AL MIO PEZZO DI FIUME CI PENSO IO – di Veronique Angeletti

Basta con la cultura dell’emergenza. Si ritorna alle buone pratiche quando frontisti e confinanti erano responsabili dei corsi d’acqua e ne curavano la manutenzione. Il cambio di passo insegue il  protocollo d’intesa sui corsi d’acqua minori firmato il mese scorso tra Regione, Province, Corpo forestale e Consorzio di bonifica delle Marche. Un nuovo ente, nato nel 2013, per promuovere  la difesa e lo sviluppo equilibrato del territorio, la tutela e la valorizzazione della produzione agricola, l’approvvigionamento e l’uso razionale delle risorse idriche (soprattutto uso irriguo) e si occupa della salvaguardia del patrimonio naturale.”Un condominio pubblico – spiega l’avv. Claudio Netti, il commissario straordinario dell’ente – che elegge i propri amministratori”. Snello e pratico il sistema operativo. Un numero unico il 0721-31816 su cui converge le segnalazioni da tutte le Marche e che dirama il problema ad un agronomo, responsabile di zona, che risolve semplificando pratiche e permessi e pilotando i lavori chiamando l’impresa agricola più vicino al tratto coinvolto. Come l’agronomo Dario Perticaroli che segue il Sentino e l’Esino nel suo tratto di Sassoferrato e Genga. “Le segnalazioni – commenta – sono tante. Problemi di rifiuti, alberi abbattuti, corsi ostruiti. L’ obiettivo: intervenire subito con efficacia ed efficienza”. Interventi che però hanno un costo. Tra difesa idraulica, attività di manutenzione, irrigazione e progettazione il Consorzio gestisce quest’anno 44 milioni di appalti finora finanziati dalle banche che credono nel suo piano industriale. Però, da settembre, amministrerà un contributo che rende solidali i cittadini proprietari. Costo: sotto 5000 mq con una franchigia; sopra 5000 mq: 1,30 euro all’ettaro in montagna e 1,80 nelle zone vallive. “Pagare come una volta a me non importa – conclude Adelaide del mulino Spoletino sul Nevola sotto Cabernardi. Macina a pietra la polenta come una volta. Ma mentre suo padre Marino prima poteva rimuovere detriti e curare le sponde del rio che ha modellato a mano per creare canali,  Adelaide doveva limitarsi ad inviare segnalazioni ed aspettare che la Provincia intervenisse forte di una liberatoria che scaricava l’ente di ogni responsabilità in caso di innodazione. “Adesso vediamo cosa succede – conclude filosofica Adelaide. Io telefono vediamo se qualcuno viene ed interviene prima che le acque di nuovo invadono la mia attività”.

Veronique Angeletti

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