PER GLI ITALIANI RENZI FUNZIONA ANCORA – di Alessandro Moscè

Puntiglioso, sfrontato, sbrigativo, non banale, essenziale, con un linguaggio diretto e mai artefatto. Matteo Renzi piace ancora agli italiani, stando ai recentissimi sondaggi. E nonostante la legge elettorale non sia arrivata all’approvazione definitiva, il consenso regge. Un anno dopo il suo ingresso a Palazzo Chigi il Presidente del Consiglio risale la china e si attesta al 48,1% del consenso. Come emerge dal sondaggio dell’Ipsos di Nando Pagnoncelli per il “Corriere della Sera”, l’apprezzamento per l’esecutivo arriva al 45,1%. All’esordio di Renzi era molto più cospicuo, così come lo era per il governo. L’andamento, rileva Pagnoncelli, non è sempre stato un crescendo. Ha subito i contraccolpi delle varie fasi politiche, ma soprattutto dell’economia instabile del Paese. L’impressione è che gli italiani non vedano realmente un’alternativa, per cui Matteo Renzi rimane saldamente al suo posto. Il centro-destra non ha più un leader, il centro non decolla, la sinistra cola a picco rispetto ad anni fa, mentre tra le figure emergenti, Matteo Salvini e Maurizio Landini non sembrano in grado di fronteggiare adeguatamente Renzi fino a poterlo scalzare. Ha ragione Carmelo Caruso di “Panorama” quando scrive: “Certo, Renzi è burbanzoso, non trattiene il silenzio come fa Mattarella, anzi utilizza la parola solo per colpire e mai per pacificare. Però non esiste grande gioco già dai tempi di Kipling, quando gli inglesi avevano fatto dell’India un campo di delatori e spie, che la politica non abbia avuto i suoi giocatori d’azzardo, la faccia maschia di Denis Verdini o la barba cinta di spine di Graziano Del Rio, ma soprattutto i nei di Renzi che oggi vince e domina anche senza convincere con la legge più antica che si conosce, quel tweet di realismo, il vero hastag della rottamazione”. E quell’hastag era molto esplicito: “Se non riesci a convincerli, confondili”. Ma l’effetto Renzi durerà? E’ certamente condizionato sia dall’esito delle riforme, tanto sbandierate, che dalla ripresa economica. E non di meno dall’emersione o meno di un leader all’orizzonte che possa contrastarlo con mezzi nuovi: dialogo, appeal e soprattutto proposte. Finora Matteo Renzi è stato l’unico interprete del cambiamento a partire dal modo di comunicare. L’unico che riesce a parlare alla pancia degli italiani con l’eloquio dello statista e non del politico di turno, rivolgendosi a tutti. E se i suoi detrattori si chiamano ancora Bersani e D’Alema, può dormire sonni tranquilli. Il leader pop, come molti lo definiscono, Il giovanotto sposato con un’insegnante precaria e padre di tre figli, è il primo del Pd a non appartenere alla tradizione Pci, essendo passato attraverso l’ala ex democristiana. Anche se nell’ultimo periodo Renzi ha abbandonato il discorso della rottamazione, è il protagonista di un’importante rottura generazionale, perché la sua ascesa rimane il risultato di un attacco al vertice, non di una investitura o di un ricambio gestito dalla leadership dei pretoriani vecchio stampo. L’elemento dell’età, quindi, conta eccome.

Alessandro Moscè

 

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