AD ESEMPIO – di Laura Trappetti

Sto leggendo un libro “Il tempo non basta mai” di Giulia Manzi, figlia del mitico maestro televisivo che conosciamo tutti. Durante l’ultimo anno la figura di Alberto Manzi mi ha accompagnato in un percorso di approfondimento sull’educazione, complice la Rassegna Nazionale del Teatro della Scuola dove lavoro da quasi un decennio, dedicata appunto a lui e a tutti quei maestri rivoluzionari, che non si sono solo limitati a svolgere un mestiere, ma a ricercare metodi e strategie per l’apprendimento. L’uomo che emerge dal libro esula dalla narrazione nota: è il racconto di una figlia. L’ uomo è senza dubbio particolare, fantasioso, ribelle, affettuoso, curioso, letteralmente rivoluzionario, fra missioni segrete in Sudamerica e disobbedienza verso il sistema scolastico italiano. Sopra ogni cosa però regna la nostalgia di Giulia e di sua madre della presenza dell’uomo, della voce, del tempo, della quotidianità ed è una nostalgia che a volte sento appartenere anche a me. Quando vivi e lavori castamente in mezzo ai bambini, ai ragazzi, a stretto contatto con altri che, come te, operano nell’educazione, non puoi far a meno di interrogarti sul futuro non solo dei singoli, ma dell’umanità intera. E’ qui, in queste domande, che il senso di vuoto sopraggiunge: nostalgia di uomini come Manzi, capaci di essere adulti portatori di passioni, di assumersi un ruolo. Certamente non tutti possediamo le sue stesse risorse intellettive, ma sembra che pochi abbiano interesse a sviluppare un’analoga compassione. E’ questo in realtà, cioè la capacità di sentire su di sé la responsabilità dell’altro, la curiosità di scoprire com’è, cosa sente, come ragiona. E’ sacrosanto avere a cuore il destino della scuola, rivendicare diritti per gli insegnanti e nel mio caso impegnarsi perché l’arte e il teatro rientrino nei percorsi didattici, ma non è tutto lì. Se io fossi ragazza oggi e guardassi gli adulti pensando che diventerò come loro, arresi, menefreghisti, superficiali, furbi, disattenti, immaturi, cercherei di non crescere, fuggirei da quel futuro, cercherei di restare in un presente eterno. Se i grandi non riescono ad essere esempi migliori, bene sarebbe farsi da parte, lasciar emergere le risposte: non è mai troppo tardi.

Laura Trappetti

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