Da Fabriano a Bologna, la storia dell’avvocato Luca Sebastiani

Fabriano – Ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza a Marischio di Fabriano, poi gli studi l’hanno portato in Emilia Romagna. Qui sta costruendo la sua vita e ha realizzato il suo sogno di avviare uno studio legale. Tra un caso e un altro Luca Sebastiani, 33 anni, professione avvocato, porta avanti una battaglia importante sul mondo delle carceri. Lo abbiamo intervistato.

Chi è Luca Sebastiani? Da Fabriano a Bologna: avvocato in trasferta? 

Luca Sebastiani è un ragazzo semplice, chi mi conosce lo sa. Sono cresciuto a Fabriano, è lì che ho le mie radici ed è lì che torno ogni volta che riesco ad averne l’occasione. Mi sono diplomato al liceo scientifico Vito Volterra, anche se con un percorso non proprio brillante. Mi sono trasferito a Bologna per iscrivermi all’Università di Giurisprudenza: è l’ateneo più antico del mondo, con una nomea che ancora oggi lo contraddistingue, ma non nascondo che la scelta fu anche orientata dalla volontà di fare anche un’esperienza di vita. E’ proprio a Bologna che è nata la passione per la legge e mano a mano che la studiavo la propensione per la tutela dei diritti delle persone. E’ esattamente la predisposizione che ho di tutelare e difendere le persone in difficoltà o in minoranza e la salvaguardia delle garanzie e dei diritti che mi spinge a difendere qualsiasi persona, che in quel momento è il bersaglio di tutti: da chi lo accusa, magari di un fatto di un fatto che non ha commesso, al linciaggio mediatico che spesso ne consegue. Forse è anche la mia indole, mi ricordo che mia madre me lo diceva sin da piccolo che io dovevo fare l’avvocato.

Fin da piccolo sognavi di fare l’avvocato? Come è nata la passione per questo lavoro?

Ho completato gli studi mirando proprio quell’obiettivo ed alla fine ce l’ho fatta. Non che sia stato semplice, c’è voluto una dose di impegno e di dedizione notevole, ed anche l’aiuto ed il sostegno dei miei genitori.
Ho iniziato a collaborare, ormai più di nove anni fa, con uno degli studi penali più importanti di Bologna, per poi diventare avvocato e dopo l’immancabile e direi indispensabile gavetta ho aperto il mio studio. Sono specializzato nel penale, è quella la mia passione, ma ho la fortuna di occuparmi anche degli altri rami del diritto, grazie all’aiuto dei miei collaboratori, una dei quali è la mia compagna. Ho messo su una squadra giovane, ma molto determinata. E soprattutto che si impegna e che ama, davvero, questo lavoro. Penso sia questa la nostra fortuna. A breve aprirò anche un secondo studio, a Valsamoggia (Bo), dove viviamo, con l’auspicio di ingrandirci sempre più.

Qualche caso particolare che hai seguito?

Ce ne sono diversi, ma sicuramente ti posso citare due casi di stretta attualità. Il primo riguarda un processo per omicidio, dove difendo l’imputato. L’accusa che gli era rivolta era omicidio pluriaggravato, dalla premeditazione e dai futili motivi. Forse lo ricorderai, perché se n’è parlato molto anche sui quotidiani e telegiornali nazionali. Bene, circa tre settimane fa si è concluso il processo di primo grado, che ho fatto di tutto per ‘sgonfiarlo’ a livello mediatico, concentrandomi sugli aspetti che ritenevo più essenziali per difendere al meglio il mio assistito. E’ inutile che ti dico che l’accusa era profondamente sbagliata. Ad oggi però posso ritenermi soddisfatto di quanto già ottenuto in primo grado, ovvero una riqualificazione giuridica e la concessione di due attenuanti: in buona sostanza la condanna è stata ad anni otto e mesi due di reclusione. E’ senz’altro un ottimo risultato, soprattutto considerato da dove partivamo: rischiava l’ergastolo. Abbiamo fatto le scelte opportune e costruito piano piano la nostra difesa. Ora, seppur il risultato ottenuto da un lato ci soddisfa, siamo già al lavoro per l’appello, convinti di poter ottenere un ulteriore derubricazione in omicidio colposo, quello che effettivamente è stato, consapevoli di avere ottimi elementi probatori per farlo.

