Venticinque anni di Diasen, Diego Mingarelli: “Riscoprire il nostro Genius Loci senza negatività e fatalismi”
Oggi pomeriggio alle 17.30, nella splendida cornice del Teatro Gentile l’azienda Diasen, con il patrocinio del Comune di Fabriano, ha organizzato un evento celebrativo in occasione dei 25 anni dalla sua fondazione. “Genius Loci – Identità, luoghi e paesaggi del territorio fabrianese” è il tema dell’evento per per riscoprire il senso dei luoghi, nel cuore dell’Appennino fabrianese. Ne parliamo con il Ceo di Diasen e Presidente di Confindustria Ancona Diego Mingarelli.
Presidente “Genius Loci” è molto più di un evento celebrativo per i 25 anni di Diasen. Come è nata l’iniziativa?
Genius Loci nasce dal bisogno di restituire senso al legame tra impresa e territorio, in un tempo in cui le radici sono spesso considerate un vincolo e un impedimento. La nostra storia dimostra il contrario, che si può andare alla conquista del mondo senza perdere il senso delle origini e della storia. Per questo non volevamo una celebrazione ma un atto culturale. Genius Loci è un’esplorazione del rapporto tra luoghi e identità perché è fondamentale capire come un territorio ci plasma, ci parla, ci guida. Festeggiare i 25 anni di Diasen significa interrogarsi su cosa ci ha resi ciò che siamo, su una cultura manifatturiera che nasce dai luoghi, dalle relazioni, dalle visioni condivise.
Cuore dell’evento sarà l’opera inedita e multimediale realizzata da Francesco Ferla, architetto, autore visivo e storyteller siciliano. Con quale spirito è stata condotta questa narrazione visiva?
Lo spirito è quello della ricerca di una nuova consapevolezza dei luoghi. Per guardare le cose con sguardo diverso e abituarsi a farlo dovevamo andare oltre il quotidiano e l’abitudine. Per questo abbiamo chiesto a Francesco Ferla, un architetto siciliano capace di portare al massimo livello le potenzialità della tecnologia, di venire da noi per esplorare una terra che non aveva mai visto, di guardare il nostro territorio con occhi altri e stranieri. Il risultato è una narrazione visiva che non vuole essere un racconto illustrativo, ma una ricerca di senso: un dialogo tra paesaggio e memoria, tra spazio fisico e significato simbolico. È un’opera che mette in discussione la superficie, per riattivare profondità. È un invito a vedere ciò che non vediamo più.
L’appuntamento al Teatro Gentile sarà scandito da tre dialoghi e due interventi. Vogliamo anticipare qualche nome degli ospiti che vi accompagneranno in questo viaggio nei territori dell’Appennino?
Non abbiamo costruito un parterre ma una comunità di pensiero. Ogni voce sarà parte di un approccio condiviso che interroga il presente e prova a immaginare il futuro. Saranno con noi i Sindaci di Fabriano, Genga e Sassoferrato, i Rettori di Unicam e di Unvpm, il Presidente della Fondazione Symbola, professionisti della bellezza, imprenditori del territorio. Ma più di ogni altra cosa ci preme la presenza dei nostri concittadini, di questa grande comunità dell’entroterra con cui condividiamo speranze di futuro che parlano di una terra capace di identità forti, di visioni originali e di proposte attrattive.
Diasen festeggia un quarto di secolo, una dimostrazione concreta di come una visione imprenditoriale vincente e fortemente legata al territorio sia tuttora capace di ispirare una cultura del fare e dell’intraprendere. Possiamo affermare che Diasen vuole essere un seme di speranza e di futuro?
