I CARABINIERI DI FABRIANO INTERDICONO ALLA PROFESSIONE UN FISIOTERAPISTA

OPERAZIONE “ANATOMY”. I CARABINIERI DI FABRIANO INTERDICONO ALLA PROFESSIONE UN FISIOTERAPISTA.

A parziale conclusione delle investigazioni, il GIP, letta la richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Ancona – che ha condiviso il quadro probatorio presentato dai Carabinieri dell’Aliquota Operativa del N.O.R. di Fabriano, agli ordini del Capitano Mirco Marcucci, ha ritenuto dover applicare ad un uomo, sessantenne nato e residente a Fabriano, un provvedimento cautelare, con carattere di massima urgenza, consistito nell’interdizione dalla professione di fisioterapista osteopata e sequestro dello studio e di ogni strumento medicale. L’uomo, in assenza di qualsiasi titolo abilitativo, ha esercitato abusivamente la professione medica sottoponendo a visite mediche innumerevoli soggetti, prescrivendo loro medicamenti, cure, percorsi terapeutici, effettuando esami diagnostici , addirittura trasfusioni di sangue, spesso ponendosi in contrasto con le prescrizioni di personale medico a cui i pazienti parallelamente si rivolgevano, nonché tenendo una condotta mirata alla somministrazione di medicinali imperfetti o guasti, sovente dallo stesso realizzati, con trattamenti galenici o altri antibiotici da egli realizzati senza i titoli necessari ed anche mediante pratiche disconosciute o ignote alla scienza, come trattamenti trasfusionali o all’ozono, vietati al di fuori della professione medica e comunque inadeguati ad un utilizzo sanitario, inducendo le persone che vi si rivolgevano anche a tacere sul trattamento ricevuto, nella piena consapevolezza dell’illecito adottato.

Le condotte accertate dagli inquirenti nell’ambito dell’esercizio abusivo della professione medica, sono consistite in:
– uso di ozono di pessima qualità giudicato da qualificati specialisti da evitare persino in campo veterinario, cosi da provocare effetti collaterali anche gravissimi;
– pratica dell’uso di presunte cellule staminali, mediante prelievi ematici, trasfusioni e infusioni di sangue in ambulatorio con l’elevato rischio della vita e con effetti collaterali gravissimi;
– prelievo di sangue per scopi ancora da chiarire, la sua conservazione in frigoriferi ad uso domestico, senza il trattamento medico necessario, ed al fine di praticare successivamente una trasfusione al medesimo paziente, senza il rispetto delle procedure sterili;
– somministrazione di presunti antibiotici dallo stesso preparati in modo galenico, in luogo di antibiotici autorizzati e prescritti da medici a pazienti gravati da patologie anche molto gravi;
– iniezioni di ozono o altri gas non adeguati all’uso terapeutico e medico che in realtà si risolvono in iniezioni di aria idonee a cagionare microembolie;
– pratica delle iniezioni di presunto gas ossigeno o altra sostanza al momento ignota, per aumentare in modo provvisorio il seno;
– alla somministrazione, con iniezioni o per bocca, di acqua dichiarata dall’indagato curativa per diverse patologie compresa quella ad evitare gli effetti collaterali, provocati dalla presenza di metalli pesanti altamente nocivi nel tampone per la ricerca del Covid 19;
– all’applicazione diretta sul bulbo oculare di gas ozono (la cui qualità è stata già spiegata) per patologie dell’occhio;
– punture di sangue all’altezza della cervicale per problemi legati alla sfera psichiatrica.

Lo riferisce una nota del comando provinciale dei Carabinieri