Un altro caso importante che stai seguendo che può darci qualche spunto di riflessione?

Attualmente mi sto occupando anche del caso del carcere di Modena, che mi tocca particolarmente: ovvero quello che è successo quel maledetto 8 marzo dell’anno scorso in cui sono morti 9 ragazzi giovani durante una rivolta all’interno di un carcere. Uno di quei ragazzi era un mio assistito, a cui tenevo, un po’ come tutti o forse ancor di più, ed è stato davvero un brutto colpo. Anche perché sarebbe uscito dopo poche settimane. Stiamo lottando con tutto noi stessi per pretendere la verità e far luce su quello che è realmente successo in quel carcere, quel giorno. E’ un caso difficile, perché, come comprenderai, abbiamo tutti contro, ma abbiamo cuore e coraggio per assistere la famiglia di quel ragazzo nella ricerca della verità. Potrebbe diventare un processo davvero importante, al pari di quello per la morte di Stefano Cucchi: non per analogia su quello a lui è stato fatto, ma per la possibilità di aprire una breccia su un sistema, quello carcerario, che purtroppo non sempre funziona. Questa volta sono morti 9 ragazzi, ma i giornali sono pieni di storie drammatiche e c’è un dato che più di tutti rileva: il 68% delle persone che escono dal carcere, torna a delinquere una volta riacquistata la libertà; mentre il tasso di recidiva tra chi è affidato a misure alternative alla detenzione si ferma al 19%. E’ evidente che questo è un problema per tutti.

Il carcere: un problema serio e urgente… che sta succedendo?

Il carcere, come questo dato appena citato ci evidenzia, invece di rieducare come la Costituzione impone, di fatto peggiora le persone, che una volta uscite da lì, senza un lavoro e spesso senza nessuno, tornano in strada e conseguentemente a commettere reati. E’ tutto sbagliato e le ragioni sono tante: dal sovraffollamento carcerario all’inadeguatezza delle strutture stesse, dall’assenza di rieducazione lavorativa, all’impotenza dei servizi che dovrebbero agevolare l’uscita del detenuto e il suo reinserimento in società, una volta scontata la pena.

Hai un sogno nel cassetto?

Assolutamente si! Non vorrei sembrare poco modesto, ma il mio sogno lo sto già vivendo. Dato che gli stimoli vanno sempre ricercati, soprattutto considerato che ho appena 33 anni, se devo ambire ad un altro sogno è appunto contribuire a migliorare il sistema penale, dal sistema carcerario al processo stesso. Tornando all’esempio di cui parlavo prima del processo per omicidio, noi avremmo fatto anche del nostro meglio, ma quell’uomo accusato di omicidio pluriaggravato, se non avesse avuto una famiglia, un onesto lavoro e la possibilità economica di fare le scelte opportune, come ad esempio le perizie che abbiamo fatto con i migliori professionisti, sarebbe stato destinato all’ergastolo. Ti sembra normale che anche nei processi penali faccia la differenza l’aspetto economico? E se questa persona non avesse avuto la forza economica di partecipare ad un processo? E se quella persona fosse stata innocente, come a volte purtroppo capita soprattutto in casi mediatici? Pensa alla legittima difesa che è stata pur riformata recentemente con tanto clamore ma con scarsi risultati. Ma ti sembra corretto che una persona che è stata violata, ad esempio, nel suo domicilio e si è solamente difesa, debba spendere un capitale per vedersi riconosciuta l’innocenza, sempre facendo le scelte opportune, dopo cinque anni? Ecco, se posso ambire a qualcos’altro, è provare a cambiare quello che purtroppo non funziona nel delicato sistema penale, nella speranza che la pena sia certa per chi sbaglia, che possa rieducare e non peggiorare chi la subisce, e soprattutto che i diritti delle persone siano sempre garantiti.

Marco Antonini

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