VOLERE VEDERE – di Laura Trappetti

Per creatività spesso si intende un talento personale, qualcosa di innato che qualcuno ha ed altri no. In realtà la creatività non appartiene al corredo genetico come il colore degli occhi o dei capelli, la creatività è un’attitudine mentale, una modalità di rapportarsi con il mondo e con gli altri e come tale il risultato di un processo di apprendimento. Sembra banale affermare questo, ma forse non lo è, così come aggiungere che la creatività ha a che fare con l’immaginazione, ovvero la possibilità di visualizzare pensieri e soluzioni che sono anche frutto di un’elaborazione della realtà che esiste, ma che la superano e si collocano nel mondo di ciò che non esiste ancora. Il creativo vede e risponde, è in continuo dialogo con se stesso e con un tutto il resto, coglie i suggerimenti ed elabora possibilità che poi rende concrete o meno a seconda degli strumenti personali, sociali e tecnologici che ha a disposizione. Come abilità umana, che va imparata ed allenata, si può raggiungere e poi anche perdere e questo vale a livello soggettivo, ma anche sul piano storico a livello collettivo. Tutti abbiamo in mente esempi di epoche in cui la creatività è stata una caratteristica di spicco ed epoche in cui sembra spegnersi. Sarebbe molto complesso analizzare le cause caso per caso, dal Rinascimento alla rivoluzione industriale dei primi del ‘900 e via dicendo, ma il dato resta: si può essere creativi se c’è il modo di apprenderlo. Ma qual è il valore aggiunto che ne deriva? Non sto pensando a una fucina di artisti e geni, ma alla possibilità che uno strumento di progresso ed innovazione sia disponibile al maggior numero possibile di persone e questo fa decisamente la differenza. Il problema di un’epoca consacrata al lamento è che esso non si concilia con l’essere creativi, che vuol dire principalmente, oltre che stupirsi ed essere attenti al presente, immaginare il futuro ed assumersi il rischio di essere originali, cioè essere realmente il soggetto di ciò che si fa o si pensa ed uscire dal vittimismo e dalla delega di responsabilità. Se la società ci nega questa possibilità è sano anche accettare il conflitto, come direbbe Amleto “prender l’armi contro un mare di triboli”. L’alternativa? “morire, dormire, nulla più.”

Laura Trappetti

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