MELANIA TOZZI E L’ARTE DELLA CANAPA CRUDA
Risale a circa 2000 anni fa il primo utilizzo nella storia delle fibre di canapa come fonte di polpa di cellulosa destinata alla produzione di carta. Oggi questo antico materiale torna alla ribalta per le molteplicità di utilizzo, non solo per la fabbricazione di carta, ma anche ad uso alimentare, in bio-edilizia, bio-plastica, bio-carburanti e nel settore tessile con importanti benefici per la salubrità dell’ambiente. La filiera della canapa non produce rifiuti realmente inquinanti, non causa danni ecologici ed apporta un miglioramento nell’ambiante in cui viene coltivata attivando un processo di fitobonifica che contribuisce ad una maggiore fertilità del suolo e del terreno. Pertanto un modello di sviluppo ecosostenibile da prendere seriamente in considerazione. Oggi pomeriggio ne abbiamo parlato con Melania Tozzi che già dal 2014 ha riscoperto la canapa ed ha avviato a Fabriano un laboratorio artigianale di produzione di manufatti in canapa.
Melania, come nascono questa tua passione per la canapa e l’idea di trasformare la stessa come una possibilità di sbocco professionale?
Il mio progetto prende vita dopo un periodo di crisi professionale e di conseguenza esistenziale che ha messo in discussione alcuni punti cardini su cui avevo basato la mia vita finora. Seguendo le mie passioni ho percorso parallelamente due strade, una formativa e l’altra sperimentale, che mi hanno portato a conoscere meglio la natura, il territorio e la tradizione ed essendo la canapa una delle prime piante domestiche, ampliamente coltivata ed usata anche nel nostro territorio fino al secondo dopoguerra, mi sono da subito entusiasmata. Partendo da un prodotto che ha fatto la storia, ho preso spunto dalla tecnica orientale di lavorazione delle fibre di canapa, ho aggiunto le mie doti artistiche, manuali e inventive ed ho avviato il laboratorio artigianale di carta di canapa artistica realizzando un prodotto originale e innovativo. Ora il mio laboratorio inizia a vedere i primi risultati, ma il progetto è molto più ampio e spero di riuscire a realizzarlo con i tempi e i metodi giusti.
Cosa realizzi con la canapa nel tuo laboratorio artigianale?
Con dei macchinari progettati ad hoc, costruiti artigianalmente o riadattati, trasformo la materia prima in un impasto destinato alla produzione dei fogli. Utilizzo le bacchette (gambi) di canapa, che i coltivatori scartano dopo aver ricavato le cime o il seme utilizzati negli altri settori della filiera. Usando tutta la bacchetta o il solo tiglio (ovvero la parte esterna dei gambi, più tenera e fibrosa) realizzo diverse tipologie di fogli destinati a diversi usi, decorativi e artistici, senza usare sbiancanti, additivi chimici o collanti se non di origine vegetale così da avere un prodotto 100% naturale ed ecosostenibile. In alcuni casi aggiungo nell’impasto semi, fiori, spezie, estratti di radici e altri pigmenti vegetali per dare un aspetto ancora più unico e personalizzato sempre completamente naturale. Lavoro in completa collaborazione con il cliente proponendo e spesso realizzando insieme il prodotto finito totalmente concepito per l’uso finale. I prodotti finiti sono fogli, diari ed oggetti personalizzati, etichette decorative, confezioni e componenti per prodotti artigianali di eccellenza e di design, supporti per usi artistici come dipinti, sculture.. I miei fogli diventano oggetti plurisensoriali, non si limitano ad essere semplici superfici belle alla vista ma stimolano anche il senso del tatto e dell’olfatto.
La canapa, un materiale molto antico, ma che oggi si sta riscoprendo come valida alternativa dai molteplici utilizzi. Cosa ne pensi?
