PARLA MARCO NESPOLO, AMMINISTRATORE DELEGATO GRUPPO FEDRIGONI

di Marco Antonini

Marco Nespolo, da meno di un anno, è amministratore delegato del Gruppo Fedrigoni. In primo piano la situazione delle Cartiere di Fabriano, tra alti e bassi.

Dottor Nespolo da molti mesi ormai c’è preoccupazione sullo stato di salute delle Cartiere e dei suoi stabilimenti marchigiani. Come è la situazione?

Capiamo bene lo stato d’animo di lavoratori e famiglie, già messi a dura prova dal terremoto e ora disorientati da voci incontrollate, ma ribadiamo che non c’è un ‘problema Marche’. Il Gruppo Fedrigoni gode di ottima salute sia in termini di risultati economici che di volumi, benché nel settore Sicurezza la crescita sia inferiore: tutto questo allarme è ingiustificato e gli stabilimenti marchigiani non hanno particolari criticità. Anche i dati del primo semestre confermano la crescita quando invece tutti i competitor sono in contrazione. Quanto poi all’eventualità di una chiusura dello stabilimento di Castelraimondo, nel Maceratese, diciamo con chiarezza che l’azienda non ha in mente nulla del genere e anzi sta lavorando per potenziare l’impianto attraverso un miglioramento dei processi, l’acquisto di macchinari più moderni e l’aumento dei volumi con l’arrivo di un nuovo direttore commerciale.

Perché il settore carte valori non è così strategico al punto da tentare una vendita? Negli anni ha contribuito a portare il nome Fabriano nel mondo eppure oggi sembra che tutti a queste Cartiere abbiano voltato le spalle…

Noi non vogliamo sbarazzarci a tutti i costi del settore Sicurezza, bensì stiamo rispondendo a manifestazioni di interesse che ci sono arrivate. Se queste proposte saranno adeguate le valuteremo con attenzione, perché purtroppo nel nostro portafoglio, composito e ampio, le carte valori e gli elementi di sicurezza rappresentano il settore che è più volatile in un mercato già difficile, con numerosi competitor molto aggressivi in quanto coperti da investimenti statali o disposti a politiche di prezzo ‘disperate’. Se però le proposte non ci dovessero convincere non venderemo nulla e cercheremo di trarne il meglio.

Perché lo Stato che ha deciso di intervenire in Puglia non dà una mano alle Cartiere di Fabriano? Alla fine si sta pagando la concorrenza dello Stato?

Perché lo Stato abbia deciso di spingere su un altro player attraverso ingenti investimenti pubblici invece di servirsi di noi che siamo un’azienda privata, non lo so. Noi abbiamo acquistato Fabriano dallo Stato 17 anni fa, quando si volle privatizzare il settore, e vi abbiamo investito consistenti fondi privati per sviluppare stabilimenti e prodotti, senza fare spendere un centesimo ai contribuenti. Non ci fa piacere avere un altro competitor in un mercato già così poco brillante, ma ancora non stiamo pagando la concorrenza dello Stato, perché lo stabilimento pugliese non è a regime.

Dopo lo stop al ciclo continuo e a circa 100 contratti a tempo determinato, sta per arrivare la cassa integrazione? Le commesse sono garantite fino a dicembre?

Confermo quanto detto nelle sedi opportune: con gli interventi adottati finora, certamente non lieti per chi li ha subìti e tuttavia i meno dolorosi che abbiamo individuato, e con le ultime commesse abbiamo garantito la produzione del settore Sicurezza fino a fine anno. L’obiettivo rimane quello di procurarci ulteriori ordini e i nostri sforzi hanno già prodotto alcuni risultati. Se ciò accadrà si continuerà come ora, diversamente dovremo adottare provvedimenti che stiamo studiando e che potrebbero includere la cassa integrazione. Dipende da quanto lavoro ci sarà, ma faremo il possibile per limitare le ricadute sui lavoratori.

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