FESTA A SASSOFERRATO, ROBERTO BURANI E’ GUARITO DAL COVID-19

di Marco Antonini

Sassoferrato – “Si comunica con grande gioia alla cittadinanza che il nostro concittadino, per primo risultato positivo al Covid-19 nel nostro Comune, è perfettamente guarito ed è stato dimesso, potendo così finalmente tornare a casa, all’affetto dei suoi cari. Il sottoscritto e l’Amministrazione comunale, a nome anche di tutta la comunità, gli danno un caloroso bentornato a casa”. Così, ieri, 4 aprile, il sindaco di Sassoferrato, Maurizio Greci, a poche ore dalla bella notizia che i tamponi fatti alla Residenza Protetta, agli ospiti ed operatori, sono risultati tutti negativi al Covid19. Torna, quindi, a casa il primo paziente di Sassoferrato ricoverato per coronavirus.

La storia

E’ festa a Sassoferrato: Roberto Burani, 45 anni, dipendente Faber, è tornato a casa dopo aver affrontato il Coronavirus. “Il sole, per me è sorto due volte. All’alba, sul filo dell’orizzonte e a fine mattinata quando, davanti a Villa Pini a Civitanova, ho potuto abbracciare di nuovo mia moglie Alessandra”, queste le prime parole dell’uomo, riportate dai quotidiani regionali, Corriere Adriatico e Il Resto del Carlino. Guarito ufficialmente, dopo 29 giorni, ha potuto rivedere le sue due bimbe. Una battaglia lunga, quella che ha affrontato Roberto, iniziata con qualche linea di febbre. Il sospetto Covid è arrivato inizio marzo, dopo essere entrato in contatto con qualcuno proveniente dalla Lombardia. Il ricovero sabato 7 marzo all’ospedale Profili di Fabriano, poi, dopo il tampone positivo, il trasferimento all’ospedale di Torrette dove è stato pure sedato e intubato. “Non riuscivo a ricordarmi il perché ero lì, circondato da malati intubati con medici ed infermieri che si muovevano intorno a noi con degli scafandri. Pensavo che avevo avuto un incidente e che avevo perso la mia famiglia finché un infermiere, un angelo, mi ha fatto vedere in video Alessandra e mi sono rasserenato: se vedevo mia moglie e mi sorrideva allora mi potevo fidare” ha raccontato Roberto. “Quello che ho visto in Terapia Intensiva, da lucido, le sofferenze dei malati, l’abnegazione del personale, mi rimarrà impresso a vita nella mente ed è lì che ho capito che dovevo aiutarmi da solo e che potevo aiutare gli altri liberando il mio posto letto” dice l’uomo. Del limbo nelle terapie intensive ha vaghi ricordi Roberto: “Mi dicono che ero sedato ma so che nella mia testa ho sentito tante volte la voce di Alessandra, anche quelle delle bimbe, ma più di tutto di Alessandra che in un modo distinto mi diceva: Roby tutto va bene”. Infine gli ultimi giorni nel reparto non covid a Civitanova dove ha seguito una terapia a protezione dei polmoni e dello stomaco, fino al doppio tampone negativo e il ritorno a casa.

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