Protesta dei trattori: L’intervista alla presidente di Coldiretti Marche Maria Letizia Gardoni
I problemi, le difficoltà e le richieste che provengono dal mondo agricolo sono in queste settimane alla ribalta della cronaca nazionale ed internazionale. Manifestazioni in piazza e protesta dei trattori, una mobilitazione di massa con lo scopo di dar voce alle istanze degli agricoltori. Ne parliamo con Maria Letizia Gardoni, Presidente Coldiretti Marche e Ancona, per capire le ripercussioni di questo stato di agitazione anche nel nostro comprensorio.
Una mobilitazione degli agricoltori al grido “Non è l’Europa che vogliamo”. Possiamo sintetizzare per i nostri lettori le motivazioni che hanno portato alla protesta?
La protesta nasce due anni fa, quando siamo stati gli unici a mettere in discussione le politiche dell’ex Commissario Timmermans. Nelle ultime settimane abbiamo lavorato con le altre principali organizzazioni agricole europee (FNSA, DBV, UPA) affinché gli agricoltori europei si riunissero, in un presidio, in occasione del Consiglio europeo straordinario tenutosi lo scorso 1 febbraio 2024. Un momento importante poiché sul tavolo di lavoro c’era la revisione del quadro finanziario pluriennale. Per l’Italia era presente Coldiretti. Tra le motivazioni della nostra protesta c’era quindi il mantenimento delle risorse PAC per il settore agricolo, ma anche la deroga del 4% di terreni da lasciare incolti, il principio di reciprocità per gli accordi di libero scambio con paesi extra Ue e le direttive emissioni e fitofarmaci.
Quali risposte chiare e definitive attendono gli operatori del settore agricolo dall’Unione Europea?
Sicuramente un mercato più trasparente ed equo, dove le regole sono le stesse per tutti e dove l’impegno di una maggiore sostenibilità ambientale sia riconosciuta dal punto di vista economico agli agricoltori. E poi un mantenimento delle risorse PAC per un settore strategico in termini economici, occupazionali ed anche ambientali; a differenza di quanto viene raccontato, gli agricoltori sono i primi alleati con cui costruire la tanto citata transizione ecologica. Il settore ha già fatto grandi passi in avanti negli ultimi anni ma è necessario che questo sforzo venga pagato. Aggiungo, infine, che oggi più che mai è necessario ristabilire gli equilibri lungo la filiera agroalimentare: in una fase storica in cui l’inflazione ha raggiunto valori molto alti, le uniche ad arricchirsi sono state le catene della GDO a scapito dell’anello agricolo.
Parliamo più specificatamente della PAC (Politica Agricola Comune) e dell’obbligo di lasciare incolto il 4% dei terreni destinati a seminativi. Che ripercussioni avranno, in base a questa normativa, le aziende agricole a livello economico e produttivo?
Coldiretti aveva già chiesto ed ottenuto una deroga di questa misura all’inizio del 2022, quando lo scoppio ufficiale del conflitto Russo-Ucraino aveva messo in difficoltà la catena dell’approvvigionamento alimentare. Con la manifestazione del 1 febbraio, l’abbiamo ottenuta nuovamente ma stiamo lavorando con l’obiettivo di eliminarla definitivamente. Per fare un esempio concreto, nelle Marche il 4% equivale a circa 12 mila ettari e, facendo una stima sulla base della resa del grano duro per ettaro, possiamo dire che dovremmo rinunciare a circa 40 mila tonnellate di raccolto ogni anno. Una prospettiva poco confortante e poco strategica in un momento in cui i numerosi conflitti bellici ci riportano alla necessità di una sovranità alimentare.
Come stanno reagendo gli imprenditori agricoli locali a questo stato di rivolta?
Come è nella nostra natura, in questa fase c’è un incessante confronto con la nostra base sociale per concentrarci sulle criticità reali davanti alle quali non ci tiriamo indietro ma, anzi, continuiamo a costruire la nostra attività politico sindacale ma anche economica.
In base alle richieste che arrivano ai vostri uffici territoriali, quali sono le problematiche principali che preoccupano di più il comparto agricolo del territorio montano?
La cattiva gestione della fauna selvatica continua ad essere uno degli impedimenti principali per lo svolgimento dell’attività agricola. Numerose sono state le nostre manifestazioni, a Montecitorio e sotto il palazzo regionale delle Marche, così come nostro è stato l’impegno per commissariare gli ATC inadempienti e il richiamo ad una maggiore responsabilità dell’assessorato regionale per la gestione della materia. Stiamo lavorando alla revisione della legge regionale sulla caccia (L.R.7/95) e se le nostre modifiche non venissero accolte siamo pronti per scendere nuovamente in piazza. Il tema della ricostruzione va di pari passo: dopo aver lavorato con il Commissario Straordinario ad una norma che possa mettere gli allevatori e gli operatori agrituristici nella condizione di riscattare le strutture provvisorie superando i vincoli ambientali e le cubature, siamo ancora in attesa di un coordinamento con gli uffici ricostruzione. E poi il grande tema degli impianti fotovoltaici: abbiamo sempre denunciato l’occupazione di suolo agricolo e non permetteremo che la politica regionale favorisca i grandi gruppi d’investimento sul tema energetico a discapito della produzione agricola e della tenuta paesaggistica del nostro territorio.
Nei PSR (Piani di Sviluppo Rurale) c’è una forte attenzione all’insediamento di giovani agricoltori. Crede che questo stato di fatto, questo allarmismo e la gravità della situazione che si è creata possa scoraggiare la volontà dei giovani di scegliere una start up agricola per fare impresa?
Sicuramente questo stato di agitazione e il quadro che ne esce del mondo agricolo non ci aiuta nel racconto di un settore che invece può dare molte opportunità alle nuove generazioni. Le sfide sono sicuramente molte ma, se riusciamo a lavorare sulle storture e ad una definizione sempre maggiore delle infinite possibilità imprenditoriali del sistema agricolo, credo che questo lavoro possa continuare a rappresentare uno dei mestieri del futuro. Coldiretti ha sempre puntato molto sul ricambio generazionale e negli anni abbiamo visto che i giovani (e le donne) sono quelli che hanno saputo meglio interpretare i cambiamenti innovando il prodotto, il processo e il rapporto con il mercato e con il cittadino consumatore.
Come uffici territoriali, in che modo state affrontando questa emergenza e che tipo di supporto state offrendo agli agricoltori del territorio?
La nostra riconosciuta capillarità ci permette di avere un costante filo diretto con i nostri soci e di tenerli aggiornati e informati sia sul lavoro politico sindacale sia sulle novità di natura tecnica (normative, finanziamenti, fiscalità, etc.). Oltre ad avere gli uffici in quasi ogni comune, abbiamo sempre lavorato affinché potesse crescere la professionalità e la competenza dei nostri collaboratori di struttura che sono il primo punto di raccordo con gli agricoltori e quindi persone fondamentali nel continuo percorso di crescita per una grande organizzazione come la nostra.
Gigliola Marinelli

