MONASTERI INAGIBILI A FABRIANO E MATELICA, LE SUORE: “RESTIAMO QUI”
Nemmeno i monasteri sono stati salvati dalla furia del terremoto. Si registrano, infatti, danni in quasi tutte le strutture religiose della diocesi. Le situazioni più gravi a Fabriano e a Matelica. Tutto regolare, invece, a Sassoferrato dove le monache di Santa Chiara, situate nella zona Castello, non hanno riportato conseguenze e accolgono i fedeli regolarmente nella messa delle ore 18,30. Le quattro monache, spaventate, pregano affinchè “si plachi la paura e torni un clima sereno”. Nella città della carta ci sono 14 consorelle che sono state invitate a lasciare il monastero, ma loro di spostarsi non ne vogliono proprio sapere. Sono a Santa Margherita, poco lontano dalla Cattedrale San Venanzio e vivono la loro clausura da una vita all’ombra della Madonna del Buon Gesù. La paura è tanta e non si dorme serenamente, ma la preghiera riesce ad alleviare le ferite del sisma. I danni sono ingenti: chiusa la chiesa in attesa di controllo – presenti diverse lesioni – le crepe più profonde si sono registrate nella parte di monastero dove non sono stati effettuati i lavori di restauro dopo il terremoto del 1997. La messa – nei giorni feriali alle 7,40 con mons. Giancarlo Vecerrica e la domenica alle 8,30 con don Aldo Mei – viene celebrata in un locale del convento. Diversi i danni nelle camere e nel refettorio. “Fa molto male vedere Santa Margherita così – hanno detto le suore – ma ci sono ferite ingenti che speriamo non peggiorino con altre scosse”. Ne monastero di San Luca, invece, la chiesa è funzionante. La domenica si celebra alle ore 8,45 e i giorni feriali alle 8. I danni sono stati meno consistenti e si sono avuti solo al campanile e a un muro di cinta. La situazione è sotto controllo tanto che le suore benedettine, sin dal giorno della forte scossa, non hanno mai smesso di riunirsi in preghiera all’interno della struttura. Stessa sorte a San Silvestro. Su all’eremo don Vincenzo Bracci rassicura tutti. Ieri, poi, il vescovo Stefano Russo ha presieduto la Messa in onore di San Silvestro. “Qui non è accaduto nulla, non abbiate paura. Non siamo soli in questo momento di difficoltà”. La messa festiva si celebra alle ore 10,30 con la comunità silvestrina riunita.
Lungo Corso Cavour, invece, si trova il monastero delle clarisse cappuccine di San Bartolomeo (foto). Lo storico convento cittadino ospita nove suore che, per paura, hanno lasciato il secondo piano dello stabile e si trovano a piano terra per motivi precauzionali. La chiesa è chiusa per inagibilità visto che sono presenti crepe e lesioni consistenti. Chi si trovava nella zona la sera della forte scossa delle ore 21,20 ha riferito di forti scricchiolii provenienti proprio dalle mura delle suore. Oltre la chiesa anche il coro è inagibile e, di conseguenza, la messa domenicale viene celebrata alle ore 11 nel parlatorio con ingresso dal portone principale. “Siamo sempre a piano terra – hanno detto – e dormiamo qui. Al secondo piano saliamo solo per preparare il pranzo. Abbiamo paura, ma confidiamo nell’aiuto del Signore.” A Collamato è inagibile la casa diocesana utilizzata dalle suore guatemalteche che sono state ospitate dal parroco, don Leopoldo Crocetti, all’interno dei locali parrocchiali della frazione. A Matelica il monastero della Beata Mattia, cuore pulsante della devozione cittadina, ospita la parrocchia di Santa Teresa che è completamente inagibile. Le messe feriali sono alle ore 7,30 e 18, mentre le festiva alle ore 7.30 -11-18 presso il parlatorio di via Damiano Chiesa. La chiesa che contiene l’urna con le spoglie della Beata è chiusa. Si stavano facendo dei lavori di ristrutturazione che si sarebbero dovuti concludere per Natale, ma con il terremoto le cose sono cambiate. Caduti stucchi e calcinacci. La chiesa ha bisogno di essere rimessa in sicurezza prima di riaprire le porte ai fedeli. Sono 14 le clarisse che vivono qui e che ora si sono trasferite, per la notte, in infermeria. “Così – hanno detto – siamo nella parte più nuova del convento e facciamo compagnia alle consorelle anziane che vivono a letto. La struttura, esclusa la chiesa, ha retto al sisma, ma lesioni non gravi ci obbligano a non rientrare nei piani alti”.
Marco Antonini

