NUOVI POVERI, CARITAS IN PRIMA LINEA

“C’è un’emergenza in Italia cui bisogna dare la massima attenzione, l’aumento dei poveri”: è quanto ha sottolineato più volte il cardinale Gualtiero Bassetti sul Settimanale dell’Osservatore romano in occasione dell’ultimo rapporto Istat sulla povertà in Italia. Per l’arcivescovo di Perugia la situazione “più inquietante e più preoccupante” è il rischio di una “strisciante e subdola guerra tra poveri. Una sorta di perverso conflitto sociale tra chi occupa l’ultimo posto della società e tra chi ne sta addirittura fuori”. Bassetti ha ricordato che “secondo l’ultima pubblicazione dell’Istat sono più di otto milioni” i poveri. “E di questi – aggiunge -, ben quattro milioni e mezzo vivono in condizioni di indigenza assoluta. Queste cifre già di per sé drammatiche, tuttavia, non ci dicono tutto. Accanto a questi numeri preoccupanti bisogna aggiungere, infatti, le nuove forme di esclusione sociale che le statistiche non ci restituiscono appieno”.

Qui Fabriano, la parrocchia della Misericordia

La parrocchia più grande della città apre le porte alla Caritas. Un punto d’ascolto all’interno del luogo di culto per venire incontro alle necessità dei bisognosi. La chiesa parrocchiale della Misericordia, in piazza Rosselli, dopo un anno di studio, apre uno sportello, grazie al contributo di 15 volontari formati. “Molte famiglie chiedono aiuto – spiega il parroco, don Umberto Rotili – e non possiamo tirarci indietro”. Non una semplice distribuzione del cibo, ma un lavoro dettagliato in sinergia con la Caritas Diocesana. “Vogliamo accompagnare le famiglie – riferisce il sacerdote – educare alla spesa intelligente, al riciclo. Un’attività educativa per sensibilizzare la popolazione alle nuove povertà come solitudine e gioco d’azzardo”. Lo sportello (FOTO) è aperto in chiesa tutti i martedì dalle 10 alle 12 e tutti i venerdì dalle 15 alle 17. Nei prossimi mesi verrà attivato anche un punto di ascolto psicologico con l’ausilio di medici e la consegna a domicilio di alimenti e medicinali. Il parroco ricorda che verranno accettate donazioni di cibo, ma non di vestiario il cui punto di riferimento resta presso la sede diocesana di via Berti.

La Caritas Diocesana

Più di quattromila persone residenti in Diocesi al centro di ascolto della Caritas nel 2016; solo 1.500 vivono a Fabriano. Senza considerare tutti quelli che entrano in sede in cerca di lavoro. E’ il bilancio effettuato da don Marco Strona, direttore della Caritas, subentrato nei mesi scorsi, dopo quasi 20 anni, allo storico direttore Edmondo Ercolani. Don Marco, 33 anni, è a lavoro per conoscere uno degli sportelli più delicati degli ultimi tempi. Con lui don Ruben Bisognin che ricopre l’incarico di assistente spirituale. “I sacerdoti sono tornati in Caritas – ha detto il direttore – in un periodo di crisi economica e occupazionale senza precedenti”. L’obiettivo del nuovo vertice dell’organismo pastorale della diocesi di Fabriano-Matelica è quello di coinvolgere tanti giovani nel servizio di volontariato, ascoltare le persone che hanno sempre più difficoltà, creare rete con le altre strutture sociali del territorio e creare spazi per l’integrazione. “Il lavoro più gravoso – ha detto don Marco – sarà quello di potenziare il centro di ascolto per discernere le nuove povertà e alternare questa missione alla distribuzione degli indumenti”. Insieme a San Vincenzo de Paoli, Market Sociale e Avulss, Caritas sta svolgendo un’opera importante per evitare la frammentazione della società sempre più spaventata e disorientata. In attesa della nuova sede in centro storico, don Marco ha tracciato la linea di lavoro. “Solo nel 2016 più di 4.000 persone provenienti dai comuni di Fabriano, Sassoferrato, Cerreto d’Esi, Genga e Matelica sono state al centro di ascolto. 1.500 sono di Fabriano. Tantissime persone, quasi quotidianamente, poi, vengono qui per chiedere lavoro. Caritas, però, non si occupa di questo aspetto”. Nella città con 5mila disoccupati, spaventa il futuro. “E’ difficile – ha detto una volontaria – guardare impotenti alla disperazione di tante persone che non sanno arrivare alla fine del mese. Qui trovano un sorriso, una parola amica e un sostegno”.

Marco Antonini

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