UN ANNO DOPO IL SISMA – SCUOLE DI CERRETO D’ESI INAGIBILI

A un anno dalle prime forti scosse di terremoto che hanno messo in ginocchio il centro Italia, il Comune di Cerreto d’Esi ha dichiarato inagibili le scuole della città a confine tra le province di Ancona e Macerata. Dopo una lunga serie di accertamenti e le tante polemiche dei genitori degli alunni riuniti in un comitato e l’opposizione del Partito Comunista dei Lavoratori e della lista civica CambiaMenti, è arrivata l’ordinanza 69 che chiude ufficialmente la scuola primaria Lippera e la secondaria Melchiorri. 10 classi della primaria con 194 alunni e 6 classi e 119 studenti delle medie dovranno trovare un’altra sede per il prossimo anno scolastico che inizierà, salvo imprevisti, tra circa due settimane. Al momento l’ipotesi più accreditata è quella di trasferire tutti in due stabili situati nella periferia di Fabriano, nel quartiere Santa Maria, quello più vicino, dal punto di vista logistico, ai residenti di Cerreto d’Esi che dovranno fare quasi 10 chilometri per studiare. Maggiori informazioni si avranno oggi, alle ore 18,30, quando il sindaco Giovanni Porcarelli incontrerà i rappresentanti di classe e il Consiglio d’istituto. Nel mirino di genitori e opposizione i rischi troppo alti che avrebbero dovuto correre gli alunni delle due scuole tanto che, da tempo, hanno chiesto all’Amministrazione comunale una presa di posizione arrivata negli ultimi giorni. “Gli indici di vulnerabilità – hanno riferito dal comitato cittadino – sono troppo bassi: per la primaria è ferma a 0,15 e per la media a 0,23 in una scala da 0 a 1 e non 0,56 e 0,69 come detto in altri incontri. E’ gravissimo che questi edifici scolastici siano rimasti aperti con questi indicatori di rischio per tutto l’anno scolastico 2016-2017, con i nostri figli all’interno, ogni giorno per 9 mesi”. Marco Zamparini, consigliere comunale Partito Comunista, punta il dito contro la politica: “Già nel 2013 bisognava adeguare i due edifici alle nuove normative antisismiche, ma nessuno ha fatto nulla. I moduli ad uso scolastico provvisori – ha detto – sono la soluzione da attuare in tempi brevissimi, non ci sono alternative e scusanti. Noi non porteremo i nostri figli a Fabriano o a Matelica. Serve subito un tavolo tecnico per la costruzione di un nuovo stabile”.

m.a.

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