“SCONFINIAMO ANCHE NEI METODI DELLA CONOSCENZA” di Jacopo Del Pio

Presupposto dell’iniziativa “Sconfiniamo”: è importante smettere di vedere i migranti come stranieri (come se esserlo sia un qualcosa che non vada bene) e che la conoscenza sia il mezzo più immediato ed efficace che porta alla coesistenza, a vivere meglio insieme senza barriere mentali. Le barriere mentali, sono causate dai pregiudizi. Questi si chiamano cosi, proprio perché riguardano un giudizio che precede l’effettiva conoscenza. Ma essi non sono solo negativi. Possono anche essere positivi (ritenere la cosa buona, senza avere gli elementi per farlo). In ogni caso sono privi di fondamento, perché privi di conoscenza. Proprio la conoscenza, specialmente quella diretta e personale, risulta si il mezzo più veloce per conoscere, ma non è affatto scontato che essa porti ad accettare e vedere positivamente. Quindi con tutte le conseguenze che ne derivano. L’assenza di pregiudizi quindi, è fondamentale, perchè rappresenta il presupposto per valutare senza l’influenza di convinzioni personali le quali modificherebbero, inevitabilmente, la percezione della cosa.  Quando ci accingiamo a conoscere qualcosa, dovremmo attingere anche da fonti che sono lontane dalla nostra visione o dalla prima fonte a cui abbiamo appreso. A volte sono proprio le informazioni provenienti da fonti che mai avremmo considerato (per superficialità o pregiudizio) a permetterci di avere un quadro più preciso e completo di quello che è la realtà che stiamo studiando. Spesso si tende a guardare la cosa solo da un punto di vista, eliminando gli altri, in quanto ritenuti errati. Per una conoscenza profonda, occorre anche confrontare i dati e saper distinguere nel rapporto causa-affetto, quale sia la causa e quale la conseguenza. Perché spesso le cose vengono invertite, con tutto quello che ne consegue sulla nostra visione della cosa.

La differenza tra conoscenza approfondita e pregiudizio, sta nel fatto che la prima, permette di prendere posizione in modo fondato. Basandosi su cose concrete, oggettive, essa rafforza o scardina le convinzioni che si sorreggevano su conoscenze superficiali o errate. Chi può dire che conoscere, implichi automaticamente l’accettazione e l’integrazione? Già il descrivere la realtà in quest’unica ottica (come se non fosse possibile averne altre), palesa una mancata apertura mentale, perché implica che diversamente, non sia possibile. Non potrebbe, invece, portare al risultato opposto? Come si fa ad essere sicuri che la conoscenza porti ai risultati voluti dagli organi che han partecipato a questa iniziativa? Il “bombardamento mediatico” (detta cosi sembra quasi che sia fatto apposta, da parte dei media, dare certe notizie) si dice non aiuta lo scopo dell’iniziativa: se determinati fatti accadono e vedono protagonisti in negativo certi soggetti, la colpa è dei media che ce lo raccontano? Se certe statistiche parlano in modo chiaro, si deve solo avere l’onestà di prenderne atto e non far finta di niente. Spesso poi, le azioni di alcuni, si riflettono inevitabilmente su tutti gli appartenenti alla categoria. Pensate a noi italiani che siamo visti come dei mafiosi all’estero, a causa delle gesta di alcuni nostri connazionali, anche a distanza di decenni. Mettiamoci pure il fatto che l’italiano si è fatto conoscere anche per poter fare il furbo o lasciarsi corrompere… ed ecco le etichette che creano i pregiudizi. Ma come dar torto a chi ci etichetta cosi, pur non essendo noi tali? Infine: mai mettere l’eccezione sullo stesso piano della regola. Sia chiaro: aprirsi al prossimo, soprattutto a chi ha bisogno d’aiuto, è un dovere sacrosanto di chiunque si reputi una persona sensibile e altruista. Ma proprio perché poi ci si ritrova a convivere e condividere certi aspetti della vita quotidiana, è logico e giusto che il venirsi incontro debba essere reciproco. E questo avviene appunto con la conoscenza dell’altro in modo bilaterale. Quindi chi arriva, provenendo da culture profondamente diverse dalla nostra e avendo valori, a volte inconciliabili, deve fare uno sforzo maggiore proprio perché è lui che si ritrova in un’altra realtà. Realtà che, con tutti i suoi difetti, gli ha dato una seconda chances. Chi arriva ha l’occasione d’oro inoltre, di abbattere i pregiudizi verso di lui, mettendo in pratica atteggiamenti che si conciliano o che facciano il bene della società. Attuando comportamenti che lo rivalutino in positivo e lo facciano ben volere. Ed ecco allora che avremo in concreto quella integrazione di cui tutti avremmo bisogno, e non solo una semplice convivenza che non serve a nessuno (forse). Speriamo proprio di liberarci oltre che dai pregiudizi e dalle barriere mentali, anche da altri fardelli come il buonismo, l’ipocrisia o il politicamente corretto, che sono altrettanto deleteri nella percezione delle cose.