LA RABBIA DEI DIPENDENTI IN UN COMPRENSORIO IN DIFFICOLTA’

Fabriano – Aperta il 22 febbraio la nuova procedura di mobilità e siglato l’accordo per il licenziamento collettivo delle maestranze Tecnowind. Il 23 febbraio, invece, sono state consegnate a mano ai 247 operai, la lettera di licenziamento presso la Sala consiliare di Palazzo del Podestà. A breve, quindi, i lavoratori potranno richiedere la Naspi che verrà erogata per massimo 24 mesi. Intanto il curatore fallimentare ha incontrato i rappresentanti dei sindacati in merito al fallimento della Tecnowind per il via al primo licenziamento collettivo verificatosi a Fabriano. Proprio gli operai riflettono su quanto accaduto. Ecco lo sfogo di un lavoratore Tecnowind.

Parla una tuta blu

La chiusura della Tecnowind era nell’aria ormai da tempo, dopo essersi fatti “sfuggire di mano” svariate possibilità di vendita, alla fine la proprietà ha condotto, credo volutamente, la ditta al fallimento. Incuranti di tutti i dipendenti che avrebbero lasciato a casa, e attenti solo a riempirsi le tasche fino l’ultimo giorno disponibile… Le possibilità di vendere la ditta ci sono state, più di una, ma misteriosamente non sono mai andate in porto… e non parliamo solo di sfortuna, ma anche e probabilmente di manovre volute e ben calcolate da tempo. Parliamo di accordi presi dalla direzione con altre persone “post mortem” della ditta… Parlare di affitto di ramo d’azienda un mese prima della sua chiusura vuol dire che hai già deciso di voler chiudere la ditta e di cosa farne dopo. L’alone di mistero e di incertezza che ha coinvolto la ditta nelle sue varie vicissitudini è stato voluto e furbamente attuato, sconcerto tra i dipendenti per un fallimento deciso a tavolino non si sa quanti mesi prima cercando di far credere a tutti che hanno provato a salvare la ditta fino all’ultimo minuto… Vogliamo poi parlare di come i dipendenti abbiano appreso la notizia del fallimento? Dai social! Oltre il danno la beffa! Quel giorno noi dipendenti eravamo a lavoro. Abbiamo chiesto subito spiegazioni, con insistenza, al Direttore generale, ma lui ha risposto che come noi non sapeva nulla. E questo, assolutamente, non è possibile. La mancanza di attenzione nella salvaguardia occupazionale e la scelta di far fallire una ditta viva (perché ancora con buone commesse, ma non spendibile perché con debiti troppo alti) cercando di infangare ogni manovra, fa sì che i componenti del CDA vengano additati a priori, perché la faccenda, è evidente, è più torbida dell’acqua del fiume Giano quando in piena. Spero che chi ha condotto la ditta al fallimento paghi per la voluta chiusura di una ditta che aveva tutte le carte in regola per continuare. Spero che paghi per aver deciso di tenere tutto in sordina fino all’ultimo momento prendendosi gioco dei dipendenti che tanto hanno dato e sacrificato per provare a salvare il salvabile… dipendenti che, come sempre, saranno i primi (e forse i soli) a pagare per l’ennesimo eccesso di avidità delle persone trascinando la città di Fabriano sempre più a fondo in una crisi occupazionale che sembra non voler mai finire. Un appello alle istituzioni, alle televisioni, che venga fatta chiarezza, almeno nel rispetto di chi ora non ha più nulla con cui mettere il pane in tavola.

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