MI FIDO DI TE – di Laura Trappetti

Nel 1516 Tommaso Moro scrive un libello dal titolo “Utopia”. Si tratta di un’isola, un luogo non-luogo, come il termine suggerisce, dove l’organizzazione sociale è improntata al senso comunitario: nessuna proprietà privata, beni condivisi, niente mercato, convivenza pacifica. Nella prima parte l’autore racconta l’aneddoto delle pecore che brucano in prati immensi dove invece potrebbero lavorare decine di contadini, costretti dalla disoccupazione a darsi alla delinquenza. Utopia è la risposta ideale alle contraddizioni e ai mali dell’Inghilterra del XV secolo, ma a pensarci bene è lo stesso malessere che viviamo anche oggi nelle nostre comunità. Quante sono le “praterie” da cui potremmo trarre sussistenza e che invece restano incolte in nome di logiche mercantili al di sopra di noi? Quanta energia, talento, voglia di fare restano inutilizzate? Quanta marginalità creiamo nelle nostre società? Se la risposta a tutto questo non può essere l’Utopia di Tommaso Moro, almeno potremmo immaginare dei modi di vita diversi, più umani e sostenibili. Non voglio qui ragionare di massimi sistemi, ma esaminare la vita di tutti i giorni. La crisi economica e quella si sa, ma non solo. La crisi ha investito i rapporti umani, specialmente laddove il senso di comunità finora non si è basato sulla partecipazione civile, ma sul lavoro, sul rapporto uomo-azienda oramai del tutto o quasi venuto meno. Il mondo del lavoro nel nostro modello di sviluppo si incentra sulla competizione fra imprese e fra persone, si nutre di individualismo, di difesa degli interessi personali. Questo resta ma il contesto è cambiato. C’è bisogno di un grande sforzo di fiducia, di superare la diffidenza che ci portiamo sul groppone e di collaborare. Fatalmente ogni volta che si cerca di promuovere l’incontro, c’è sempre qualcuno che si mette di traverso, senza capire che il torto lo fa a se stesso, prima che agli altri. Per una come me tutto ciò è sfidante: come sarebbe mettere insieme associazioni e singoli intorno a un progetto di solidarietà? Non potrebbe essere che facendo del bene agli altri facciamo pure del bene a noi stessi e la smettiamo di guardarci storto? Incredibilmente a Fabriano ci stiamo provando. Riusciremo? Cambiando testa, forse sì.

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