Fabriano, blackout alle Cartiere Fedrigoni: UGL chiede interventi urgenti sull’autonomia energetica dello stabilimento
La presa di posizione del sindacato Ugl
Fabriano – Il blackout dello scorso 28 giugno ha riacceso i riflettori su un problema che la segreteria UGL denuncia da tempo: la fragilità energetica dello stabilimento Cartiere Fedrigoni di Fabriano. L’interruzione della fornitura elettrica ha costretto l’impianto a fermare la produzione per diversi turni consecutivi, con conseguenze pesanti sia sul piano produttivo che su quello della redditività aziendale. Un episodio che, secondo il sindacato, non può essere derubricato a semplice imprevisto, ma che riapre una questione strutturale rimasta irrisolta negli ultimi anni. Non è la prima volta, infatti, che lo stabilimento marchigiano si trova ad affrontare crisi energetiche di portata nazionale: già nel 2003, in occasione del grande blackout che mise in ginocchio l’intero Paese, la fabbrica di Fabriano riuscì a garantire la continuità produttiva grazie a un assetto energetico autonomo e ben strutturato. Una capacità di tenuta che oggi, denuncia la UGL, lo stabilimento non è più in grado di replicare. Per il sindacato, la responsabilità di questo arretramento va ricercata nelle scelte gestionali compiute negli anni dal precedente management. In particolare, la UGL punta il dito contro due decisioni ritenute decisive: la fermata dell’impianto F3 e la vendita di una turbogas, (l’altra turbina è ferma da un anno e mezzo), interventi che avrebbero progressivamente smantellato quel sistema di autosufficienza energetica che per decenni aveva rappresentato un punto di forza dello stabilimento. Il risultato, secondo la segreteria sindacale, è una situazione che definiscono “insostenibile e incomprensibile”, soprattutto se confrontata con il passato. Non sfugge alla UGL un altro elemento: per anni la famiglia Fedrigoni ha potuto contare su una gestione oculata e redditizia del sistema caldaie delle Cartiere di Fabriano, capace di garantire profitti anche nei momenti di maggiore difficoltà sul fronte energetico, situazioni per certi versi assimilabili a quella che si sta vivendo in queste settimane. Alla luce di questi fatti, il sindacato si rivolge ora direttamente al nuovo amministratore delegato del gruppo, Fulvio Capussotti, chiedendo un intervento rapido e concreto per ripristinare condizioni di sicurezza e autonomia energetica nello stabilimento marchigiano. Per la UGL, ogni scelta che vada in direzione opposta — ovvero che continui a trascurare il tema dell’autosufficienza energetica — rappresenterebbe un segnale preoccupante di disimpegno da parte dell’azienda, e un passo verso un declino che la cartiera, in un momento già delicato per il settore, non può permettersi. Investire nella resilienza energetica del sito, conclude la segreteria sindacale, non è soltanto una questione tecnica: significa tutelare la produzione, la competitività dello stabilimento e, soprattutto, la continuità occupazionale dei lavoratori coinvolti.

