BIOGAS MATELICA, EFFLUENTI GASSOSI FUORI LIMITI LEGGE DA PIU’ DI UN MESE

Prosegue l’approfondimento di Radio Gold sul tema biogas. Ospite l’ingegner Donati.

Ingegnere, parliamo dell’impianto biogas di Matelica… 

Ringrazio per l’ospitalità e per l’occasione che mi è concessa per spiegare il mio impegno ed il ruolo da me svolto. Sono un ing. chimico (impiantista) ed avendo operato per molti anni nel campo della progettazione, montaggio, avviamento e conduzione di grandi e piccoli impianti chimici, posso sottolineare che non sono contro gli impianti, ma metto le mie competenze di processo a disposizione della cittadinanza e di quanti vogliano ascoltare una voce squisitamente tecnica, al di sopra di ogni condizionamento, tanto meno politico. Non sono un ambientalista militante, ma come tanti ho attenzione al territorio in cui vivo, proprio perché conosco i suoi pregi, ma anche i rischi di degrado che corre per vari motivi noti ai lettori.

Che cosa pensa a riguardo della situazione dell’inquinamento rilevato dalle indagini dell’ARPAM sui fumi dell’impianto? In questo periodo c’è chi enfatizza e chi minimizza… 

A riguardo della situazione di chi accusa di enfatizzazione o di minimizzazione, potrei accendere una forte polemica. Sono spesso vittima di chi mi accusa di enfatizzazione, proprio da parte di quanti si ostinano a voler minimizzare, senza spiegarne la motivazione. Mi astengo dalla polemica, facendo parlare le evidenze oggettive e dimostrabili, restando per quanto possibile nel campo della mia competenza.  L’ARPAM, su richiesta della Provincia il 5 agosto u.s. ha effettuato un sopralluogo nell’impianto ed ha anche prelevato i necessari campioni dei fumi allo scarico del combustore (che poi è un motore a scoppio alimentato con il biogas prodotto). Il 13 agosto l’ARPAM ha comunicato i seguenti risultati analitici all’Amministrazione Comunale di Matelica, agli Uffici Regionali e Provinciali competenti, all’ASUR ed alla Autorità Giudiziaria:

–          COT (carbonio organico totale): 2359,6 mg / Nm3 (valore massimo consentito 150 mg / Nm3 )

–          NOx (ossidi di azoto) : 561, 3 mg / Nm (valore massimo consentito 500 mg / Nm3 )

L’ARPAM con lo stesso documento di comunicazione dei dati sopra citati, ha rilevato che l’impianto, in deroga ai requisiti progettuali ed autorizzativi, non risultava dotato del previsto post combustore. Pur trascurando il problema del noto mancato rispetto della procedura V.I.A. (oggetto di una indagine giudiziaria, quindi si impone il silenzio), riferendosi soltanto alla marcia dell’impianto si può affermare con decisione e banale autorità quanto segue:

a)      gli effluenti inquinanti in fase gassosa dell’impianto non stanno rispettando i limiti di legge;

b)      l’impianto evidenzia la mancanza di una apparecchiatura (il post combustore) di notevole importanza prevista in fase di progetto autorizzato.

Questi sono i fatti che non lasciano spazio ad interpretazioni. È un caso tipico nell’ambito della tecnica degli impianti; trattasi di due violazioni di legge importanti ed entrambi di notevole impatto sulla salute.

Quali sono secondo lei le soluzioni possibili? 

Chi ha anche una modesta conoscenza dell’impiantistica sa che in questa situazione è necessaria una analisi causa-effetto che indirizzi ad una soluzione che non potrà essere né individuata, né progettata, né implementata rapidamente; trattasi di tempi sicuramente incoerenti con il rischio della salute che non si può continuare ad imporre alla popolazione. In questo caso, l’impianto doveva essere fermato immediatamente e ciò purtroppo non è avvenuto.

Cosa ci sa dire degli inquinanti evidenziati dalle analisi e sulla conseguenza sulla salute

