IL PAPA CHE METTE A SEDERE LA POLITICA – di Alessandro Moscè

Un pontefice mordace, schietto, senza peli sulla lingua, come ci ha ormai abituato sin dalle sue prime apparizioni. Soprattutto poco istituzionale e ancora una volta schierato dalla parte dei più deboli. Da un punto di vista mediatico è assolutamente padrone della scena. La scorsa settimana Papa Francesco è giunto al Parlamento Europeo, ventisei anni dopo la visita di Giovanni Paolo II. Ora l’Europa conta 28 stati, ma è un’Europa invecchiata. Ha detto Francesco: “I grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva in favore dei tecnicismi burocratici”. Una sferzata alle istituzioni e un appello perché l’Europa rimetta al centro delle politiche l’uomo e soprattutto ridia dignità al lavoro: “Ciò implica reperire nuovi modi per coniugare la flessibilità del mercato con le necessità di stabilità e certezza delle prospettive lavorative indispensabili per lo sviluppo umano dei lavoratori”. Francesco ha avuti un’attenzione particolare per gli immigrati, per coloro che perdono la vita alle porte d’Europa. “Non si può tollerare che il Mar Mediterraneo diventi un grande cimitero. Sui barconi che giungono quotidianamente sulle coste europee ci sono uomini e donne che necessitano di accoglienza e di aiuto”. Dopo il suo discorso al Parlamento Europeo, la visita di Papa Francesco è continuata al Consiglio d’Europa. Davanti a questa organizzazione per la difesa dei diritti umani, ha rivolto dure parole contro il traffico di esseri umani e di armi e a favore della pace. Quest’uomo ha mosso le acque e scosso le coscienze di tutti i presenti. E’ sembrato una guida assolutamente sicura, e non ne avevamo dubbi. Ci piace il richiamo forte a far sì che le persone non perdano la propria dignità che non può essere oggetto di discriminazione per mancanza di cibo o del minimo essenziale per sopravvivere. Diciamolo pure: Papa Francesco ha messo a sedere i politici inchiodandoli alle loro responsabilità. Li ha rimproverati, censurati, perfino biasimati. Questo Papa ci piace sempre di più.

Alessandro Moscè, direttore editoriale

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