Anticamente veniva chiamato “il maiale vegetale” proprio perché non si scartava nulla. Una coltivazione di canapa garantiva il sostentamento della famiglia, dal seme si ricavavano scorte alimentari per l’uomo e gli animali con alto valore nutrizionale, dalla fibra si ricavavano funi, filati per sacchi, tele e abiti. Il terreno si arricchiva e permetteva la rotazione delle coltivazioni. Questa grande risorsa, pian piano andata in disuso, si sta riscoprendo solo ora grazie ad una maggiore sensibilità nei confronti della natura e nel benessere dell’uomo. Ad oggi la canapa viene utilizzata anche nel campo edilizio, inoltre potrebbe sostituire in tutto e per tutto il petrolio. Di conseguenza innumerevoli sono i settori in cui la canapa potrebbe essere utilizzata apportando solo benefici e migliorie compresa la creazione di nuove figure lavorative come già accade in alcuni paesi europei come Francia, Germania e Spagna. Non sono ancora riuscita a trovare una valida motivazione per cui la canapa non dovrebbe essere coltivata e cerco di divulgare questo messaggio attraverso la mia attività e durante i laboratori didattici che tengo con adulti e bambini anche all’interno delle scuole.
Una scelta coraggiosa quella di investire nel settore artigianale in un momento di così difficile congiuntura economica ed occupazionale. Quali difficoltà hai riscontrato e quali necessità sarebbero da portare alla luce per migliorare la condizione di voi artigiani in questo settore particolare?
In un periodo come questo in cui il grande mercato dell’est ci sta scavalcando con la sua produzione industriale a basso costo con la quale non potremmo mai competere, ho ritenuto necessario puntare sulla qualità e sulla diversificazione del prodotto. Il made in Italy è molto apprezzato e valorizzato in tutto il resto del mondo, noi italiani abbiamo molte pecche ma siamo bravi artigiani e abbiamo doti artistiche. Fabriano è la culla della carta e la sua produzione artigianale è un mestiere che rischia di scomparire come molti altri ad essa correlati. Basti pensare alla filigrana, altro orgoglio della nostra città ma anche la ceramica, la lavorazione delle pelli e dei metalli. Un appoggio maggiore da parte delle istituzioni locali non guasterebbe, è importante sostenere l’artigianato locale, giovane e innovativo, per dare carattere e valore al territorio. Credo fermamente che dovremmo rivalutare le nostre tradizioni e il nostro territorio che ha molte potenzialità e che potrebbe offrire numerose possibilità lavorative. Il progetto nasce proprio da questa forte convinzione e dalla grande passione per la natura,molti sono stati gli apprezzamenti ed ho avuto fin da subito un largo seguito, come molte le richieste di partecipazioni e dimostrazioni agli eventi sensibili all’ecosostenibilità e legati alla filiera. La filiera della canapa è in via di sviluppo anche se c’è ancora molta strada da fare soprattutto per quanto concerne la trasformazione della fibra destinata alla produzione della carta. Le mie più grandi difficoltà sono infatti legate all’approvvigionamento della materia prima, c’è un continuo lavoro e studio, insieme ai vari coltivatori e associazioni con cui collaboro da tempo, per cercare di ottenere una fibra di qualità da destinare alla carta. A tal proposito dal 2016 ho anche avviato una piccola coltivazione per avere anche un primo riscontro personale. La fibra ottenuta è infatti soggetta a numerose variabili, qualità della fibra, modalità della semina, tempo di maturazione, periodo e metodi di raccolta e di essiccazione. Di conseguenza il prodotto finito può essere completamente differente essendo 100%naturale.
Riesci da sola a gestire la produzione ed il marketing?
Come ogni piccola start-up artigianale non sempre riesco a gestire al meglio produzione, contatti, marketing ed eventi e spesso sento la mancanza di un supporto tecnico nella consulenza e strategia aziendale. Credo inoltre possa risultare proficuo creare una rete unita di artigiani di tutti i settori, ma in particolar modo nel settore della carta, per dare la possibilità a tutti di creare un proprio circuito condiviso, instaurare collaborazioni interessanti,pur mantenendo la propria individualità e personalità, che contraddistinguono il lavoro artigianale. Sono in ogni caso soddisfatta dei risultati raggiunti finora e per essere riuscita a realizzare la prima parte del progetto senza togliere troppo tempo ed energie destinati alla mia famiglia, che comunque rimane un altro aspetto difficile da gestire per tutte le mamme che lavorano.
Gigliola Marinelli

