12 ORE IN GROTTA PER SALVARE L’INFORTUNATA, ECCO LE FOTO

Sono passati alcuni giorni dal delicato intervento dei volontari del Soccorso Alpino presso la grotta del Fiume, a Genga, dove una speleologa si era infortunata nel corso di un’escursione. Il racconto, minuto per minuto, dell’intervento iniziato domenica pomeriggio e terminato alle 2 di notte. 

Un intervento Speleologico del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico è tanto efficace quanto complesso, per le dimensioni della macchina che si mette in moto. Nella mattinata di domenica occorre un infortunio alla speleologa di Piobbico. E’ preparata, ha attrezzatura adeguata, ha fatto un corso di introduzione alla spelologia. E’in un ramo nuovo della grotta Fiume Vento. La corda è infangata. Scivola, non vola ma è sufficiente per procurarsi un trauma che le rende impossibile uscire dalla Grotta in maniera autosufficiente. I compagni saggiamente fanno quello che è necessario in questi casi e allertano il Cnsas tramite il 118. Siamo a un km all’interno di una grotta suggestiva, labirintica, che nel suo sviluppo comunica perfino con quella turisticache tanti visitatori hanno apprezzato nel corso dei decenni camminando su comode passarelle.

Alle 13.10 la Squadra della XI Zona soccorso Marche speleo è allertata. Siamo un corpo volontario, ma sempre pronto a partire in intervento reperibile h24. Vengono allertate Commissione Medica e Commissione Disostruzione. L’ infortunata avrà bisogno di assistenza medica costante. Inoltre la grotta presenta parti impervie che potrebbero non permettere fisicamente il passaggio della barella. Arrivano tecnici dalle regioni limitrofe, Logistica, automezzi. Si allestisce una tenda medica all’esterno come una tendina di primo intervento verrà approntata nel primo posto adeguato della grotta atto a portare conforto all’infortunata.

Per le 15.45 è in arrivo materiale medico dal 118, nel frattempo altri tecnici stendono il cavo telefonico dal campo base esterno fino alla ragazza infortunata. Le comunicazioni sono vitali. Conoscere esattamente le condizioni del ferito e ogni tipo di problematica che le squadre possono incontrare fa la differenza. Arrivano amici e tecnici specializzati da Umbria, Emilia Romagna, Lazio, Abruzzo e Campania. I Tecnici si soccorso Alpino sono pronti per la movimentazione all’esterno. Filtrano notizie rassicuranti. Le strettoie possono essere disostruite manualmente, i nostri medici provvedono a stabilizzare il ferito e si danno il cambio. Nel frattempo alcuni tecnici escono con i compagni della ragazza che sono responsabilmente rimasti ad attendere i soccorsi. La maturità, anche in speleologia, è saper riconoscere la propria vulnerabilità. Fuori le comunicazioni procedono con aggiornamenti puntuali, vengono allestiti punti di ristoro dai logisti. La speleologa infortunata ha un trauma da caduta. Servirà materiale per riscaldarla che viene prontamente fatto entrare. Le squadre si susseguono. Qualcuno lavorerà fino a tarda notte, ripartirà verso il lavoro e le proprie incombenze quotidiane con poche o zero ore di sonno. Questo non è importante, ora.

Alle 21, la ragazza viene stabilizzata e sotto costante controllo dei nostri medici è imbarellata e pronta a partire. C’è una strettoia da passare, ci sono pozzi verticali dove far scendere la barella con la massima cautela ed efficenza. E’ calata la notte e il buio dell’esterno rispecchia quello dell’interno, illuminato dalle luci dei caschi dei volontari del Soccorso Alpino e Speleologico.
Ci sono laghi, scivoli, cunicoli. Le squadre si danno il cambio senza soluzione di continuità. Le condizioni dell’infortunata sono stabili, è cosciente e collaborativa. Viene allertato il 118 per l’ambulanza che la trasporterà all’ospedale dopo il check alla tenda medica all’uscita. Quel km di grotta diminuisce con progressione lenta ma costante e soprattutto in sicurezza. Le donne e gli uomini del Cnsas escono a poco a poco. Rimarranno i barellieri necessari per il trasporto nella parte finale della grotta. Fuori, corde attrezzate dal soccorso Alpini sono in attesa dell’ultimo trasporto.

E’ un nuovo giorno sono le 2 di notte. E’ fuori la ragazza! L’ultimo tratto, scosceso, ma non lunghissimo. Gli automezzi del 118 la prendono in consegna per portarla in ospedale. Un’ operazione come questa ha movimentato più di 60 volontari del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, la XI Zona Marche tutta con il sostegno dei tecnici e operatori delle altre regioni.
Mentre vengono smontate tende, presidi, caricati automezzi, sta albeggiando. Soccorritori di 6 regioni per un intervento durato più di dodici ore con 5/6 ore di movimentazione della barella. Per renendere piu sicura la movimentazione all’esterno della grotta l’intervento delle fotoelettriche dei vigili del fuoco e l’intervento dei Carabinieri per l’ordine pubblico.

Le foto più suggestive dell’intervento 

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