LA RIPRESA ECONOMICA? SI PUO’ FARE – di Alessandro Moscè

Qualche dato a disposizione, leggendo i giornali di settore, incoraggia la ripresa economica. Una crescita dello 0,6%, superiore di quattro decimi di punto rispetto alle stime precedenti: è questa la previsione sull’andamento del pil italiano, comunicata nei giorni scorsi da un importante organismo internazionale come l’Ocse. Nel 2016 le cose dovrebbero andare anche meglio e l’aumento del prodotto interno lordo del nostro Paese raggiungerebbe l’1,3%. Certo, la crescita italiana resta ancora inferiore a quella dell’Eurozona, dove il pil salirà in media dell’1,4% nel 2015, per poi toccare il 2% l’anno prossimo. Tuttavia, considerando che l’Italia è reduce da sette anni disastrosi (in cui ha perso un decimo della propria produzione nazionale), le previsioni appena pubblicate dall’Ocse sono indubbiamente una buona notizia. In un servizio di approfondimento pubblicato da “Panorama” la scorsa settimana, risulta che l’esecutivo è riuscito a far approvare una nuova legge sul lavoro, anche se ci vorranno dei mesi prima di vederne gli effetti. Inoltre, con il ddl Concorrenza è in arrivo una “lenzuolata” di liberalizzazioni che dovranno affrontare un lungo iter in Parlamento. Di strada da fare ce n’è ancora, ma la luce in fondo al tunnel comincia a vedersi. Come ha scritto l’economista Filippo Daveri sul sito Lavoce.info, il governo Renzi sta temporeggiando nel dare attuazione alla delega fiscale con cui si potrebbe finalmente realizzare una forte semplificazione del rapporto tra lo Stato e i contribuenti. “Non sarà la rivoluzione fiscale di cui l’Italia avrebbe bisogno” scrive Daveri, “ma ci si muoverebbe nella giusta direzione”. Entro l’estate, presumibilmente, scatterà il via. Cambia dunque il motore dell’economia globale. Nel 2015 e nel 2016 saranno le economie avanzate, in particolare i paesi anglosassoni, a guidare la crescita, e non gli emergenti come è stato negli ultimi quindici anni. Lo rivela un attento studio promosso da esperti francesi. Il calo dei prezzi delle materie prime, in particolare quello del petrolio, offre una boccata d’aria fresca alle economie avanzate. Il potere d’acquisto delle famiglie sta crescendo e si riducono i costi aziendali. L’area dell’euro beneficia anche di una politica fiscale meno dura e la politica della Banca centrale europea ha innescato un calo della moneta unica e dei tassi di interesse. La Spagna mostra già i segni del recupero, l’Italia e la Francia sono in graduale ripresa e la Germania è molto solida. Da ricordare che da un lato la diminuzione dei tassi d’interesse ha reso più facile il finanziamento del debito pubblico, dall’altro il drastico calo del prezzo del petrolio, ora ai minimi storici, rappresenta una segnale decisivo per le aziende europee. Non da ultimo, ad aiutare le imprese si è aggiunta la notevole diminuzione del tasso di cambio dell’euro rispetto al dollaro che, favorendo l’export continentale, ha consentito di aumentare la competitività di tutta l’economia europea. Si torna a sperare dopo anni di magra…

Alessandro Moscè

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