PARLA ROBERTO SORCI, IL SINDACO ‘PAST’

di Gigliola Marinelli

Protagonista indiscusso della vita politica cittadina, il sindaco “past” del Comune di Fabriano Roberto Sorci focalizza di nuovo l’attenzione su tematiche rilevanti per la città che in questi ultimi giorni hanno dato libero sfogo a congetture e commenti, anche sui social network. Lo abbiamo incontrato per fare il punto della situazione, attraverso la sua esperienza diretta di sindaco di Fabriano per dieci anni.

Roberto Sorci, dieci anni di mandato e di stretto rapporto con i cittadini che non si è interrotto con la chiusura del tuo percorso politico cittadino. Ti definiscono “il sindaco della piazza”, ti fa piacere?

Fa sempre piacere, perché vuol dire che le persone apprezzano il mio modo di rapportarmi con loro. Credo che la politica si debba fare in mezzo alla gente per comprenderne le esigenze. La cosa più pericolosa che può accadere ad un amministratore è non sentire l’humus della gente, nel bene e nel male, anche quando ti contestano. La contestazione, purchè civile, è importante altrimenti uno crede che tutto quello che fa sia giusto. L’intelligenza è saper correggere in corsa i propri errori.

Il “cambiamento”, tanto anelato da molti fabrianesi, si è realizzato con la vittoria del Movimento Cinque Stelle nelle ultime elezioni amministrative. A breve  scatterà il primo anno di amministrazione pentastellata, come valuti questi primi dodici mesi di insediamento? Questo “cambiamento” è tangibile?

Le promesse e i sogni le facciamo tutti, poi c’è la cruda realtà. Quando si amministra si deve tener conto delle esigenze di tutti e non solo di chi piace a chi governa una città. Le regole della pubblica amministrazione bisogna sempre rispettarle, perché in questa maniera si trasmettono tranquillità e sicurezza ai cittadini, impedendo anche di fare quello che qualcuno avrebbe “gradito” fare. Il giudizio? Per adesso è un giudizio sospeso. Quello che mi da fastidio è che gli attuali amministratori guardano troppo a ciò che è stato fatto in passato da chi li ha preceduti, invece di concentrarsi su ciò che oggi devono fare per dimostrare di essere migliori. Questo atteggiamento non porta vantaggio a nessuno e così facendo si perde tempo prezioso. Rimproverai lo stesso atteggiamento al mio successore Giancarlo Sagramola, troppo occupato anch’egli a “smontare”ciò che era stato fatto in passato, perdendo d’occhio il futuro. Lo stesso imputo al nuovo sindaco, attualmente in carica.

Sei entrato a gamba tesa sull’argomento parcheggi a pagamento di Fabriano, definendo le esternazioni dei consiglieri pentastellati nel loro giornalino addirittura una “fake news”. Cosa ti ha indispettito, tanto da pubblicare una cronistoria dettagliata dei parcheggi a pagamento fabrianesi?

Mi ha indispettito perché hanno giocato sugli equivoci, senza dare “supporto” all’equivoco. E’ troppo facile e non va bene nei confronti della verità delle cose. Si da una falsa immagine di una situazione, senza alcun nesso logico. In questo caso le vere responsabilità sono dei dirigenti, che devono rispondere dell’efficienza di un servizio. C’e stato un errore storico (dal punto di vista amministrativo), perché quel servizio era nato con un’altra logica che era da servizio “sociale”, non economico, anche se rimane comunque un servizio a domanda individuale. Ci vuole un minimo di buonsenso ed onestà intellettuale.  I fatti vanno cristallizzati nei tempi in cui sono avvenuti, quindi è facile criticare oggi una decisione presa in altri momenti, con situazioni e necessità per la città completamente diverse. E questo vale per tante altre situazioni.

Il dramma della disoccupazione e della crisi del distretto industriale renderanno amara, anche quest’anno, la giornata del primo maggio a molti concittadini e alle loro famiglie. L’acquisizione di alcuni colossi industriali fabrianesi da parte delle multinazionali ha destabilizzato sicuramente il territorio. E’realmente “finito tutto”? Che fine faranno i “metalmezzadri” senza metallo?

La situazione non è semplice perchè è cambiato tutto. Guardando indietro penso a 10 anni fa, nessuno avrebbe mai immaginato una velocità di cambiamento come questo. E inutile che tutti fanno i grandi filosofi e scienziati. La globalizzazione e la crisi americana del 2008 hanno preso in contropiede tutti e Fabriano, che è l’esasperazione dei problemi italiani, quale forte manifatturiero, infrastrutture quasi zero(anche se con la Quadrilatero stiamo recuperando) e forte internazionalizzazione, non poteva non subirne gli effetti. Che fare oggi? Noi abbiamo ancora grandi potenzialità, ma il fattore tempo è determinante. Dobbiamo trovare dei sistemi che consentano di convertire il convertibile e di ampliarci verso altre iniziative imprenditoriali. L’obiettivo è aumentare la democrazia del lavoro, saper fare anche altre cose, rispetto a quelle che già oggi sappiamo fare bene, poiché una cosa non esclude l’altra. Quindi rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare.

