FERMARE LA RIORGANIZZAZIONE SANITARIA CHE PENALIZZA L’ENTROTERRA

di Marco Antonini

Fabriano – Perchè a Senigallia la parte chirurgica per le malate di tumore al seno visto che già le mammelle si operano a Fano e ad Ancona? Tre strutture in circa 40 chilometri. E perché nonostante ci sia la “Breast unit”, cioè il lavoro di equipe, con sede all’ospedale di Fano i chirurghi operano anche in quello di Urbino, ma a Fabriano è vietato e gli specialisti sono costretti a spostarsi fino a Senigallia con le pazienti? Sono alcune delle domande che i residenti della città della carta si stanno facendo, da giorni, dopo la presa di posizione di Area Vasta 2 che conferma l’avvio delle “Breast unit” squadre di specialisti (chirurghi, radiologi, oncologi, psicologi, solo per citare alcune figure professionali) per operare il tumore al seno. Fabriano esclusa: la sede, infatti, è presso l’ospedale di Senigallia. Questo vuol dire che i pazienti in cura al Profili effettueranno tutti gli esami e le visite nel proprio ospedale, per poi operarsi, col proprio chirurgo, a Senigallia. Una decisione, questa, nel silenzio della politica locale fabrianese che non si è opposta all’ennesima decisione a favore della costa. Ci si mette in macchina, quindi, non solo per partorire, visto che il punto nascita è chiuso da febbraio e poi è stato anche ridotto ad ambulatorio 6 ore al giorno il reparto di Pediatria, ma anche per operarsi. Intanto l’associazione Fabriano Progressista, dopo aver raccolto 8.500 firme per la petizione in difesa del Profili, propone un comitato unico di tutto l’entroterra per salvaguardare l’ospedale, coinvolgendo tutti i comuni della zona.

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