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GIAMPAOLO BALLELLI, LA MIA FABRIANO INSOLITA E SEGRETA

Una città ancora da scoprire, uno scrigno che conserva capolavori artistici dal valore inestimabile che necessitano di interventi conservativi di massima urgenza. Abbiamo incontrato l’architetto Giampaolo Ballelli, di “Fabriano insolita e segreta”,  per fare il punto sulla situazione dei beni storico-artistici cittadini e per un aggiornamento sui lavori al Complesso Monumentale del San Benedetto.

Architetto, dalle vostre ricerche ed anche sopralluoghi nei siti storici della città Fabriano, possiamo tracciare una mappatura delle “emergenze” che necessitano secondo voi di un intervento conservativo nel breve periodo?

L’Oratorio dei Beati Becchetti? O il ciclo di affreschi di Simone De Magistris al San Benedetto? Il vero problema è stanziare le risorse necessarie a operare. Se le risorse sono insufficienti ci dobbiamo mobilitare. Altrimenti faremo la fine di quegli ufficiali del romanzo “Il deserto dei tartari”; una vita passata a guardare l’orizzonte e aspettare qualcosa che non arriva. Prendiamo esempio dal Comitato del Giano o dalle lotte che si stanno facendo per l’Ospedale o per la strada statale 76.

Parliamo del Complesso Monumentale del San Benedetto, a che punto sono i lavori?

Francamente non lo so ma, a parte problemi di sovrapposizione con l’evento UNESCO e con la XXV° edizione del Palio, non sono preoccupato. Si sta intervenendo e questo è quello che conta. Le notizie che ho, con beneficio di inventario, dicono che nei lavori programmati per eliminare le infiltrazioni di umidità, che interessano da anni tutte le cappelle del lato sinistro della chiesa, sono state rinvenute opere più antiche. Forse una rampa di accesso del XIII° secolo, coeva con i lavori di realizzazione della chiesa abbaziale che i Silvestrini costruirono ampliando il precedente piccolo oratorio.

Riguardo il ciclo pittorico del De Magistris, presente sempre al San Benedetto, avete notizie sullo stato conservativo dello stesso?

Per chi non lo conosce dirò che si tratta di un ciclo formidabile, di un pittore per anni dimenticato ed ora rivalutato in pieno, grazie all’insigne critico d’arte Pietro Zampetti. Proprio a Fabriano, Simone De Magistris realizza una delle sue massime opere. I Silvestrini, per il grande giubileo del 1600, incaricano il pittore di realizzare l’opera. In nove riquadri, intramezzati da dodici lesene sulle quali sono dipinti gli Apostoli, si narra la vita e i miracoli di San Silvestro Abate. Un ciclo di affreschi con straordinarie sovrapposizioni di colore di una impressionante “modernità”. In netto anticipo sui tempi, troviamo il paesaggio e gli scorci panoramici che divengono protagonisti del racconto. I riquadri narrano, con un gusto colto ma volutamente comprensibile, storie ed episodi che precedono di un secolo la pittura del settecento. Lo stato conservativo di questo capolavoro? I tre riquadri di sinistra sono già andati persi per le infiltrazioni di acqua dal tetto. Ora le infiltrazioni dal tetto sono state eliminate, ma il lento degrado mi sembra continui.

Si parla molto della valorizzazione dei nostri beni storico-artistici per incentivare anche un turismo culturale nel nostro territorio, attraverso eventi e manifestazioni dedicate. Fabriano sta cogliendo questa opportunità?

Secondo me un’opera d’arte deve essere salvaguardata senza se e senza ma, svincolando l’intervento da ogni possibile tornaconto. Parliamoci chiaro, una cosa sono gli occupati dell’industria, altra cosa i potenziali occupati del turismo. Non possiamo sostituire il turismo all’industria, tuttavia le due cose non sono affatto in contraddizione fra di loro. Anzi avere una città bella, tranquilla, un ambiente incontaminato, buoni servizi, strade decenti, sono il presupposto irrinunciabile a far sì che manager e imprenditori siamo invogliati a restare o a venire a Fabriano.

Come “Fabriano insolita e segreta”, possiamo anticipare qualche nuovo progetto che proporrete alla città?

A ben vedere è quasi incredibile come Fabriano abbia tanto da offrire e ci sia ancora “tanto da scoprire”. Eppure si sono perdute una quantità impressionante di opere, non solo per le spoliazioni napoleoniche tanto deprecate. Spesso le opere sono state semplicemente demolite, come le quattro porte cittadine. Oppure vendute, penso alla Francesca Romana di Orazio Gentileschi o alla Madonna con Gesù Bambino tra i Santi Nicola e Caterina di Gentile da Fabriano finita a Berlino. Nuovi progetti? Tanti, ma non posso anticipare niente. Perché togliere il piacere della sorpresa?

Gigliola Marinelli