Un mondo a colori, l’affondo di Anffas
La presa di posizione di Anffas Fabriano
Come già affermato più volte, il 9 febbraio siamo stati messi di fronte a una decisione che risultava già presa da tempo: il trasferimento, entro il 15 marzo, del centro diurno “Un mondo a colori” in una parte dei locali della struttura residenziale “C’era l’Acca”. Si tratta di circa 150 mq sottratti alla struttura residenziale, senza alcuna condivisione preventiva con familiari, tutori e/o amministratori di sostegno e, naturalmente, con l’associazione Anffas Fabriano APS. Sia ben chiaro: non abbiamo mai contestato la perizia di vulnerabilità della struttura. Abbiamo invece contestato con fermezza le modalità con cui siamo stati messi di fronte a questa situazione. L’amministrazione comunale era a conoscenza dell’esistenza della perizia da oltre un anno, eppure ci ha informati soltanto un mese prima del trasferimento delle persone con disabilità, trattate come se fossero pacchi postali. L’assessore afferma che, fin dall’inizio, non vi sarebbe stata alcuna preclusione a intervenire sulla vecchia struttura che ospitava il centro diurno “Un mondo a colori”. Questa affermazione non corrisponde al vero. Fin dal primo tavolo di concertazione, infatti, la nostra prima richiesta è stata proprio quella di valutare la ristrutturazione della vecchia sede oppure il suo abbattimento e la successiva ricostruzione, anche con una metratura inferiore: circa 500 mq rispetto agli attuali 700 mq. La risposta ricevuta è stata però un muro invalicabile, non solo da parte dell’assessore Serafini, ma anche dell’assessore Vergnetta e dell’architetto Natalini. È stato sostenuto che la ristrutturazione fosse troppo onerosa, circa novecentomila euro, pur senza disporre — come abbiamo scoperto in seguito — di una reale stima dei costi. In assenza di una valutazione formalizzata, ci è stato invece presentato un progetto già definito: la costruzione di una nuova struttura di circa 200 m² da collocare dietro il residenziale e da collegare a quest’ultimo tramite un tunnel. Secondo tale impostazione, il centro diurno avrebbe raggiunto una superficie complessiva di circa 350 m², ma ciò avrebbe comportato la sottrazione definitiva degli spazi precedentemente appartenenti e utilizzati dal “C’era l’Acca”.
A seguito delle nostre rimostranze, il progetto è stato successivamente modificato. Abbiamo evidenziato in particolare due criticità:
• la collocazione della nuova struttura dietro il residenziale avrebbe precluso la possibilità di un futuro ampliamento del “Dopo di noi”, nato da un progetto Anffas per sostenere le persone con disabilità quando vengono meno i familiari in grado di prendersene cura o quando i genitori diventano troppo anziani;
• per la stessa ragione, abbiamo sostenuto che la nuova struttura doveva essere realizzata in modo autonomo, separata dal “C’era l’Acca”.
L’unico risultato ottenuto è stato lo spostamento della nuova struttura lateralmente al residenziale, senza tuttavia risolvere pienamente le criticità da noi segnalate. Per quanto riguarda i 150.000 euro stanziati dall’Unione Montana, è opportuno precisare la loro destinazione iniziale:
• 100.000 euro per la sistemazione del giardino;
• 50.000 euro per l’acquisto di un modulo di circa 50 m2.
Quest’ultimo intervento avrebbe avuto lo scopo di restituire almeno una minima parte dei 150 mq sottratti al “C’era l’Acca”: spazi essenziali per le attività ludico-ricreative e per le sedute di fisioterapia degli ospiti della struttura. Solo dopo le nostre proteste, abbiamo chiesto con forza di destinare i 150.000 euro all’integrazione dei 600.000 euro già stanziati dall’amministrazione comunale, così da raggiungere quota 750.000 euro. A quel punto sarebbe bastata una variazione di bilancio di 200.000 euro per arrivare alla somma necessaria alla ristrutturazione e alla messa a norma della vecchia sede di “Un mondo a colori”, in via Aldo Moro. Che cosa abbiamo ottenuto? Soltanto l’accorpamento dei fondi. Della variazione di bilancio, invece, neanche a parlarne, nonostante un avanzo di bilancio pari a 4.100.000 euro. A un certo punto i tavoli di concertazione si sono interrotti, ma noi non ci siamo fermati. Abbiamo continuato a protestare e, il 25 giugno, abbiamo organizzato un corteo per le vie della città. Lo stesso giorno ci siamo presentati al cinema Montini per manifestare con forza contro l’amministrazione comunale e ribadire la necessità di essere ascoltati. L’assessore Serafini fa, altresì, riferimento a una fase 1, una fase 2 e una fase 3 che, in realtà, non sono mai state formalizzate né discusse nei tavoli di concertazione, poiché non ci sono mai state presentate ne siamo venuti a conoscenza dopo l’interruzione del dialogo tra noi e l’amministrazione comunale. Allo stesso modo, pur dichiarando di aver coinvolto le famiglie, sarebbe opportuno chiarire quali siano state effettivamente consultate, poiché nulla sapevamo del progetto di co-ricerca avviato dall’Ambito territoriale 10 con l’Università di Urbino per costruire un sapere condiviso, utile a migliorare i servizi esistenti e a orientare la programmazione futura. Escludere da questo percorso l’Anffas, associazione tra le più rappresentative nel campo della disabilità, non appare coerente con un reale processo di condivisione.
Si è quindi arrivati al consiglio comunale del 30 giugno. L’opposizione ha presentato un emendamento con cui chiedeva alla maggioranza di abbandonare il progetto di costruzione della nuova struttura adiacente al “C’era l’Acca” e di destinare tutte le risorse alla ristrutturazione della vecchia sede del “Mondo a Colori”. L’emendamento prevedeva inoltre una variazione di bilancio a settembre, così da raggiungere l’importo necessario al completamento dell’intervento. A questo emendamento ne è seguito un altro, presentato dalla maggioranza, che conteneva però alcune inesattezze. Per questo motivo, noi di Anffas, insieme ai familiari presenti di “Un Mondo a Colori” e di “C’era l’Acca”, ci siamo confrontati con un componente della maggioranza per indicare con precisione i punti da correggere.
In particolare, abbiamo suggerito di specificare che:
• il centro diurno “Un Mondo a Colori” è uno CSER;
• andava indicata la normativa in base alla quale il servizio è stato accreditato;
• la sede avrebbe dovuto essere restituita con la stessa finalità e la stessa tipologia di servizio, rimanendo a disposizione delle persone con disabilità.
L’emendamento dopo il confronto tra opposizione e maggioranza è stato approvato all’unanimità. Cosa ci aspettiamo adesso? Che si passi dalle parole ai fatti. Chiediamo lo stanziamento dei fondi e tempi certi per la realizzazione degli interventi altrimenti restano solo parole scritte su un pezzo di carta.

