteriori quattro mesi”. Sarebbe interessante chiedere al Presidente del Consiglio, che ovviamente non può conoscere tutti i dossier delle centinaia di cantieri aperti in tutto il Paese, come sono nel frattempo evolute le carriere professionali di tali dirigenti che lo hanno indotto, ripeto, ad indicare sciaguratamente una data che tutti sapevamo fosse prematura e impossibile da rispettare. Come Comitato, glielo chiederemo formalmente. Se fossi in lui, proporrei la rimozione immediata di tali Tecnici, profumatamente retribuiti, per insipienza ed incompetenza. Oltre che per diserzione. Essendosi oltretutto reiteratamente rifiutati di venire ad un incontro pubblico per spiegare al territorio l’andamento dei lavori, prima formalmente accettato. Sulla Regione Marche, stendiamo un velo pietoso: non pervenuta proprio, totalmente assente, in questi mesi. Come se il nostro territorio fosse competenza di altre Regioni. Un atteggiamento, anche istituzionalmente, vergognoso.

Fabriano sta vivendo una fase di profonda crisi lavorativa ed occupazionale, in Città prevale un senso di smarrimento e di sfiducia sul destino di questo territorio, un tempo volano di sviluppo industriale dell’area montana. Dove abbiamo sbagliato, se abbiamo sbagliato qualcosa?

Davvero difficile rispondere. La città è sfibrata da una crisi decennale. Il costante calo demografico è una spia allarmante. Le occasioni mancate sono state tante, alcune imperdonabili. Come il non aver voluto dare continuità alla felice esperienza delle “Brevi residenze”, che aveva fatto di Fabriano, per il suo splendido teatro, il secondo Palasport della Regione per capienza, uno stadio comunale adeguato e una ottima ricettività costituita da hotel e ristoranti di qualità, un punto di riferimento nazionale per tanti artisti, cantanti, attori, registi di cinema e teatro. Eventi che avevano richiamato in città, per la prima volta e per alcuni anni di seguito, migliaia di giovani da tutta Italia. Con il Comune che investiva nel proprio territorio per l’ospitalità degli artisti e delle maestranze, avendo come risultato una grandissima visibilità garantita a livello nazionale dai media che seguivano le anteprime e “i numeri zero” degli eventi. Il distretto avrebbe dovuto pensare al proprio futuro, quando le cose andavano bene. Ora mi sembra tardi. I buoi sono scappati. Non vorrei sembrare ossessivo: ma paradossalmente le infrastrutture, viarie e ferroviarie, sarebbero ancora più importanti in questa situazione di crisi, più che in passato. Per attrarre nuove attività, per non penalizzare ulteriormente quelle esistenti. E faccio un esempio concreto: Civitanova Marche, dopo il completamento della SS 77 che la collega a Foligno, è letteralmente esplosa, dal punto di vista economico e urbanistico. Perché facilmente raggiungibile. È’ difficile, se non impossibile, risollevare un territorio isolato dal punto di vista infrastrutturale e viario.

In molti pensano che si dovrebbe puntare sul turismo per risollevare le sorti della Città. Dalla tua esperienza come amministratore negli anni in cui hai ricoperto la carica di assessore nel Comune di Fabriano, in questo momento storico la città ha le carte in regola per affrontare questa eventuale sfida?

Non dobbiamo essere ipocriti e prenderci in giro. Un distretto manifatturiero “maturo” e in crisi drammatica, con seimila disoccupati, non si risolleva con un turismo che non sia “di massa”. E il nostro, purtroppo, non lo è. Gubbio ha un turismo di questo tipo, con centomila visitatori l’anno: ma è arrivata a questa cifra, che alimenta un centro storico di straordinaria vitalità artigiana e commerciale, dopo decenni di costanti investimenti. Ivrea, dopo la crisi dell’Olivetti, ci ha messo due decenni a risollevarsi. La prospettiva di questo territorio, purtroppo, la vedo durissima.

Dall’esperienza maturata dall’Annual Conference delle Città Creative Unesco dello scorso giugno, credi che Fabriano abbia risposto alle aspettative in termini di accoglienza ed offerta turistica o ritieni che ci sia ancora da lavorare e semmai su quali eventuali carenze?

La città ritengo abbia risposto bene, con un vero spirito di accoglienza. Sono riandato, in quei mesi, al 2006. Alla Mostra su “Gentile da Fabriano”. Due eventi di straordinaria rilevanza, culturale ed anche economica. E non mi sembra un caso che “il mecenate” sia stato sempre e solo lo stesso. Straordinaria, ma isolata figura di imprenditore.

Appartieni ad una generazione in cui la formazione e la preparazione rappresentavano una “condicio sine qua non”, in particolare per la pratica politica. Cosa ne pensi di questo nuovo corso in cui la politica si “pratica” soprattutto attraverso i social? La ritieni una rivoluzione o credi che questo continuo martellamento attraverso i social media abbia snaturato ed impoverito l’arte della “buona” politica?

Quando facevo politica attiva io, c’erano ancora i fax. Dico solo questo. Un’era geologica fa. Ma si studiava, ci si preparava, si sarebbe provata vergogna nel non essere stati all’altezza del ruolo istituzionale ricoperto. I social possono aiutare. Ma la sostanza dovrebbe tornare ad essere quella di una volta: non improvvisare, non cedere alle mode passeggere, non vergognarsi di aver letto qualche libro. Io la vedo, desuetamente, così.

Gigliola Marinelli 

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