Electrolux, il punto del sindaco di Cerreto d’Esi dopo il Tavolo al Mimit
di David Grillini, sindaco di Cerreto d’Esi
Si è svolto oggi, 21 luglio, un importante incontro al MIMIT , ministero delle imprese e del made in italy, dedicato alla crisi Electrolux, al quale ho partecipato in qualità di Sindaco di Cerreto d’Esi, in rappresentanza del nostro Comune. Un confronto necessario e atteso, che ha visto la partecipazione delle istituzioni, delle organizzazioni sindacali e dei rappresentanti coinvolti nella vertenza. Dal tavolo è emerso come il Ministro Adolfo Urso stia cercando, con impegno, di individuare una soluzione che possa garantire una prospettiva industriale e occupazionale. Un lavoro complesso, che dimostra l’attenzione del Governo verso una crisi che non riguarda solo il nostro territorio, ma un intero comparto strategico del Paese. Tuttavia, nonostante gli sforzi messi in campo a livello istituzionale e sindacale, da parte dell’azienda continuano a emergere segnali poco rassicuranti. Le sorti dello stabilimento di Cerreto d’Esi restano ancora incerte e la paventata chiusura, pur non essendo una decisione definitiva, non può essere esclusa. L’amministratore delegato Ranieri ha fatto intendere che l’azienda sta studiando delle alternative ma che al momento la posizione dello stabilimento di Cerreto d’Esi resta la più critica. Si tratta di uno scenario che continua a preoccupare profondamente lavoratori, famiglie e l’intera comunità. Dal mio punto di vista, la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi deve essere assolutamente scongiurata. Non si tratta soltanto della perdita di un sito produttivo, ma di qualcosa di ben più ampio: un precedente, un possibile modello negativo che potrebbe riguardare molte altre realtà industriali italiane. La crisi del comparto degli elettrodomestici sta colpendo in modo particolare il nostro territorio, e ne stiamo già pagando le conseguenze. Se non si interviene con decisione, ponendo argini industriali chiari e strategie di lungo periodo, il rischio è che situazioni analoghe possano ripetersi altrove. Difendere Cerreto d’Esi significa quindi difendere non solo un presidio produttivo, ma anche un pezzo fondamentale della nostra economia e del nostro tessuto sociale. Ma questa vicenda deve anche rappresentare l’occasione per aprire una riflessione più ampia sul futuro dell’industria italiana. Serve una vera e propria “ricetta industriale” nazionale capace di tutelare i territori produttivi e rilanciare settori strategici come quello degli elettrodomestici ma in generale di tutto il manifatturiero. Questa ricetta, a mio modesto parere, deve partire da alcuni punti fondamentali:
1)una politica industriale di lungo periodo, che non si limiti a gestire le emergenze, ma individui quali settori riteniamo strategici per il futuro del Paese e metta in campo strumenti concreti per sostenerli, come anche accennato dal ministro Urso al tavolo;
2)il sostegno all’innovazione e alla transizione tecnologica, aiutando le aziende a investire in ricerca, automazione, efficienza energetica e nuovi prodotti, così da rendere gli stabilimenti italiani competitivi sui mercati internazionali;
3)la tutela della produzione nazionale, attraverso strumenti che contrastino la delocalizzazione indiscriminata e favoriscano chi sceglie di investire, produrre e creare occupazione in Italia;
4)un piano specifico per il comparto degli elettrodomestici, un settore che rappresenta una parte importante della storia manifatturiera italiana e che oggi deve affrontare la concorrenza globale, l’aumento dei costi e il cambiamento dei modelli di consumo;
5)la valorizzazione delle competenze dei lavoratori, perché il patrimonio di professionalità presente nei nostri stabilimenti rappresenta un valore che non può essere disperso. La formazione continua e l’aggiornamento delle competenze devono essere parte integrante di qualsiasi strategia di rilancio.
L’Italia non può rassegnarsi a perdere pezzi della propria industria. Ogni stabilimento che chiude non rappresenta solo un dato economico, ma una ferita sociale, una perdita di conoscenze e un indebolimento della capacità produttiva del Paese.
Salvare Cerreto d’Esi significa difendere un’intera filiera, un modello produttivo e l’idea stessa che l’Italia possa ancora essere protagonista nel mondo industriale. Il prossimo appuntamento al tavolo tecnico è previsto per inizio ottobre. Vedi meno

