L’INCUBO DELLE BANCHE – di Alessandro Moscè

E’ esploso il caso delle banche italiane e non è di certo un imprevisto. Lo sapevamo da tempo che il boom ci sarebbe stato. La questione del salvataggio di quattro istituti di credito (Banca Marche, Etruria, Cariferrara e CariChieti) con il decreto salvabanche che, utilizzando 3,6 miliardi di risorse previste da un fondo finanziato da altri istituti di credito, ne ha evitato il fallimento, continua a far discutere animatamente. Al centro del dibattito le conseguenze per i piccoli risparmiatori che, titolari di azioni o di obbligazioni subordinate ad alto profilo di rischio, vendute come prodotti a basso rischio, hanno perso tutto. Il ministero dell’Economia ha spiegato quali sarebbero state le conseguenze in caso di mancata approvazione del decreto. Ha deciso di far rinascere le quattro banche per salvaguardare i risparmi dei clienti e i posti di lavoro dei dipendenti, ma soprattutto per evitare che l’onda d’urto di quattro crac senza controllo minasse la fiducia di tutto il sistema bancario italiano. Gli istituti rinasceranno dalle loro ceneri salvando la parte sana, scissa da quella malata. Gli arbitrati per gli obbligazionisti secondari colpiti dal crac saranno gestiti dall’Agenzia anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone. Lo ha annunciato la settimana scorsa il presidente del Consiglio Matteo Renzi in un’intervista al Tg5: “Se possibile vorrei che gli arbitrati fossero gestiti non dalla Consob, non dalla Banca d’Italia, non dal Parlamento, non dal Governo, ma dall’Anac di Raffaele Cantone, un’autorità terza e autorevole, per la massima trasparenza. Nelle prossime ore faremo il possibile perché chi è stato truffato possa riavere i soldi e daremo vita degli arbitrati. Da parte mia c’è l’intenzione di garantire un assoluto rigore”. Ma la gente diffida, si sente tradita, e anche un mondo raramente attaccato dalla massa popolare è diventato una polveriera. Il più debole, il correntista, si sente ingannato dal più forte, il gestore, e in un momento di crisi dell’imprenditoria e dell’economia, aggiunge un altro tassello alla dissipazione e alla corruzione del terzo millennio. Le banche sono un centro di potere e non hanno salvaguardato ciò che dovevano in prima istanza: il cliente. Qualcosa che assomiglia alla politica, alla corruzione dei partiti e alla spregiudicatezza di chi li rappresenta.

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