STATI UNITI D’AMERICA, L’ELECTION DAY

Ci siamo, ecco l’election day che nominerà il 46esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Fin dalla Costituzione ad oggi si sono alternati per 45 presidenti. Negli Stati Uniti si vota sempre di martedì, venne deciso nel 1845 quando il Congresso decise di uniformare il giorno in cui si votava nei diversi States. George Washington tra i padri della guerra d’Indipendenza e della Costituzione è stato il primo Presidente degli States, dal 1789 al 1797. Abraham Lincoln è passato invece alla storia anche per la conduzione dell’Unione alla Guerra di Secessione. Franklin Delano Roosevelt è stato l’unico presidente degli Stati Uniti a rimanere in carica per più di due mandati. Fu eletto quattro volte e morì durante il suo quarto mandato. F.D. Rooselvelt è stato tra i presidenti più amati come il suo omonimo Theodore Rooselvelt in carica dal 1901 al 1909 e J.F. Kennedy, figura che è diventata una sorta di mito per il popolo statunitense e non solo. Lyndon Johnson dal 1963 al 1969 è legato alla guerra del Vietnam, ma anche alla lotta per i diritti degli afroamericani. Barack Obama, presidente in carica per due mandati dal 2008 al 2016 è stato il primo e unico presidente afroamericano della storia. 18 sono stati i presidenti repubblicani, 17 i democratici.

Il sistema elettorale statunitense è generalmente molto complesso ma, per ciò che riguarda l’elezione presidenziale, il Collegio elettorale gioca un ruolo fondamentale: infatti, secondo la volontà dei primi costituenti, rappresenta il giusto compromesso tra i sostenitori dell’elezione tramite voto popolare, e coloro che ritenevano che tale nomina spettasse solo al Congresso. Il Collegio elettorale è un organo costituzionale non individuabile in un luogo o persona fisica, in quanto integra la totalità dei cosiddetti “Grandi Elettori”, ossia funzionari di partito scelti dai comitati elettorali, in un numero fisso pari alla somma dei membri della Camera dei Rappresentanti più due Senatori. Questo sistema implica quindi che gli Stati più popolati avranno un maggior numero di rappresentanti presso il Collegio elettorale. I Grandi Elettori pertanto sono 538, e per ottenere la carica presidenziale occorrono 270 dei loro voti.

Importanti e fondamentali per l’elezione del Presidente sono storicamente stati come Illinois, Pensylvania, Ohio, Michigan, Florida, stati che hanno una popolazione superiore ai 10 milioni di abitanti, caratterizzati da un’alternanza di credo politico, repubblicano o democratico, sono le varianti decisive. Per quanto riguarda le elezioni odierne, si prevedono 20 o 30 milioni in più di votanti rispetto alle elezioni del 2016, la sfida è tra il presidente uscente Donald Trump e il candidato della parte democratica Joe Biden. Secondo i sondaggi, Trump vanta forte credito negli stati del Mid-West della cintura Sud e in Texas, stato che porta 38 grandi elettori. Joe Biden ha in mano la California, Illinois, gli stati democratici di New York e del New England e tenta come Trump di aggiudicarsi Florida, Michigan e Pennsylvania, stati secondo i sondaggi ancora in bilico. Anche Arizona, che porta 11 voti è incerto. La sfida come sempre è avvincente, un gioco di strategia geo-politica dove l’importante è accaparrarsi i giusti stati, quelli chiave, quelli che poi risultano decisivi. Alla vigilia dell’Election Day, 93 milioni di americani hanno già votato con le votazioni anticipate che si sono concluse nella giornata di domenica e con il voto postale. Un record di affluenza. La sfida Trump-Biden è nel vivo, oggi si vota e tra le 3 e le 4 del mattino in Italia si potrebbe già avere il nome del 46esimo inquilino della Casa Bianca.

Francesco Fantini

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