MEMENTO – di Laura Trappetti

In questi giorni di pioggia abbondante ho avuto emozioni contrastanti: la certezza dell’epilogo dell’estate e con essa il vago rimpianto per tutte le cose che, anche quest’anno, avrei voluto fare con il tempo buono e non ho fatto. Sono stata anche contenta al pensiero che la pioggia rimpingua le riserve d’acqua della terra e con la tendenza verso climi sempre più torridi, si apprezza pure questo. Poi infine molto ho pensato al freddo, al disagio, di chi in questo momento non ha più una casa. Sì, stranamente penso ancora al terremoto di un mese fa e mi sento emotivamente vicina a tutti coloro che hanno perso tutto, le cose materiali ed anche i propri cari. Perché scrivo stranamente? Perché dopo le interminabili dirette televisive, l’ansia anche per se stesso di ognuno di noi, le disquisizioni geologiche pubblicate ovunque e da chiunque, ormai il terremoto è precipitato nella topten delle news. Lo sappiamo tutti come funziona: si rincorre il clamore e gli eventi si susseguono rapidissimi in un bombardamento incessante che non ci permette di fermarci su niente, di sentire fino in fondo, di riflettere. Avviene uno sdoppiamento quasi schizofrenico, da un lato i fatti raccontati che durano lo spazio di un secondo, caricati di emotività fittizia perché fugace, perché superficiale e dall’altro il perdurare nel tempo del fatto per chi lo vive, per chi ci rimane sotto. Non è semplice in questo modo trarre qualcosa da quanto ci succede intorno, trasformarlo nella coltivazione di un’idea, di un sentimento, di qualcosa che lasci un segno e produca un cambiamento, ma possiamo tentare. Allora immaginiamo in questo momento, non solo cosa voglia dire dormire in una tenda, indossare abiti che non hai scelto, dipendere da altri per tutto, chiudere gli occhi e rivedere sempre le stesse immagini, rivivere gli stessi momenti, ma anche a quanto tempo ci vuole a superare un lutto. Un mese non è niente. Un mese che non puoi consolarti neanche guardando delle foto, accarezzando un abito, annusando gli odori che erano casa, famiglia, calore. Per qualcuno tutto è sepolto, non solo i morti. Allora in questi giorni la pioggia, i primi freddi serali, rinuncio all’ultimora, penso a queste persone, certa che non mi sto perdendo niente.

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