FENOMENOLOGIA DEL “SALAUD”

Da qualche anno, e sempre più negli ultimi mesi, mi chiedo se riesco a riconoscermi nella sinistra. Pur ammettendo che la sinistra sia un concetto frustro di per sé e che indichi semmai un atteggiamento mentale e una certa percezione della realtà, c’è da ammettere che come orizzonte sia diventato del tutto problematico. Mentre a Parigi si prepara una stagione di scioperi contro le riforme Macron che ricorderemo, in Italia  dà da pensare che il Pd, forza uscita sconfitta dalle elezioni recenti del 4 marzo, abbia guadagnato il 30% nei quartieri bene della borghesia progressista a Milano e Torino. Quasi superfluo dire che questo genere di elettorato è più preoccupato dei diritti civili che dei tagli al welfare, più sensibile alle campagne sulla violenza del linguaggio digitale che alle morti bianche, più commosso per una unione civile che per una fabbrica che chiude. E’ quel genere di borghesia che deve stare dalla parte giusta, che sui social ricorda ogni anniversario importante e poi va a mangiare il sushi in centro storico.

Non mi si deve spiegare chi sono questi signori perché li ho avuti in casa per trentasette anni, erano le signore del tè che invitava mia madre e i cui mariti professionisti, tutti sedicenti progressisti, lavoravano alla corte dell’amministrazione democristiana, erano e sono i colleghi che lavorano nelle scuole e il cui moralismo riempie le aule e i social, e i cui successi educativi sono spesso sottolineati dalla militanza fascista dei figli. Sono quelli di cui parlava Pasolini e che vedeva come i veri mandanti delle stragi. Una volta erano in quota democrazia cristiana, oggi in quota Pd, con una dose appena più piccola di decoro. Sartre li chiamava i “salauds”. gli sporcaccioni, e la loro essenza era una speciale forma di ipocrisia che il filosofo francese chiamava malafede.  “Lo sporcaccione è in fondo colui che si prende per Dio, o che è persuaso che Dio o la Storia o la Verità è nel suo campo o garantisce, autorizza o giustifica quello che fa” Dunque è un progressista doc convinto che la ragione è e sarà sempre dalla sua parte. Mostra in fondo una visione provvidenzialistica delle cose perché solo questa garantisce la coltivazione dei propri interessi.

Se si vuole la loro è una categoria universale dello spirito, qualcosa che ha a che fare con l’abitare la storia come se fosse casa tua. A scuola, per quello che mi è possibile, cerco di ricordare che l’arte, la filosofia e la letteratura pur provenendo da quella fascia sociale, hanno avuto sempre il pungolo di analizzarne i limiti e la spaventosa convivenza col disumano. Ecco perché Flaubert era la cattiva coscienza del borghese del Secondo Impero come oggi Walter Siti lo è del piddino del 2018. Conoscere questa parte di umanità, riconoscerla nei discorsi, nei comportamenti nei gesti, nelle parole d’ordine, nella sua superficiale indignazione è anche necessariamente riconoscere una parte di noi stessi, mapparla, identificarla e tenerla a distanza. Imparare a darsi torto.

Ora tutto questo scopriamo forse non ha più nulla a che fare con la sinistra ma con una parte della falsa, vecchia, tiepida, coscienza borghese dura a schiattare. Perché la sinistra, mai come oggi, è ancora da fare, nei suoi compiti di riconoscimento del presente e dei sui spaventosi problemi. Ridare senso all’analisi e identificare una modernizzazione dal volto umano, solo questo ci terrà lontano dalla malafede

Alessandro Cartoni

 

 

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