Le fragilità e le incertezze del comprensorio in un focus dell’Ambito 10

Fabriano – Un’indagine per studiare le fragilità del comprensorio fabrianese, alle prese, da più di dieci anni, di una crisi irreversibile. E’ quanto ha fatto l’Ambito 10 con il progetto Janus. L’obiettivo è quello di trovare soluzioni concrete per le debolezze della comunità. Secondo la ricerca nell’entroterra si respira un’elevata qualità della vita e un’identità forte, ma anche un senso di isolamento e di staticità. E’ stata presentata, nei giorni scorsi, all’Unione Montana, alla presenza di sindaci e associazioni. Convolti ben 332 osservatori di Sassoferrato, Genga, Fabriano, Cerreto d’Esi e Serra San Quirico, tra associazioni sportive, sociali e culturali, scuole, parroci, medici, responsabili di servizi alla persona, amministratori pubblici, farmacisti, imprenditori, attività commerciali, operatori del sociale. Secondo lo studio la crisi e la pandemia hanno lasciato ferite profonde nella psiche collettiva: c’è un senso di isolamento, acuito anche dalle difficoltà delle infrastrutture. In tanti segnalano situazioni di disagio lavorativo o sociale. E’ forte il senso di spaesamento causato dal venir meno del rapporto con le grandi aziende che avevano segnato la crescita del territorio: non solo per le chiusure e le delocalizzazioni, ma anche per una percepita marginalità del comprensorio nelle decisioni. Si descrive un territorio che ai giovani fatica a offrire opportunità di aggregazione e di crescita personale. Particolarmente a rischio la condizione degli over-40 che hanno perso il lavoro o chiuso l’attività, e quella dei giovani che nel mercato del lavoro non riescono ad entrare facilmente. Al rischio povertà si aggiunge quello dell’isolamento: è forte la preoccupazione per il venir meno dei servizi sanitari e sociali, in precedenza considerati un fiore all’occhiello. “La crisi economica, le conseguenze del sisma, la pandemia e la guerra – dice il presidente dell’Unione Montana, Ugo Pesciarelli – hanno imposto alle comunità sforzi notevoli per resistere e per riprogettare le fondamenta della resilienza e della capacità di risposta ai bisogni dei più fragili”.

Ex A. Merloni, scaduta ieri la cassa integrazione

Si scrive definitivamente la parola fine sulla storia della Antonio Merloni-Ardo-Jp Industries-Indelfab di Fabriano (Ancona). Il bando scaduto il 13 maggio, infatti, non ha prodotto i risultati sperati, rileva in una nota la Fim-Cisl.”Dopo anni di vicissitudini e crisi aziendali – si lege in una nota -, passando dall’Amministrazione straordinaria Legge Marzano nel 2008, alla cessione poca fortunata all’imprenditore Giovanni Porcarelli in JP Industries nel 2012 per un progetto industriale che avrebbe dovuto portare 700 posti di lavoro tra Umbria e Marche. Progetto che si è tramutato in cinque anni di controversie legali con gli istituti di credito vinte dall’imprenditore, ma che nel frattempo hanno creato mancati investimenti e un indebitamento insostenibile, fino ad arrivare al passaggio ad Indelfab a luglio del 2019 e il fallimento il 15 novembre dello stesso anno”. Domenica 15 maggio è scaduta la cassa integrazione per cessazione, seguirà il licenziamento collettivo di circa 500 persone di cui la metà sul territorio di Fabriano: 245 del sito di Santa Maria di Fabriano e 244 dello stabilimento di Gaifana, in Umbria. “È vero – dichiara Giampiero Santoni, segretario regionale Fim Cisl Marche – diversi sono prossimi alla pensione, altri nel frattempo si sono rimboccati le maniche e hanno lavorato precariamente in altre aziende in attesa di soluzione industriali che non sono mai arrivate, ma rimane tutto l’amaro in bocca per non aver trovato soluzioni occupazionali”. In vista delle elezioni amministrative, Santoni lancia un messaggio ai candidati sindaco. “Dopo il voto, i programmi elettorali non devono finire nel dimenticatoio, ma si deve cercare di lottare per rilanciare Fabriano, una città che ha ancora tutte le carte in regola per creare occupazione ed essere competitiva. Su questo, il sindacato sarà con voi”.

Marco Antonini

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