Ecco la stagione di prosa del Teatro del Sentino di Sassoferrato

Sassoferrato – Una stagione di prosa con la “S” maiuscola. L’edizione 2023/24 del Teatro del Sentino, che si aprirà il 2 dicembre, presenta un cartellone artistico prestigioso per la presenza di grandi interpreti, straordinari autori e registi di alto profilo. Allestita dall’Amministrazione comunale con la collaborazione della Pro Loco e dell’impresa sociale Teatro Giovani/Teatro Pirata, questa nuova edizione propone dieci spettacoli, di cui cinque in abbonamento e altrettanti fuori abbonamento, questi ultimi dedicati in particolare al pubblico giovane. Una stagione di alta drammaturgia che alterna momenti frizzanti ed esilaranti ad altri più intensi e drammatici, con uno sguardo spesso rivolto all’attualità. Sul palcoscenico sentinate si avvicenderanno tante stelle del firmamento artistico nazionale e non solo: da Milena Vukotic a Geppy Gleijeses, da Gianfranco Jannuzzo a Barbara De Rossi, da Ernesto Mahieux a Benedicta Boccoli, da Pino Micol a Gianluca Ferrato, da Antonio Grosso a Lorenza Mario, da Stefano Artissunch a Lorenzo Gleijeses, solo per citare i più noti.

«E’ un programma artistico ambizioso – sottolinea con soddisfazione il sindaco Maurizio Greci – che, unito all’opera di restyling per i lavori di efficientamento energetico appena conclusi e che hanno dotato il teatro di maggiore funzionalità e confort, testimonia l’attenzione e l’impegno che l’amministrazione rivolge costantemente alla promozione della cultura e delle attività creative. Crediamo inoltre che le serate a teatro servano a favorire momenti di incontro e di socializzazione, utili soprattutto in un periodo, come quello invernale, durante il quale le persone hanno meno opportunità di svago e tendono ad isolarsi in casa».
Medesima soddisfazione è espressa dall’assessore alla cultura Lorena Varani, la quale spiega: «I numeri valgono più delle parole perché non tradiscono mai e per tale motivo, allestendo una stagione di prosa su alti standard qualitativi, abbiamo voluto soddisfare le aspettative di un pubblico sempre più competente, appassionato e numeroso, tanto da far registrare in questi anni quasi sempre sold out ad ogni spettacolo teatrale. Al tempo stesso – aggiunge la Varani – continuiamo a rivolgere uno sguardo attento alla formazione culturale e morale delle giovani generazioni con la prosecuzione dell’attività della scuola comunale di teatro che ogni anno è “premiata” da una larga partecipazione di iscritti».

Il sipario sulla nuova stagione si aprirà, come detto, il 2 dicembre con uno dei capolavori di Eduardo De Filippo: Uomo e Galantuomo. A portarlo in scena un suo allievo, artista di grande valore, intenso, carismatico, autentico padrone del palcoscenico: Geppy Gleijeses. Ma tutto il cast, composto da undici attori, è di altissimo livello, a cominciare da Lorenzo Glejeses ed Ernesto Mahieux. Abilmente diretta da uno tra i maggiori registi italiani, Armando Pugliese, questa commedia non passa mai di moda e continua negli anni ad appassionare il pubblico, regalandogli emozioni, gustosi equivoci, comicità ed anche momenti di alto teatro. Uomo e galantuomo è un meccanismo comico straordinario che narra la storia di una compagnia di guitti scritturati per una serie di recite in uno stabilimento balneare di Bagnoli. Proverbiale la scena delle prove del dramma “Mala nova” di Libero Bovio, in cui un suggeritore maldestro, continuamente frainteso dagli attori, ne combina di tutti i colori. Una commedia dal sapore “scarpettiano” in cui si ritrovano temi cari a Eduardo e che, pur essendo stata scritta oltre cento anni fa, mette in luce, sotto vari aspetti, la complessità dei rapporti umani e tematiche sociali sempre attuali. Splendide le scene di Andrea Taddei, come pure i costumi firmati da Silvia Polidori.

Il 27 gennaio sarà la volta di una straordinaria opera teatrale, Così è (se vi pare), scritta uno dei più grandi drammaturghi del Novecento: Luigi Pirandello. Protagonista della rappresentazione un cast stellare, guidato da Milena Vukotic, Pino Micol e Gianluca Ferrato, e composto da dodici eccellenti artisti. Prestigiosa anche la regia, firmata da Geppy Gleijeses. L’idea dell’allestimento nasce da una strepitosa intuizione di Giovanni Macchia, il più rilevante critico di Pirandello: il cannocchiale rovesciato. Partendo da questa idea, il regista ha chiesto a uno dei più importanti videoartist del mondo, Michelangelo Bastiani, di creare, in un contenitore vuoto, degli ologrammi tridimensionali, donnine e piccoli uomini alti 50

centimetri, che altro non sono che i personaggi della commedia. All’ingresso in scena della Signora Frola (Milena Vukotic) quegli esserini li rivedremo in dimensioni normali. La vicenda si sviluppa in un contesto ambientale di piccola borghesia, dove, pur di ricercare una qualsiasi verità, si ricorre alla curiosità e al chiacchiericcio senza curarsi di acuire i drammi familiari che altre persone stanno vivendo. Così è (se vi pare) è una rappresentazione intensa, coinvolgente. Una pièce con finale aperto che non ha una conclusione, non dà risposte sui fatti narrati, non giunge ad una verità univoca. Ognuno, anche lo spettatore in sala, ha la sua verità, appunto: così è (se vi pare)…

