Liceo Stelluti alle prese con il mestiere dello storico: un’alternanza alternativa!

Fabriano – Per il secondo anno consecutivo l’esperienza del PCTO, ex alternanza scuola-lavoro, è stata declinata dal Liceo Classico Francesco Stelluti in un progetto di Service Learning. “Il Service Learning cerca di coinvolgere gli studenti in un’attività che intreccia il servizio alla comunità e l’apprendimento accademico” in questo modo con le parole del ricercatore Andrew Furco si spiega questo progetto che di fatto non rappresenta né un’azione di volontariato né un’attività di studio; consiste piuttosto in un incontro tra i due: ci si occupa dei problemi della comunità e contemporaneamente si permette agli studenti di imparare sul campo. In particolare, dodici alunni delle classi 3° A e 4° A hanno usufruito dell’opportunità di accedere alle risorse dell’Archivio Diocesano Fabriano-Matelica e della Biblioteca Diocesana annessa. Il progetto si è sviluppato in due parti. Nella prima il personale che gestisce l’archivio ha introdotto il metodo archivistico e le competenze che tale professione richiede. In seguito, è stato presentato l’ambiente in cui si è svolta l’esperienza: questo si compone del Capitolo di San Venanzo, della collegiata di San Niccolò, di un fondo musicale e diversi altri minori attualmente in corso di inventariazione. Nella seconda parte ogni studente, individualmente o in un piccolo gruppo, è stato libero di scegliere tra il materiale presente ciò che lo incuriosiva maggiormente e di approfondirlo in autonomia. L’indagine sui documenti ha coperto un arco di 3 mesi, tra febbraio e maggio, con un incontro a settimana e ha avuto come esito la stesura di un breve saggio storico sull’argomento di ricerca. 

Il fine ultimo di questo progetto è stato valorizzare il patrimonio storico locale e promuovere una sua divulgazione nella comunità cittadina a partire dall’interesse dei giovani. Al percorso è stato dato un taglio collettivo che possa ridurre la distanza tra la società di ieri e quella di oggi e ricucire i rapporti tra i giovani cittadini e l’idea distorta di una storia antiquaria, vuota e monumentale. Strumenti della ricerca sono stati i frammenti della microstoria che come lenti hanno permesso di dare più profondità alla comprensione della Storia e di farne sentire ciascuno parte e potenziale protagonista. Sono così emersi, tra gli altri materiali: resoconti delle missioni africane nel periodo del colonialismo italiano, lettere di soldati al fronte durante la Grande Guerra, un sonetto, alcune informazioni sulla figura di Francesco Stelluti e sull’attività storica del fabrianese Filippo Rossi.

Sul concetto di microstoria si è espresso lo storico Carlo Ginzburg, in un articolo de la Repubblica dell’11 settembre 2019, dicendo: “Il prefisso “micro” rinvia a una prospettiva analitica, non alle dimensioni, reali o simboliche, dell’oggetto. Per me microstoria significa studiare dei casi, che per definizione rinviano anche ad altro: come un preparato posto sotto la lente del microscopio”. 

Analizzando le impressioni generali degli studenti, riportate in un questionario compilato a fine progetto, sono emersi molti pareri positivi: il 45,5% dei partecipanti ritiene che questa attività abbia decisamente promosso l’integrazione delle proprie risorse nell’ambito della ricerca e dell’acquisizione di materiale legato al territorio, il 54,5% che il progetto abbia conseguito questo risultato sufficientemente. Inoltre, il 54,5% ha valutato l’esperienza utile all’acquisizione di nuova autonomia e responsabilità e il 63,6% utile alla verifica e rafforzamento delle conoscenze sviluppate sui banchi di scuola. Tutti si sono dichiarati concordi nell’attribuire all’attività svolta un ruolo nella valorizzazione del patrimonio conservato all’Archivio Diocesano. Molti hanno poi trovato il progetto in linea con il proprio percorso di studi e indicativo della direzione verso cui orientare il proprio futuro lavorativo. Alla domanda se la ricerca storica avesse punti in comune con il metodo scientifico, una delle risposte è stata: “Credo di sì, in quanto la ricerca procede per passaggi logici: la scelta del tema, il reperimento dei contenuti, la disposizione sotto forma di saggio, e la verifica dell’elaborato, che si ha in questo caso con la rilettura o la conferma delle informazioni scritte”. Di seguito sono riportati alcuni pareri espressi dagli studenti nel questionario:

Nel complesso, conservo un ricordo molto positivo di questa attività: si è creato un bellissimo clima tra ragazzi, insegnanti e archivisti, tale da permettere di lavorare in serenità e piacevolmente”; “L’aspetto che mi ha colpito di più dell’attività in archivio è stato venire a contatto con una realtà che solitamente noi studenti conosciamo solo tramite libri di testo”. Ancora una volta la scuola ha offerto un invito a crescere, maturare e a proiettarsi in un futuro prossimo nel quale ognuno dovrà ricoprire un ruolo sociale. 

Maria Elena Bosini e Japjit Kaur Singh del 3° A del Liceo Classico F. Stelluti

Pietro De Bellis del 4° A

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