MARIANGELA CAMOCARDI, UN NUOVO ROMANZO AMBIENTATO A FABRIANO

Un nuovo romanzo ambientato nella città di Fabriano, un racconto appassionato sulla forza e la resilienza delle donne che hanno affrontato il dramma della Seconda Guerra Mondiale. Questa l’essenza de “I domani che verranno. Storia d’amore e di guerra” della scrittrice Mariangela Camocardi che ha scelto proprio Fabriano come cornice in cui si intrecciano le vicende delle protagoniste della narrazione. Mariangela Camocardi ha firmato circa sessanta titoli tra romanzi e racconti. Con una predilezione per lo storico, ha scritto horror, woman fiction, romance, fiabe, commedie romantiche, pubblicati con le maggiori case editrici italiane. È tra gli autori di “Nessuna più”, antologia contro il femminicidio il cui ricavato è stato devoluto al Telefono Rosa per aiutare le donne vittime di violenza. Si è anche cimentata in due testi teatrali, “Correva l’anno…” dedicato all’ultracentenaria Emma Morano, e “Il mio primo ballo”, ispirato dal Ballo Debuttanti di Stresa. L’autrice è stata direttore della rivista Romance Magazine, collabora da anni con riviste a diffusione nazionale ed è stata socia fondatrice di EWWA (European Writing Women Association). L’abbiamo raggiunta per scoprire il suo legame con Fabriano ed il tema di fondo del suo ultimo lavoro.

Mariangela, un romanzo ambientato a Fabriano negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Perché ha scelto la nostra città e quali sentimenti ed affetti la legano proprio a Fabriano?

Be’, ho sposato un fabrianese e ovviamente è diventata la mia città di adozione, dopo Verbania. Già da bambina Fabriano era entrata nella mia vita. Il fratello di mio nonno materno fu un giovane militare che prestava servizio alla caserma Spacca, conobbe la zia di Marcello, s’innamorarono e dopo le nozze si trasferirono qui sul Lago Maggiore, stesso pianerottolo dove abitavo con i miei genitori. La nonna di mio marito veniva a trovare la figlia un paio di volte l’anno ed era un tesoro con me. Sembra proprio destino che Fabriano mi entrasse nel cuore. A Fabriano vivono mia cognata Marcella, i nipoti, i cugini, gli amici, vincoli parentali e non che mi legano affettivamente una città stupenda nella quale sono a mio agio, sia per la sua gente cordiale e disponibile, che per l’atmosfera che si respira.

Può sintetizzare per i nostri lettori la trama de “I domani che verranno”?

Il libro narra le vicissitudini di alcune donne nell’ultimo conflitto mondiale, il loro coraggio, le scelte che fecero, la forza d’animo con cui affrontarono i bombardamenti, le difficoltà quotidiane che quel terribile periodo impose a tutti gli italiani, i loro sogni e la capacità di non perdere fiducia nel futuro, neppure nei momenti più duri. La storia è romanzata ma ho voluto citare episodi reali della guerra e della Resistenza fabrianesi. Assistiamo a una perdita dei valori in questo tempo nostro che sembra maciullare tutto nel consumismo usa e getta, sono tuttavia persuasa che la memoria del nostro passato debba essere preservata, per questo l’ho scritto: omaggiare le persone che con molto spirito di sacrificio ci hanno restituito democrazia e libertà, era doveroso.

Protagoniste del romanzo sono le donne la cui femminilità ed il loro essere donna viene declinato nelle sue più differenti sfaccettature. Di solito nelle storie di guerra sono gli uomini protagonisti in prima linea, perché ha scelto di raccontare le esperienze delle donne nel periodo bellico?

Perché meritano di avere il giusto risalto. Vogliamo parlare delle staffette partigiane? Se gli uomini combattevano in prima linea, le donne fecero la loro parte, al di qua delle barricate, a cominciare dal portare in tavola pranzo e cena nonostante ci fosse il razionamento dei viveri e reperire il cibo fosse una guerra nella guerra. Le mie protagoniste lavoravano nella sartoria di Latini cucendo uniformi, si guadagnavano uno stipendio e sgobbavano mentre i bombardamenti infierivano.

Possiamo affermare che proprio la speranza delle donne e la loro capacità di non arrendersi alla forza del male sono il motore e l’essenza del romanzo?

Sì, tutte loro sono un esempio della resilienza femminile: tenaci e combattive, riuscirono a plasmare quei giorni infernali in una rivincita straordinaria, dopo la guerra. Ascoltandole raccontare di come si sostennero l’un l’altra per superare fame e privazioni, le ho ammirate incondizionatamente.

Tornando all’ambientazione del romanzo, ricca di dettagli e curata nei particolari, quali scorci della nostra città ha privilegiato come sfondo della storia dei protagonisti del romanzo?

Fabriano offre tuttora un affresco mirabile di ciò che le generazioni precedenti seppero costruire con maestria. Ho voluto ringraziare a modo mio una città che amo e dove mi sono sempre trovata bene, industriosa, ricca di tradizioni che devono essere preservate da coloro cui sono affidate. Mi permetto di dire che mio suocero Nello lavorò nelle cartiere Miliani per oltre quarant’anni.

Perché i nostri lettori dovrebbero leggere “I domani che verranno”?

Sfogliare l’album dei ricordi, almeno per me, è piacevole. I lettori saranno proiettati in un passato neppure troppo lontano che solletica la nostalgia, scoprendo quella vecchia Fabriano che fece da cornice alla guerra e… buona lettura!

Gigliola Marinelli

 

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