In contesti in cui tutto sembra spingere verso la delocalizzazione, verso la perdita di senso, scegliere di restare è un atto radicale. Ma non si tratta solo di rimanere qui: è in gioco la nostra capacità di reinventare, ogni giorno, il modo di vivere il proprio tempo e il proprio spazio. Diasen è una delle tante storie che dimostrano che l’impresa può essere anche una forma innovativa di cittadinanza. Ce lo diciamo spesso: siamo ciò che siamo perchè siamo qui. Fossimo altrove saremmo un’altra cosa. E questa consapevolezza cerchiamo di non limitarla a noi ma di proporla come una sfida più ampia. Siamo convinti che si possa fare impresa nel nostro territorio, che si possa essere innovativi e aperti al mondo senza essere sradicati e nomadi. Per riuscirci dobbiamo riscoprire il nostro genius loci, ma senza negatività e fatalismi.
La chiusura dell’incontro affidata al tema della ricostruzione post sisma con il senatore Guido Castelli è un segnale di speranza e rinascita per i territori dell’Appennino e delle aree interne, cuore pulsante del Paese?
Siamo convinti che ricostruire significhi molto più che rifare ciò che è andato perduto con il sisma. È un atto di rigenerazione culturale, oltre che materiale. Il terremoto oltre ad agire distruttivamente sulle cose e a mettere a nudo la fragilità dei territori interni, ha anche rivelato e mostrato la loro forza. Concludere l’evento con una riflessione ampia sulla ricostruzione è un modo per dire che Genius Loci non è solo esperienza culturale ma anche un desiderio concreto di progettazione. Perchè alla fine dei giochi i territori attrattivi sono quelli che vogliono ripartire e sanno trasformare la vulnerabilità in una visione che guarda avanti.
Presidente, il nostro distretto industriale conserva delle narrazioni e storie d’impresa, soprattutto familiari, che hanno proiettato il territorio in dimensione internazionali. Diasen rappresenta concretamente una di queste storie di impresa. Quanta resilienza e coraggio sono necessari per vincere queste sfide e continuare a credere nei nostri territori?
Le storie d’impresa che hanno costruito il nostro distretto – spesso nate dentro le mura di casa, con pochi mezzi e moltissima determinazione – sono testimonianze vive di come il legame con il luogo possa generare valore, innovazione e identità. La storia di Diasen si inserisce in questo solco: è una storia fatta di visione ma anche di fatica quotidiana, di ostacoli superati con creatività e determinazione. Resilienza e coraggio non sono parole astratte: sono la sostanza concreta del fare impresa oggi, in territori che continuano a offrire bellezza, intelligenza, competenze, manifattura e saper fare. Scegliere di restare significa non arrendersi alla logica che vuole sviluppo solo nelle metropoli, ma affermare che il futuro può trovare linfa vitale anche nelle periferie produttive. E per farlo servono imprese che abbiano coraggio, comunità che si stringano attorno a chi investe e un’idea condivisa di futuro.
L’ultima Assemblea Pubblica di Confindustria Ancona si è svolta il 18 giugno 2009 nella sede Indesit di Fabriano. Il prossimo 4 dicembre lei ha scelto di riportare nella Città della Carta questo evento, possiamo affermare che è un atto d’amore ed una rinnovata visione di speranza per il distretto industriale fabrianese?
Scegliere Fabriano come sede dell’Assemblea 2025 di Confindustria Ancona è una scelta di grande valore simbolico: portare il tema dell’attrattività nel cuore di un territorio che ha vissuto la crisi, ma che conserva energie, visione e desiderio di riscatto. Attrattività significa talenti che tornano, giovani che scelgono di restare, imprese che investono e comunità che crescono. Significa territori vivi, che generano bellezza, lavoro e qualità della vita. Il 4 dicembre, al Teatro Gentile, ci confronteremo con istituzioni, imprenditori, accademici e nuove generazioni per costruire una visione comune: le Marche come terra che accoglie, ispira e connette. Un’Assemblea che vuole raccontare la forza di territori che hanno potenzialità, risorse ed energie da mettere in campo per costruire insieme il futuro.
Gigliola Marinelli