Il 5 marzo l’appuntamento è con due bravissime attrici, Benedicta Boccoli e Lorenza Mario, e con un artista versatile e molto apprezzato, Stefano Artissunch, i quali danno vita ad un coinvolgente spettacolo, Le preziose ridicole, liberamente tratto dall’omonima commedia di Molière. Uno spettacolo comico e musicale insieme, nel quale i protagonisti, grazie ad un ben congegnato meccanismo drammaturgico, si cimentano con grande maestria su più piani espressivi: recitazione, canto e ballo. Nell’adattamento di Artissunch (nella duplice veste di regista e attore) lo spettacolo è ambientato a Roma negli anni ‘40 e racconta l’avventura farsesca di due donne provinciali, due artiste d’avanspettacolo che per vivere si esibiscono in un varietà stile “Cafè Chantant”. Tra musica, danza e fare giocoso delle protagoniste, si insinua la critica di un periodo difficile dell’Italia della seconda Guerra Mondiale. Una società anestetizzata dalla propaganda che non si accorge che qualcosa di distruttivo è alle porte. Tuttavia il mondo dello spettacolo sembra non risentirne e, tra un’esibizione e l’altra, davanti ad un pubblico rapito da performance e scintillio di luci del varietà, le due attrici raccontano il tempo nel quale si snodano le loro vicende personali. Lo spettacolo attualizza i bellissimi dialoghi di Moliere che rivivono attraverso il divertimento di numeri-performance e canzoni anni ‘30- ‘40.

Le varie sfaccettature dell’amore, da quello coniugale a quello paterno, sono i gustosi ingredienti de Il padre della sposa, spumeggiante e, al tempo stesso, romantica rappresentazione che andrà in scena il 14 marzo. Uno spettacolo dove le gag, gli equivoci e i momenti comici non conoscono sosta, trascinando il pubblico in una risata dietro l’altra. Merito di un felice testo scritto dalla statunitense Caroline Francke e della bravura di un regista di rango, Gianluca Guidi, che firma anche le musiche. Protagonisti centrali dello spettacolo due interpreti di grande livello: Gianfranco Jannuzzo, attore poliedrico, raffinato, dotato di notevole sensibilità artistica, e Barbara De Rossi, attrice e conduttrice di successo, dalla grande presenza scenica. Accanto a loro un’attrice emergente, Martina Difonte. Ma tutto il cast di sette attori è di assoluto valore ed estremamente affiatato. Giovanni è un imprenditore e padre di famiglia che, oltre a possedere un’azienda, ha una bella figlia ventiduenne che sta per convolare a nozze, a cui vuole molto bene e di cui è molto geloso. La ragazza sta per sposare un rampollo di una ricca famiglia, ma l’imminente matrimonio con annessi caotici preparativi avrà un effetto straniante sul povero padre, il quale non vuole accettare il fatto che la figlia sia ormai una donna e il solo pensiero di lasciarla nelle mani di uno sconosciuto lo fa impazzire. In sostanza, un classico del teatro brillante, che regala emozioni e divertimento. Elegante e di grande impatto la scenografia di Carlo De Marino.

In equilibrio precario tra la “normalità” e la lucida follia. Questo, in sintesi, il tema del nuovo lavoro di Antonio Grosso, dal titolo Una compagnia di pazzi, che chiude la stagione di prosa degli spettacoli in abbonamento il 6 aprile. Drammaturgo, regista e attore di grande talento, Grosso, salito alla ribalta con lo spettacolo diventato un cult, Minchia Signor Tenente, presenta questa commedia che affronta un tema forte come la libertà, trattandolo con ironia e leggerezza. Accanto a lui, in scena, un cast particolarmente coeso di cinque bravissimi interpreti, tra cui la sua tradizionale “spalla” Antonello Pascale. La vicenda è ambientata nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, alle pendici di un paesino del sud Italia, dove due infermieri gestiscono un manicomio quasi dismesso all’interno del quale sono rinchiusi tre soli pazzi. In questa piccola comunità c’è armonia, anche se questa viene interrotta una settimana al mese dalla presenza del direttore del manicomio, un uomo severo e cinico. Dunque, una vicenda dai contorni drammatici, dove la follia, la disperazione e la mancanza di libertà giocano un ruolo di primo piano. Ma la convivenza tra queste persone dà origine anche momenti bizzarri e grotteschi che stemperano la tristezza che aleggia intorno alla loro precaria condizione. Ed è allora che a prendersi la scena è un’esilarante e coinvolgente comicità. Si ride e al tempo stesso si riflette con questo spettacolo così carico di umanità, dove la follia può anche insegnarci cosa significhi essere liberi o cosa significhi realmente “amare”.

La campagna abbonamenti è già iniziata.