FIOCCHI ROSA E AZZURRI SULLE VETRINE, IL GRAN GIORNO DEL CORTEO PER DIRE NO

di Marco Antonini

Fiocchi rosa e azzurri sistemati sulle vetrine per dire no alla chiusura del punto nascita di Fabriano. Lo hanno deciso i commercianti del centro storico della città che ieri hanno colorato i negozi. Un inno alla vita con la speranza che qualcosa, entro il 14 febbraio, ultimo giorno in cui è possibile ricoverarsi all’ospedale Profili per partorire nel reparto di Ostetricia, cambi con l’intervento della politica nazionale. A distanza di quasi quattro anni dall’ultima manifestazione, Fabriano torna in piazza. Su convocazione del Coordinamento in difesa della sala parto e del sindaco Santarelli, tutto l’entroterra è atteso questa mattina, sabato 9 febbraio, in città per urlare il proprio no a una scelta che penalizza non solo le gestanti, ma la vita stessa dell’interno comprensorio già destinato allo spopolamento per colpa della crisi economica, lavorativa e sismica. Alle 9 è previsto il ritrovo dei manifestanti davanti l’ingresso dell’ospedale Profili. Alle 10 il via al corteo che raggiungerà piazza del Comune attraversando piazzale Matteotti, Corso Cavour e via Miliani. Disposto un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine. Attese migliaia di persone non solo da Fabriano, ma anche da Matelica, Sassoferrato, Pergola.  Ieri sono scesi in campo anche i commercianti del centro storico. “La nostra associazione – dichiara Antonella Bartolini, la presidente – si schiera contro la chiusura del punto nascita e oggi scenderà in piazza, insieme a tutta la cittadinanza, per dire no”. Diverse le attività che hanno già annunciato che non apriranno per nulla questa mattina in segno di protesta.

La politica

Intanto la politica locale continua ad interrogarsi. “A quando il declassamento completo della struttura? – domanda Vinicio Arteconi, associazione Fabriano Progressista. – È indecorosa, vergognosa l’attuale querelle tra chi governa la Regione e chi governa il Comune, una dimostrazione di insensibilità, sorda alle vere istanze fabrianesi. Ceriscioli preferisce ascoltare le litanie che provengono dalla Direzione di Area Vasta 2 che descrive la sanità locale come il migliore dei mondi possibili, mentre avrebbe potuto e dovuto assicurare prioritariamente l’h24 con i pediatri. L’unica soluzione è la creazione di un’Area vasta montana”. Sul piede di guerra anche la Lega. “E’ bello vedere il nostro sindaco sul sentiero di guerra, finalmente, per un tema concreto e sensibile per la città. Perchè ora e non prima? – si chiede il direttivo Lega Nord. – E’ surreale vedere il Pd difendere il governatore Ceriscioli che in tema sanità ha massacrato Fabriano e tutta la zona montana. Il nuovo Piano Sanitario Regionale, infatti, prevede l’ospedale unico provinciale che decreterà la fine di quel poco che rimane del Profili”.

Cgil e Cisl

Cisl e Cgil Provinciali e di Fabriano sono molto preoccupate per la salute delle mamme e dei neonati del comprensorio deve essere il primo obiettivo dell’azione delle istituzioni locali e regionali. Il tema centrale non può essere il rimbalzo delle responsabilità, ma la praticabilità e la determinazione con cui si perseguono le soluzioni. Ferma restando la necessità di scelte immediate per evitare soluzioni di continuità nell’erogazione del servizio, riteniamo che occorra ragionare sulla necessità di sviluppare un sistema di servizi sanitari specifico per le prevedere una risposta completa di tutti i servizi sanitari per questi cittadini; anche attraverso accordi o convenzioni che vadano al di la dei territori o degli stessi confini regionali. Un progetto complessivo necessarie risorse economiche e di personale, restituendo slancio alle strutture sanitarie del Fabrianese che purtroppo non sono ancora uscite dalla fase emergenziale post sisma (con intere aree dell’ospedale Profili ancora inagibili). Non rassicura in questo senso l’approccio che questa amministrazione regionale ha avuto ed ha sul tema della sanità, senza avere una visione complessiva che permettesse di uscire da una logica ragionieristica. Altrettanto poco guerriglia politica dove il vero rischio è quello di perdere di vista il vero obiettivo di merito. Ora occorre mettere in campo un progetto nuovo per la sanità della montagna : senza il quale la prospettiva è di un progressivo impoverimento dei servizi sanitari di quei territori. Di certo nessun soggetto in campo può pensare di cavarsela senza affrontare il nodo di una presa di posizione del più autorevole dei protagonisti: il Ministero della Salute. Silenzi di comodo e travasi di responsabilità non sono la via per risolvere i problemi e ci auguriamo che ciascuno possa agire usando il massimo delle leve nelle proprie mani:come organizzazioni sindacali siamo pronti a dare il nostro contributo come parte della comunità e come operatori impegnati in prima linea: ma nessuno pensi di utilizzarci per finalità di parte!

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