LA SOPPRESSIONE DELLA SEDE DISTACCATA E IL GIUDICE DI PACE A RISCHIO

di Marco Antonini

La sede distaccata del tribunale di Ancona a Fabriano? Una questione nazionale che riguarda tutte quelle realtà italiane soppresse negli anni e non un caso isolato in quanto sede disagiata causa infrastrutture carenti. Non è facile riportare il Tribunale nella città della carta perchè ci sono ben 220 sedi disaccate che vorrebbero riaprire, in altrettante città, alcune in contesti peggiori del nostro. L’avvocato Enrico Carmenati ha combattuto molto per evitare, nel 2013, la soppressione del Tribunale. “Una sconfitta, per tutti, all’epoca – commenta – perchè in pochi hanno capito le reali conseguenze drammatiche di quella decisione che avrebbe tagliato tutte le sedi distaccate italiane. Oggi possiamo dire con certezza che questa è una questione politica da affrontare su scala nazionale. Il malfunzionamento della giustizia, in Italia, passa anche da qui: il taglio di queste sedi ha influito e non poco. A rimetterci non solo i cittadini, ma anche il personale in servizio nei tribunali e gli avvocati. Non è facile ottenere la riapertura nonostante la sede di Fabriano sia l’unica disagiata nelle Marche con strade difficili da percorrere sia d’estate che d’inverno”.

Diversi i legali che hanno preso posizione. “Sono certamente favorevole alla riapertura in città – dice l’avvocato Riccardo Ragni – in quanto il tribunale rappresenta un presidio di giustizia fondamentale per il nostro territorio ed un servizio essenziale per la cittadinanza, soprattutto alla luce della situazione di quasi isolamento nella quale versa Fabriano. L’impresa è ardua, poiché dovrebbe essere adottato un provvedimento legislativo ad hoc, il quale comporterebbe, inevitabilmente, la proposizione di tutta una serie di richieste da parte di tutte le città italiane private del loro tribunale”. In primo piano, quindi, torna anche la strada cantiere, la direttrice Ancona-Perugia, i cui lavori sono fermi da più di 6 mesi. L’avvocato Sergio Girolametti, infatti, auspica “il ritorno della sede distaccata perchè così si eviterebbero tanti disagi viste le condizioni della SS 76 tra Fabriano e Serra San Quirico. Bisogna, poi, fare tutto il possibile per evitare anche la chiusura dell’ufficio del Giudice di Pace”.

Recentemente, infatti, sono arrivate le decisioni dei consigli comunali di Sassoferrato e Genga di non rinnovare la convenzione per il mantenimento del Giudice di Pace per motivi economici. “Più che al Tribunale – dichiara il sindaco di Fabriano, Gabriele Santarelli – dobbiamo concentrarci per salvare il Giudice di Pace. Abbiamo trasferito a novembre le spese del 2018 alle quattro amministrazioni (la convenzione coinvolge anche Cerreto d’Esi e Serra San Quirico), e incontrato e ascoltato in una riunione apposita i Sindaci a cui abbiamo sottoposto un prospetto dei costi per il 2019». Una spesa insostenibile. Se nel 2017 costava 124mila euro, nel 2018 la spesa ha sfiorato i 170mila che diventeranno 180 quest’anno. Sassoferrato ha speso 5.500 euro in più, Cerreto d’Esi altri 3mila, Serra San Quirico 2.100 e Genga 1.300, e Fabriano, 24mila. Un aggravio spiegato dal ritorno nell’organico di uno dei tre dipendenti, quello “prestato” dall’Unione Montana con la qualifica “categoria D” e l’arrivo di un dipendente dal comune di Fabriano.

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