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Quale futuro per l’Abbazia di San Biagio in Caprile

Due progetti per l’Abbazia di San Biagio in Caprile a Campodonico di Fabriano. L’idea è far diventare questa struttura la casa dei cammini per il rilancio del territorio. A riferire le novità circa questo storico luogo fondato nel 1030 è il sindaco, Gabriele Santarelli. L’abbazia, infatti, è attualmente coinvolta in due progetti finanziati uno con bando GAL e l’altro con fondi Cariverona. “Il primo bando è con Fabriano in veste di capofila di una cordata di Comuni formata da Sassoferrato, Genga, Cerreto d’Esi e Matelica e prevede il recupero funzionale della foresteria con la manutenzione straordinaria dell’impianto di riscaldamento e del tetto e l’allestimento interno per organizzare anche una sala formazione” dice il primo cittadino. Il progetto vale circa 170mila euro e comprende un cofinanziamento del Comune di Fabriano: è stato avviato a luglio 2017e al momento si è in attesa dell’approvazione del Definitivo da parte degli uffici del GAL. Il secondo progetto vede l’Unione Montana Esino Frasassi capofila e prevede per l’abbazia degli investimenti sull’arredo urbano esterno oltre a strutture utili a sfruttare gli spazi anche per eventi e incontri. “L’intenzione – prosegue Santarelli – è quella di far diventare questo luogo la sede dell’Università del Camminare e di tutti i cammini che si incontrano e dipartono dal nostro territorio. Sono state attivate collaborazioni con l’Università di Camerino e sarà importante unire tante altre realtà per fare in modo che una struttura così bella, ma impegnativa, possa funzionare e portare benessere e sviluppo al territorio della valle che unisce Marche e Umbria”. Ricordiamo che l’abbazia di San Biagio in Caprile fu fondata intorno al 1030 dai Conti di Nocera e di Gualdo che in quel periodo governavano la valle di Salmaregia. Nel 1060, per mancanza di religiosi, passò sotto le dipendenze di Santa Maria d’Appennino che inviò una piccola comunità di religiosi. Nel 1443 un incendio la distrusse insieme all’archivio e il complesso, rimasto privo di monaci, passò alla Congregazione Silvestrina. Nel 1665 fu elevata ad abbazia titolare e nel 1810 fu venduta a privati. Oggi dell’antica abbazia rimane la chiesa a pianta rettangolare, a suo tempo ornata dagli affreschi dell’anonimo maestro di San Biagio in Caprile (oggi a Urbino, Galleria Nazionale delle Marche), mentre gli edifici monastici sorti intorno al chiostro sono andati distrutti. Su questa struttura c’è, da tempo, anche l’attenzione dell’associazione culturale cristiana “Dignità e lavoro”.

L’associazione

Nel dibattito politico elettorale entra l’Associazione Culturale Cristiana “Dignità e Lavoro”. In primo piano il futuro dell’Abbazia di San Biagio in Caprile e l’eremo di Valleremita. “Siamo ormai alla ennesima tornata elettorale comunale anche a Fabriano tempo in cui fare promesse elettorali non costa nulla. Tutti i candidati presentano temi di interesse sociale. Noi come Associazione Cristiana richiamiamo l’attenzione dei candidati, non solo sulla Sanità, danni anni allo sbando, ma anche sul tema della tutela del patrimonio di fede, nonché culturale e architettonico, del nostro Appennino marchigiano, rappresentato dall’Abbazia di San Biagio in Caprile, della frazione di Campodonico e dall’Eremo di Val di Sasso della Frazione di Valleremita, che vanta il nostro comprensorio comunale e montano di Fabriano. L’Abbazia di Campodonico risulta essere chiusa al culto ed all’uso artistico – culturale e per l’Eremo di Valleremita riguardo l’indecoroso stato in cui versa la strada di accesso all’Eremo medesimo. La strada in questione, che ricordiamo essere una carrareccia, è stata interessata da una frana importante, che ne pregiudica la viabilità in sicurezza che presenta un evidente restringimento dovuto ai massi e alle radici. Chiediamo per le due strutture, un impegno preciso di chi aspira alla poltrona di Sindaco che risani e renda fruibile alla popolazione tutta – conclude l’associazione in una nota– questo patrimonio di fede e di arte che tanto racconta del nostro territorio e delle nostre radici cristiane. Sull’Abbazia di Campodonico, in particolare abbiamo richiesto ad agosto 2021, l’intervento della Procura di Ancona e della Regione Marche, per denunciarne lo stato di palese degrado e la cattiva gestione. Oggi allo stato dei fatti ribadiamo la richiesta di affidare ai monaci o ad altro ordine religioso la cura dell’Abbazia”.

Marco Antonini