TRENI VELOCI MARCHE, 350 MILIONI PER TAGLIARE MEZZ’ORA

Il tallone d’Achille delle Marche è ben noto ed ha un nome: trasporto pubblico locale. Che sia su ferro o su gomma poco cambia, perché il territorio subisce ormai da anni un’ingiustizia palese che nessuno dei governi regionali è riuscito ad arginare. La voce delle Marche sembra essere troppo flebile per farsi sentire fino a Roma ed i cittadini pagano lo scotto di questo scarso peso politico. In consiglio regionale, è stata approvata una mozione trasversale proprio per impegnare la giunta a fare di tutto per correggere il tiro del ripartimento del Fondo nazionale per il Tpl, che da tempo immemore vede le Marche all’ultimo posto della classifica in quanto a risorse ricevute.

Necessità diventata ancora più stringente in seguito agli eventi sismici che hanno scosso la regione, facendo emergere ulteriori bisogni. Anche per questo, la mozione chiede la costituzione di un fondo perequativo a favore delle Marche. Il presidente della giunta, Luca Ceriscioli, intervenuto in conclusione del dibattito, ha proposto di inviare un documento unitario alle altre Regioni, affinché si apra un dibattito e si renda possibile un riequilibrio generale nella suddivisione dei fondi. «La dialettica non è tra Regione e Governo centrale ha affermato ma tra le Regioni. Chi si oppone al riequilibrio sono le altre Regioni, non il Governo». Sta di fatto, però, che è il Governo che, sulla base dello storico, distribuisce le risorse alle regioni tramite il Fondo nazionale, ed è proprio qui il paradosso: le Marche prendono meno delle altre regioni perché non hanno mai avuto bisogno di ingenti iniezioni di denaro dallo Stato a sostegno del trasporto pubblico e oggi pagano lo scotto dell’essere state virtuose.

La situazione
Un paradosso, appunto, che rischia di scadere nel grottesco: dalla mozione emerge che, nel 2016, le Marche hanno subito un’ulteriore decurtazione della somma di circa 3,2 milioni di euro a causa del mancato raggiungimento dell’obiettivo di incremento del 2,5% del numero di passeggeri nel 2014; una penale che potrebbe ripetersi, dato che la regione ha mancato l’obiettivo anche nel 2015. Attualmente, i trasferimenti del Fondo Nazionale alle Marche sono di 105 milioni di euro che «non garantiscono il pagamento delle spese attuali, né la copertura finanziaria dei contratti in essere (pari a circa 119,60 milioni di euro per il 2017)», si legge nella mozione. Le Marche risultano all’ultimo posto nella graduatoria in quanto destinatarie di soli 68 euro per abitante, a fronte di una media nazionale di 95,7.

L’Adriatica
Dalla risposta ad un’interrogazione del socialista Boris Rapa arriva invece qualche buona notizia per il trasporto su ferro. L’assessore Sciapichetti ha fatto sapere che, tra i lavori previsti nell’ambito del Contratto di Programma che Rfi stipula con lo Stato, c’è anche la velocizzazione della linea Adriatica lungo la tratta Bologna, Ancona, Pescara, Foggia, con un investimento di 350 milioni di euro e l’attivazione nel 2018. Tra i benefici, la riduzione dei tempi di percorrenza per i treni, precisamente di 10 minuti tra Bologna ed Ancona e 30 minuti tra Ancona e Bari. Altro lavoro inserito nel Contratto, riferisce il Corriere Adriatico, è la variante di Falconara e stazione di Jesi per 240 milioni di euro, con ultimazione nel 2019. I benefici, riguardano i treni merci a Jesi, con recupero di circa 30 minuti.

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