DIEGO MINGARELLI: “LE MARCHE SONO INDIETRO RISPETTO ALTRE REGIONI”
Un resoconto tecnico sulla situazione dell’economia della Regione Marche e delle imprese del territorio, l’importanza di risollevarsi dalle problematiche generate dal sisma, dalla crisi economica e anche dalla carenza di infrastrutture senza perdere l’entusiasmo, la fiducia e la voglia di fare che contraddistinguono gli imprenditori marchigiani. Ne parliamo con Diego Mingarelli – CEO Diasen, Presidente Comitato Piccola Industria Marche e Vice Presidente Confindustria Piccola Industria Nazionale
Dottor Mingarelli, un nuovo anno ai blocchi di partenza possiamo tracciare, in base ai vostri dati raccolti, un resoconto sullo stato di salute delle imprese marchigiane?
Le Marche sono indietro rispetto ad altre regioni. Il Pil delle Marche nel 2017 ha registrato una flessione dello 0,2%, a fronte di una crescita dell’1,6% dell’Italia. Nella classifica delle 300 regioni europee per Pil procapite, le Marche retrocedono passando dal gruppo delle più ricche a quello delle regioni “in transizione” e sono in controtendenza anche nelle vendite oltreconfine nei primi nove mesi del 2018 diminuite del 2% (+3,1% Italia). Questo è il quadro d’insieme.
L’economia della Regione Marche verso quale direzione si sta indirizzando?
Siamo una regione a vocazione industriale, con un valore aggiunto della manifattura che si attesta al 23%, come la Germania, una forte propensione all’export e una posizione di testa nel numero di occupati nell’industria manifatturiera. I fondamentali ci sono. Per questo occorre puntare sempre di più sulla qualità delle produzioni perché sui mercati, soprattutto quelli emergenti, la manifattura “Made in Italy” è riconosciuta e apprezzata.
La politica economica regionale avrà sicuramente tracciato delle linee guida per l’anno 2019. Quali sono le emergenze da affrontare e le priorità segnalate dagli imprenditori?
Il nostro punto di vista è chiaro: serve un impegno costante e crescente della politica di sostegno al manifatturiero, con interventi sui principali fattori di competitività che richiedono investimenti da sostenere con fondi adeguati. Sostegno allo sviluppo, ma anche costruzione di un ambiente propizio al fare impresa, così da attrarre anche operatori e capitali da fuori regione. Da qui il bisogno di azioni di contesto, a partire dalla ricostruzione delle zone colpite dal sisma. Si favorirebbe la ripresa del settore delle costruzioni e dell’economia regionale. Ma abbiamo bisogno anche di infrastrutture per connettere le Marche al mondo. Non solo per dare energia alla produzione ma per rendere accessibile la ricchezza culturale e la bellezza dei nostri territori.
E’un momento cruciale per la creazione di una nuova cultura d’impresa. Come proponete di guidare questo cambiamento e attraverso quali strumenti ed iniziative?
Piccola Industria Confindustria, che mi onoro di rappresentare, si pone come agente di cambiamento per portare le PMI su un percorso di consapevolezza e di crescita culturale. Una Piccola Industria laboratorio di crescita del Paese attraverso la progettualità del territorio. Mi riferisco ad esempio al Progetto Gestione Emergenze, con Protezione Civile, grazie al quale siamo stati vicini alle imprese colpite dal terremoto aiutandole a ridurre il tempo per ritornare alla piena funzionalità e continuità attraverso un sistema di aiuti veloce e efficiente che comunicava con tutto il territorio nazionale, e che ci ha stimolati a fare un salto di qualità culturale superando l’emergenza per parlare di prevenzione, di resilienza. Oggi, grazie ad una forte azione di sistema, vogliamo contribuire a far si che prevenzione e resilienza diventino pezzi importanti di un grande piano di politica economica per mettere in sicurezza il Paese, garantire le nostre imprese, far ripartire interi comparti dell’economia in un’ottica di collaborazione pubblico – privato che non ha precedenti nella storia della repubblica.
La recessione e la crisi occupazionale hanno profondamente segnato il nostro territorio. Con particolare riguardo al distretto industriale fabrianese, che stato d’animo percepite tra gli imprenditori del nostro comprensorio? Stanno riacquistando fiducia e coraggio nel guidare le loro aziende?
La nostra fiducia non è mai venuta meno perché nella gestione d’impresa il pessimismo è un impedimento e un costo salato da sostenere. La struttura del distretto fabrianese ha subito un duro colpo ma la nostra vocazione manifatturiera ci ha consentito di andare avanti, anche grazie a una generazione di giovani imprenditori che sono stati capaci di guardare oltre la crisi. In fondo se dopo una crisi decennale siamo ancora qua vuol dire che la laboriosità del territorio continua a stimolare un’imprenditorialità capace di giocare una partita vincente. E la vivacità e l’unità di intenti del Raggruppamento delle imprese del comprensorio Fabrianese di Confindustria presieduto da Federica Capriotti sono una prova di questa eredità positiva.
L’appuntamento dell’Annual Meeting delle Città Creative UNESCO 2019 sarà un’occasione straordinaria per Fabriano e per le imprese che operano nel territorio. Che ruolo avrà Confindustria in questo evento, possiamo anticipare qualche iniziativa che vi vedrà coinvolti?
Come Confindustria crediamo nell’impatto di questo Meeting perché la creatività è un elemento della cultura manifatturiera e del lavoro che ha segnato la vicenda di questo territorio. Il nostro contributo punta a valorizzare il percorso industriale dell’entroterra come segno condiviso dell’identità locale, perché crediamo che il futuro di Fabriano sarà legato al dna manifatturiero e alla capacità di accompagnarne lo sviluppo con una struttura evoluta di servizi e di terziario.
Gigliola Marinelli