Credi veramente in una conversione di Fabriano da città industrializzata a città fiorente turisticamente? Per citare un claim del programma pentastellato, con la cultura Fabriano mangia?

Cerchiamo di stare con i piedi per terra. La cultura, il turismo, le attività turistiche –culturali sono bellissime ma poi, quante persone riescono ad impiegare? E’ giusto investire nell’accoglienza e nella valorizzazione del dei beni culturali anche perché si è modificato completamente il sistema del turismo. Bisogna avere strutture al passo con i tempi. Le opere d’arte che trovi a Fabriano le trovi anche in altre parti d’Italia. Ma in altri luoghi del Paese è differente la mentalità turistica. La vera riflessione è saper individuare un grande  piano di trasformazione incentrato sull’accoglienza e dare fantasia all’offerta.

Come valuti questo rinnovato interesse per l’Appennino? Nel corso dei tuoi due mandati era stato giustamente considerato per la sua reale potenzialità di sviluppo?

Il progetto Appennino risale a 15- 20 anni fa. Non dimentichiamo che siamo stati impegnati per dieci anni con la ricostruzione post-sisma. Sfido chiunque a confrontarla con quella de L’Aquila e di adesso. Quindi abbiamo avuto dei ritardi, il progetto non è nato oggi ma a suo tempo. Ora possono raccogliere i frutti delle attività già svolte in precedenza.

L’acquisizione del Gruppo Fedrigoni da parte della Bain Capital Private Equity apre un nuovo scenario anche nel settore carta. In molti puntano l’attenzione sul destino di Istocarta, dell’archivio storico delle Cartiere Miliani e della sua tutela. Ti preoccupa tutta questa manifestazione di interesse?

Non sono mai preoccupato dagli interessi legittimi, mi sembra un po’ eccessiva l’enfasi. Ma l’entusiasmo è sempre ben accetto. Il patrimonio  è comunque soggetto a tutela da parte degli organi dello Stato, pur essendo privato, grazie al codice ex Urbani. Pertanto “godiamo” di questo patrimonio, contribuendo  a valorizzarlo, ma con serenità.

A Pasquetta abbiamo assistito alla celebrazione del “Salame di Fabriano”, eccellenza della cultura gastronomica della Conca cittadina. Riguardo il riconoscimento o meno della D.O.P. del” Salame di Fabriano”, i produttori sono piuttosto divisi. Ti sei fatto anche per questo argomento una tua opinione? Si troverà una quadra?

Facciamo una premessa a questa domanda: credo di essere stato il primo artefice della creazione del marchio del salame di Fabriano a livello comunale, visto che ero sindaco all’epoca. L’idea nacque durante un consiglio comunale. Mi chiamò da Londra Andrea Guerra, allora AD di Indesit, domandandomi cosa fosse il salame di Fabriano. Gli spiegai che era il salame lardellato e lui mi rispose: “Ma è quello che vado a prendere sempre da Tritelli?” Chiusa la telefonata chiesi all’amico Leandro Mariani, l’assessore al commercio dell’epoca, di mettere a disposizione la sua esperienza professionale e le sue capacità di politico, al fine di creare un consorzio, unendo i produttori sotto lo stesso marchio per valorizzarlo. E così avvenne. Il grande giornalista Respelli venne in persona alla presentazione del salame di Fabriano. Molti ricordano la mia partecipazione a Fabriano alla seguitissima trasmissione televisiva Ambiente Italia di RAI 3, spiegando agli italiani cosa fosse il salame di Fabriano. Riguardo la D.O.P. si scontrano due filosofie. Io sono per la D.O.P. perché  credo che si possa continuare a salvaguardare il prodotto storico creando, nel contempo, economia e lavoro. L’altra è quella seguita da chi fa riferimento alle filosofie di Slow Food, che vorrebbe mantenere la specificità, prodotta in piccola quantità. Bisognerebbe coniugare le due esigenze. Da un lato il salame storico, più di nicchia e con valore di mercato maggiore, in base a delle regole del disciplinare ben precise. Dall’altro il salame classico di Fabriano D.O.P., con prezzo più basso, mantenendo comunque alta la qualità e permettendo di sviluppare più attività economiche e maggior diffusione e conoscenza del marchio. Quindi le guerre ideologiche non servono a nessuno.

Tornerà a fare politica attiva Roberto Sorci?

Non ho mai smesso…….

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