Beko, i sindacati: “Si vive nell’incertezza”
Fabriano – Il caso Beko nella città della carta preoccupa. Il calo dei volumi ipotizzato per lo stabilimento di Melano-Marischio si ripercuote sui lavoratori con in servizio meno unità e nella terza settimana saranno in funzione soltanto due linee di montaggio, poi l’ultima settimana, dal 22 settembre, sarà caratterizzata dalla cassa integrazione verticale (totale fermo produttivo). “La preoccupazione è fortissima – dice Valeria Tizzoni della Rsu Fiom-Cgil – anche perché alle nostre richieste in merito alla continua diminuzione dei volumi, non hanno mai fatto seguito delle risposte concrete. Viviamo nell’incertezza più totale”. L’attuazione del piano industriale, siglato il 14 aprile scorso, al ministero delle Imprese e del Made in Italy, dalla multinazionale turca, dalle organizzazioni sindacali di settore e dalle istituzioni coinvolte, non è ancora partita, eccezion fatta per l’avvio degli ammortizzatori sociali al 90% del tempo concernente un’ottantina di addetti (sui 110 totali) del centro Ricerca e Sviluppo di via Campo sportivo e altri impiegati della sede centrale di via Aristide Merloni e per l’applicazione degli incentivi all’esodo. Al momento ci sono state già 23 adesioni e che l’iniziativa ne potrebbe ottenere altre a breve. “Intorno alla metà di settembre – conclude Tizzoni – dovrebbero esserci altre uscite dall’azienda, ma le richieste non sembrano molte. Siamo in attesa degli investimenti, ma finora, a distanza di quasi cinque mesi dalla firma del progetto industriale, non sono stati inseriti nuovi prodotti, né altre linee produttive, mentre abbiamo assistito all’aumento di cassa integrazione”. Si attende nuova convocazione ministeriale.
Cartiere
Si è tenuto ieri un incontro che ha visto sedersi intorno allo stesso tavolo i vertici del gruppo Fedrigoni e i sindacati delle Cartiere di Fabriano. Bocche cucite sull’esito di questo summit che arriva a una settimana dall’annuncio dell’Amministratore delegato, Nespolo, circa il nuovo assetto dell’azienda e che vede tre aree operative che diventano più autonome, quasi come aziende a sé stanti. Sul tavolo il perimetro occupazionale. Tra pochi mesi scade l’accordo di un anno siglato al Ministero che prevedeva cassa integrazione per i dipendenti della società Giano che è stata chiusa e che ha dato il via a una vertenza e a una serie di contestazioni per lo stop della produzione di carta per fotocopie. La macchina continua F3, infatti, non si era fermata da quasi mezzo secolo. Si è parlato, molto probabilmente, anche della formazione dei dipendenti in cassa e dei lavoratori in somministrazione. Formazione che ancora non è partita. Ora si attende una presa di posizione sia dell’azienda che dei sindacati, forse oggi. C’è comunque preoccupazione e malcontento tra i dipendenti e poca fiducia. Da evidenziare il nuovo assetto del Gruppo. Il segmento Carta sarà guidato da Fulvio Capussotti, che diventa CEO della Business Unit Paper. Il segmento Autoadesivi sarà guidato da Rodrigo Lacerda, nuovo CEO della Business Unit Self-Adhesives. Il segmento RFID, invece, continuerà a funzionare in autonomia, come già avviene oggi con i suoi responsabili e i fondatori. L’obiettivo dichiarato di questa operazione è dare più agilità e flessibilità a ciascuna area, per affrontare un mercato che rimane difficile e complesso. Nell’ambito della vertenza Giano i lavoratori ricollocati sono 115, di cui 86 nelle Marche, 9 che si sono spostati al Nord e altri 5, invece, presso l’azienda Ritrama di Sassoferrato. Risultano ricollocati temporaneamente in 15. Il personale ancora in cassa integrazione straordinaria è pari a 44 unità.