Chiarisco subito che non parlerò di salute, poiché nell’Amministrazione Comunale esistono rispettabili competenze professionali alle quali rivolgersi. Rimango nel mio campo,  riferendomi a dati scientifici riportati in letteratura dalle Associazioni Termotecniche Italiane di primo livello e dalla ben nota e qualificata International Energy Agency. Credo sia superfluo sottolineare che questo mio riferimento è metodologicamente conservativo; non siamo nel campo dei sedicenti allarmismi, è noto che le Associazioni termotecniche sono deontologicamente inattaccabili, senza essere proprio esageratamente ambientaliste. Il COT (totale) è una misura grossolana di legge che giudica in termini generali la qualità della combustione. Il limite massimo del COT consentito per legge garantisce con estrema generosità, a vantaggio dei gestori degli impianti, il contenimento della presenza ragionevolmente accettabile di tutti i vari composti, anche i più pericolosi, che costituiscono il gas di scarico. Un esempio per tutti la formaldeide e altre aldeidi e chetoni che si formano proprio in reazioni di combustione incomplete; specie chimiche che si formano anche per la combustione della cellulosa presente.  Già con limite di 150 mg / Nm3, è assicurata nella corrente gassosa una ragionevole presenza di prodotti molto pericolosi per la salute umana, molti dei quali cancerogeni quali:

– idrocarburi organici volatili (benzene compreso)

– IPA
– idrocarburi clorurati, specialmente in impianti alimentati come nel nostro caso con cereali
– formaldeide

Lascio immaginare la situazione attuale con un COT superiore ai 2300 mg / Nm3; è evidente da un semplice calcolo che dal 5 agosto, cioè in poco più di un mese, ad oggi è stata inviata all’aria una quantità di effluenti gassosi inquinanti e dannosi per la salute, pari alla quantità massima annuale permessa dalla legge. Ripeto, in un mese abbiamo consolidato uno scarico (COT) superiore a quello massimo annuale permesso dalla legge; questo dato è veramente preoccupante, pesantemente preoccupante. Gli NOx (ossidi di azoto) sono fuori i limiti consentiti, anche se apparentemente in termini meno clamorosi del COT. Gli ossidi di azoto sono i tipici prodotti presenti negli scarichi degli autoveicoli i cui danni sulla salute umana sono ben noti, tenendo conto della concomitante presenza delle nano polveri, così dannose per la salute. Senza dubbio alcuno, si può affermare che solo l’anomalia degli NOx sarebbe stata sufficiente per chiusura immediata e temporanea dell’impianto.

Da lei ci aspettiamo ancora qualche considerazione di ordine generale

Tenendo conto dell’osservatorio che ponga i cittadini al centro della situazione, ritengo opportuno un miglioramento della comunicazione da parte della Amministrazione Comunale; contraddizioni fra i vari comunicatori, possono solo generare incertezza e confusione. Sulla tossicità dei composti in fase gas, le competenze mediche esistono ed anche qualificate. Ha generato meraviglia invece che siano state affidate alla stampa da parte di soggetti non esperti in materia affermazioni tranquillizzanti, senza alcun riscontro scientifico. In attesa che le competenze mediche vengano finalmente e adeguatamente coinvolte, pur con la mia ignoranza in materia tranquillizzo tutti: nel COT effettivamente non è nemmeno ipotizzabile la presenza di composti chimici “letali”. Sono concretamente presenti composti cancerogeni e tossici di vario tipo le cui conseguenze in termini di medicina sono ben evidenti ma meglio definibili da chi ha competenze mediche. Aggiungo infine che si è perso troppo tempo, per individuare chi avesse i poteri per disporre la necessaria fermata dell’impianto. Ammesso che l’Amministrazione non abbia i poteri, ma in un caso di evidente rischio della salute (v. soltanto gli NOx)  penso che li abbia, è opinione comune che sia in capo all’Amministrazione Comunale la responsabilità di ottenere l’immediata fermata dell’impianto da parte degli Enti preposti e di competenza, ciò anche nel rispetto dei principi della salvaguardia della salute pubblica definiti dallo statuto comunale.

In conclusione quali sono secondo lei le soluzioni possibili? 

Chi ha anche una modesta conoscenza dell’impiantistica sa che in questa situazione è necessaria una attenta analisi causa-effetto di tutte le situazioni non conformi che supporti le decisioni per una seria soluzione delle stesse. Tale soluzione non potrà essere né individuata, né progettata, né implementata rapidamente; trattasi di tempi sicuramente incoerenti con il rischio che non si può continuare ad imporre alla popolazione già fin qui troppo esposta. Purtroppo si è perso troppo tempo per l’individuazione dei poteri necessari per poter prescrivere d’autorità la più che necessaria fermata dell’impianto. Ammesso che l’Amministrazione non abbia i poteri, ma in un caso di evidente rischio della salute (basterebbero solo gli NOx)  penso che li abbia, è opinione comune che sia sicuramente in capo all’Amministrazione Comunale la responsabilità di ottenere l’immediata fermata dell’impianto da parte degli Enti preposti e di competenza, ciò anche nel rispetto dei principi della salvaguardia della salute pubblica definiti dallo statuto comunale. Questo non è ancora avvenuto.

Gessica Menichelli

 

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