Don Giovanni Mosciatti: “Il lavoro è per le persone”

Imola – Il vescovo di Imola, monsignor Giovanni Mosciatti, ha scritto un messaggio a clero e fedeli della diocesi in occasione della Festa del Lavoro del primo maggio. Lo pubblichiamo integralmente.

di monsignor Mosciatti

L’emergenza seguita alla diffusione del Covid-19 ci sta rivelando che, come sentiamo spesso, nulla sarà come prima. Anche nel mondo del lavoro, che ha prima rallentato e poi ha visto fermarsi la propria attività, già si contano danni importanti e si vive l’incertezza del domani. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, comprendiamo il serio rischio che grava sul lavoro. In questo contensto la Festa del 1° maggio di quest’anno. Oggi si sta provando ad immaginare il dopo, la fase 2. L’economia e la produzione devono ripartire. Ma anche la convivenza deve ripartire in tutte le sue dimensioni. Dobbiamo certamente ringraziare la tecnologia che ci ha permesso di continuare a comunicare, a lavorare, a progettare, a fare lezione. Tante attività non si sono fermate grazie allo smart working. Ma tanto della vita ci manca. Decine di piattaforme informatiche e di collegamenti streaming hanno sostituito la corporeità, il contatto fisico, l’abbraccio, la riunione intorno a un tavolo, la colazione con gli amici, la lezione in classe, la conferenza con la gente davanti, la Messa con il popolo.

Oggi va bene così, ma non è uguale! Non possiamo scordarcelo. Dobbiamo conservare il desiderio di “fare” e di “essere” insieme. Mi hanno molto colpito gli amici del Movimento Lavoratori di Azione Cattolica che in questi giorni hanno fatto un sondaggio tra i lavoratori ed hanno scoperto delle novità interessanti che in questo numero del giornale ci comunicano. Quale esperienza abbiamo fatto in queste settimane? Da un lato penso ai medici e al personale sanitario in prima linea, così come al personale dei supermercati, delle forze dell’ordine, e a tutti coloro che hanno continuato a lavorare per garantire i servizi minimi. Tutti hanno avuto la possibilità di sperimentare il valore grande del proprio lavoro per il bene di tutti, una dimensione ovvia ma nella normalità rischiava di essere data così per scontata. C’è chi invece dovendosi fermare, ha potuto rendersi conto di come l’inattività non corrisponda in fondo alla nostra natura umana, anche se per molti è stata anche l’occasione per rendersi conto che la frenesia tipica della nostra società moderna rischia di essere altrettanto contro natura quanto il non lavorare.

In ogni caso si è potuto avere tempo per sé e per la propria famiglia e questo ci fa comprendere che non si tratta di un problema di equilibrio fra impegni professionali e tempo da dedicare alla vita privata, ma un problema di senso che questo periodo ha posto con maggior intensità e mi auguro che la ripresa non faccia dimenticare troppo in fretta questo seme di coscienza del valore del lavoro. Questi giorni hanno messo poi in evidenza una quantità rilevante di persone «scartate» come ci ricorda sempre papa Francesco. Il lavoro anche quando non manca, spesso è precario, povero, temporaneo, lontano da quei quattro attributi definiti da papa Francesco: libero, creativo, partecipativo, solidale (EG 192). Emerge sempre più come milioni di lavoratori autonomi, commercianti ed artigiani di fronte ad eventi come quello del Coronavirus, vivono una situazione di precariato che deve far ripensare a tutto il sistema, affinché i principi della carità e dell’uguaglianza possano insieme a quello di merito generare una rinnovata giustizia sociale che ha nel lavoro uno dei suoi pilastri principali. La sfida che abbiamo di fronte è formidabile e richiede l’impegno di tutti. Ognuno può dare il proprio contributo alla costruzione di un modello sociale ed economico dove la persona sia al centro e il lavoro più.

Messa

Oggi, domenica 3 maggio, ricorre la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Una giornata speciale, di festa per il seminario diocesano di Montericco. Per l’occasione, infatti, la messa festiva sarà celebrata dal vescovo Giovanni Mosciatti proprio dal seminario di Imola e sarà trasmessa sul sito e sui canali Facebook e YouTube del settimanale diocesano Il Nuovo Diario Messaggero. La celebrazione, senza fedeli e nel rispetto delle più recenti normative per prevenire la diffusione del Coronavirus, sarà online a partire dalle 16 di domenica 3 maggio.

Marco Antonini

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